domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nuova tegola per il Pd. Soru condannato a tre anni
Pubblicato il 05-05-2016


soru

La giustizia rimane al centro delle cronache politiche di questi giorni. Oggi è la volta della condanna di Renato Soru, il patron di Tiscali, ex governatore della Sardegna, europarlamentare  e segretario regionale del Pd, condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale. Contemporaneamente scoppia il caso caso Morosini: il consigliere del Csm che in una intervista a “Il Foglio”, poi smentita, dice la sua su riforme e giustizia.

La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Cagliari Sandra Lepore. Il pm Andrea Massidda aveva sollecitato una condanna a quattro. L’accusa è di una evasione di 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali. Soru si è subito dimesso da segretario regionale del Partito democratico. Una sentenza che ha definito “ingiusta. Non me l’aspettavo, mi aspettavo di essere assolto”, ha commentato Soru appena uscito dall’aula del tribunale di Cagliari. “È un momento molto grave della mia vita. Adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo”.

Altro tema di scontro è il caso Morosini, scoppiato a seguito di una intervista a “Il Foglio” che il consigliere del Csm, Piergiorgio Morosini, smentisce di aver rilasciato nei termini riportati dal giornale ma sulla quale si concentra l’attenzione del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del vice presidente del Csm Giovanni Legnini. “Si è trattato solo di un colloquio informale, presso la sede del CSM, in merito ad un’inchiesta che la giornalista sta facendo su Magistratura democratica” ha detto il consigliere del Csm Morosini, che sostiene:”mi sono state attribuite delle affermazioni che non ho mai fatto e dalle quali prendo con nettezza le distanze”. Ma cosa ha scritto “il Foglio”? Il quotidiano intitola l’intervista: ‘Renzi va fermato’, parole che Morosni nega di aver mai affermato. Secondo il Foglio, il consigliere parlando del referendum sulla riforma costituzionale, che vede la sua corrente schierata per il “no” avrebbe detto: “Se passa la riforma costituzionale abbinata all’Italicum il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte allineati con il pensiero repubblicano su diritti civili, economia… uno scenario preoccupante”.

Il ministro della Giustizia Orlando ha chiesto al vice presidente del Csm Legnini “un incontro formale per un chiarimento” sulla vicenda. “Se alcune di quelle parole risultassero in qualche modo confermate – dice Orlando – sarebbero in aperto contrasto con lo spirito di leale collaborazione che fino a qui ha ispirato i rapporti tra Governo e Csm”. Parole anche sono arrivate dalla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura: “Sono inaccettabili gli attacchi a esponenti di governo e parlamento. Noi pretendiamo rispetto per le nostre funzioni, ma per farlo dobbiamo prima di tutto assicurare rispetto ai rappresentanti dei poteri dello Stato” ha detto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, nel corso di un dibattito al plenum del Csm, prendendo tuttavia atto della smentita del consigliere Piergiorgio Morosini.

Morosini ha poi aggiunto che tutta “la vicenda mi ferisce perché mi sono state attribuite frasi incomplete, parole che non ho detto e che travisano un colloquio informale, che era partito con la premessa da parte mia che non si trattava di dichiarazioni pubbliche”. Morosini ha ribadito di non aver mai detto in particolare che “Renzi va fermato” come sostiene il titolo: “non sono legittimato a farlo, non penso nemmeno di poter proferire una frase di questa natura perché non spetta a me”.

Redazione Avanti!

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