lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Paolo Bolognesi
Riunificazione socialista – percorso accidentato
Pubblicato il 31-05-2016


Il Giornalino n. 169/2016 di PSI Componente Autonomista apre con un accorato e meritorio appello alla riunificazione socialista, vuoi per confluire in un unico progetto politico vuoi perché la somma dei tanti gruppi della “diaspora” porterebbe a percentuali di due cifre, rispetto agli “zero virgola” attuali, così da tornare ad essere forti come una volta.

Penso anch’io che la ricomposizione della “diaspora” socialista dovrebbe essere l’obiettivo prioritario, precedere cioè l’idea di potersi aggregare con altre formazioni “minori” del nostro panorama politico, ma se poi lasciamo da una parte le “ragioni del cuore” – che irrompono peraltro spontanee quando il pensiero corre ai tempi andati – e guardiamo invece la cosa con disincanto e razionale freddezza, avverto che il percorso si preannuncia abbastanza impervio ed accidentato.

Infatti, anche volendo trascurare la tesi secondo cui in politica non valgono le regole della matematica – così che le addizioni non sempre riescono bene, vedi l’esperienza della “BICICLETTA” negli anni sessanta – vi sono ragioni di natura più politica che spingono alla cautela, se non al pessimismo, delle quali una si colloca già ad inizio strada.

Il presupposto essenziale per rimettere insieme la famiglia socialista, o quantomeno provarvi, consiste a mio avviso nel potersi costituire in lista autonoma, ma siffatta eventualità o aspirazione si scontra con una legge elettorale che non favorisce di certo le forze “minori”, e poiché tale norma non è stata votata soltanto dai partiti “maggiori”, stando a quanto abbiamo allora letto sulle dichiarazioni di voto, viene da fare una considerazione.

Potrebbe ad esempio essere che i rappresentanti dei partiti “minori” che ebbero a condividere detta norma, o comunque ad accettarla, ritenessero che non esiste più lo spazio per un partito “minore”, e tanto vale dunque candidarsi nella lista di uno “maggiore”, pur senza aderire al medesimo, onde veder eletto qualche proprio esponente.

È solo una supposizione, ma in tale logica un rafforzamento della propria compagine, rimettendosi appunto insieme nel maggior numero possibile, può accrescere il peso “negoziale” nei confronti del partito “maggiore”, in modo da spuntare una maggiore rappresentanza nella lista di quest’ultimo, possibilmente in posizioni di capolista perché altrimenti si pone il non facile problema delle preferenze, ma ciò significa rinunciare di fatto al proprio simbolo e alla propria identità, e comporta altresì che tutte le sigle socialiste della “diaspora” si trovino d’accordo nel convergere verso un determinato partito “maggiore”, il che oggi appare francamente poco verosimile.

È vero che si sta cercando di modificare l’ITALICUM, ma intanto occorre fare i conti con questa norma, la quale mi sembra rendere abbastanza ardua ed improbabile una riunificazione-rinascita del movimento socialista, per i motivi cui dianzi accennavo, salvo che dalle ormai vicine elezioni ammnistrative non escano segnali chiari ed incoraggianti.

Andando a concludere, non riesco ancora a spiegarmi come nel corso del dibattito che ha accompagnato la nuova legge elettorale, in una con la riforma costituzionale, non sia emersa, a meno di mia svista, una proposta socialista a favore del “premierato forte”, semmai con sfiducia costruttiva, modello che a mio giudizio consente la governabilità, tema oggi molto sentito, e si sposa altresì col sistema proporzionale e con le coalizioni, e permette una soglia di sbarramento bassa o addirittura nulla (la risposta al mio interrogativo sicuramente c’è, ma io non riesco a darmela o trovarla)

Paolo Bolognesi

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Commenti all'articolo
  1. Condivido.
    Sempre meno gente va a votare. Ci sarà pure un motivo!
    Meglio rimuovere la soglia di sbarramento soprattutto in presenza del premio di maggioranza. Volere le due cose insieme è solo bulimia di vittoria. Poi, non si sa come va a finire. Si può anche perdere allora, chi ha voluto questa legge se ne pentirà e farà proposte di modifica. Ma sarà troppo tardi.

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