sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pannella, l’eretico disarmato contro tutti i conformismi
Pubblicato il 23-05-2016


Per ricordare una figura straordinaria, di un uomo e di un politico come Marco Pannella, forse più di tanti panegirici, in molti casi carichi di ipocrisia come quelli di chi in vita armato di furore ideologico o religioso lo combatté aspramente o come di chi gli negò il laticlavio a vita, sono le parole di una bella canzone di Francesco De Gregori, “Il signor Hood” nell’album “Rimmel” del 1975, a rendergli l’omaggio più bello: “Il Signor Hood era un galantuomo,
sempre ispirato dal sole. Con due pistole caricate a salve ed un canestro pieno di parole. Con due pistole caricate a salve, ed un canestro pieno di parole. E che fosse un bandito, negare non si può, però non era il solo”. Già, un idealista e un profeta disarmato, un laico ispirato da profondi ideali umanitari e civili, spesso istrionico ma sempre coerente, che ha avuto il rispetto di Francesco, questo Papa “rivoluzionario” del nostro tempo.

Ho dei ricordi personali di Pannella. Nel 1987 all’assise socialista di Rimini, mentre passeggiando con il compianto Nino Le Donne, al tempo vicesindaco del Psi al Comune di Messina, commentavamo la relazione di Craxi e il dibattito congressuale, fummo “investiti” da un turbine di parole del leader radicale che conosceva Nino dai tempi dell’Unione goliardica italiana, l’organizzazione laica e di sinistra degli studenti italiani, con la proposta di sottoscrivere la tessera radicale. Era il tempo del doppio tesseramento tra Psi e Partito radicale, nell’ambito di quell’area laica e socialista tra Psi, radicali, socialdemocratici, liberali e verdi sostenuta con intelligenza da Claudio Martelli, per fare affermare una prospettiva riformista e pluralista nello schieramento democratico e di sinistra anche in Italia. E poi, un paio di anni or sono rividi Pannella a Campo de’ Fiori a Roma, nei pressi della statua di un altro grande “eretico”, Giordano Bruno, con la coda di capelli canuti e una cravatta con i disegni di Walt Disney, il nuovo look per le sue battaglie non violente e “ghandiane”, nonché il toscano in bocca che aveva sostituito le centinaia di Gauloises fumate in tanti lustri di lotte politiche e sociali; gli ricordai del nostro primo incontro e dei dibattiti che ci videro impegnati nella bella ma troppo breve esperienza della Rosa nel Pugno, naufragata per la pavidità di chi voleva la “piccola cooperativa”, e ci fermammo a parlare della crisi della politica in Italia e nell’Occidente industrializzato, sopraffatta dalla finanza e dal capitalismo delle banche e delle multinazionali.

Sì, quel “capitalismo dei monopoli” avversato da Pannella in nome del gioco del libero mercato, memore delle tesi di Ernesto Rossi e dei radicali degli anni ’60 del secolo trascorso, quelli che avevano come simbolo il berretto frigio della Rivoluzione francese, poi sostituito dalla Rosa nel Pugno: l’immagine del nuovo socialismo europeo voluta da François Mitterand.

Tante le battaglie di libertà di Pannella: dal divorzio all’aborto; dalla “giustizia giusta” all’eutanasia; dall’opposizione al conformismo oscurantista del compromesso storico ai diritti civili per tutti, che hanno reso la società italiana più libera e più giusta. E forse oggi, se il suo fisico provato da tante lotte non-violente fatte di scioperi della fame e della sete e minato da un male terribile non lo avesse abbandonato, Pannella lotterebbe contro il nuovo conformismo che la “democratura” renziana vorrebbe imporre al Paese, con la “deforma” costituzionale”.

Ma il suo spirito rimarrà con noi: ciao Marco!

Maurizio Ballistreri

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