venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Crisi e Mercato. Il miraggio del postcapitalismo
Pubblicato il 20-05-2016


postcapitalismoLe prospettive di lungo termine del capitalismo non sono esaltanti; secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), la crescita nei Paesi economicamente sviluppati rimarrà piuttosto bassa per i prossimi cinquant’anni, mentre le disuguaglianza distributive aumenteranno del 40%; inoltre, entro il 2060, anche i Paesi ora in via di sviluppo cesseranno di crescere. Come dire, secondo Paul Mason (“Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro”), che il “meglio del capitalismo è alle spalle, e per il resto del mondo finirà nell’arco della nostra vita”.
La crisi scoppiata nel 2007/2008, incominciata come crisi economica, si è tramutata in crisi sociale, portando ad agitazioni di massa, spesso all’origine di guerre civili, che stanno creando tensioni militari tra le grandi potenze e, in generale, un susseguirsi di situazioni di instabilità dell’ordine globale.
Secondo Mason, la situazione mondiale attuale può evolvere secondo due alternative tra loro irriducibili. Può sopravvivere, sia pure in una forma indebolita, perché sorretta dalle massime organizzazioni economiche internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio; in tal caso, però, i costi sarebbero trasferiti sulle spalle della forza lavoro, dei pensionati e della massa crescente dei poveri. Oppure, la situazione può collassate, con il venir meno del consenso generale, per via del fatto che i cittadini si rifiuteranno di pagare il prezzo dell’austerità, con conseguente crisi del sistema globalizzato e perdita di potere da parte delle organizzazioni economiche internazionali, generando l’elevato rischio di una guerra globale; tutti eventi, questi, che varrebbero a riproporre una versione di quanto è avvenuto negli anni Trenta del secolo scorso.
In entrambi i casi, le conseguenze dei cambiamenti climatici, dell’invecchiamento della popolazione e della crescita demografica incominceranno a farsi sentire, secondo Mason, intorno al 2050; per cui, se nel frattempo non si riuscirà a riproporre un ordine globale sostenibile e a ricuperare un sufficiente dinamismo economico, gli anni successivi al 2050 saranno solo decenni di caos. Tutto ciò induce Mason ad azzardare una proposta, alternativa alle due vie evolutive prime formulate, fondata sulla salvaguardia della globalizzazione, sul rifiuto della logica del neoliberismo per “salvare il Pianeta” e sul superamento del capitalismo per salvare l’umanità dai disordini e dalle disuguaglianze, sempre meno sopportabili.
Rifiutare il neoliberismo, secondo Mason, sarebbe cosa facile; almeno così dovrebbe essere, se si considera che in Europa e in buona parte del mondo globalizzato esiste un consenso destinato a divenire sempre più largo fra movimenti di protesta ed economisti e partiti politici radicali che concordano sulla necessità di addivenire ad un controllo pubblico dell’alta finanza, di rifiutare le politiche di austerità, di effettuare investimenti nelle fonti energetiche alternative e di promuovere modalità alternative nella distribuzione intersoggettiva del prodotto sociale. Non altrettanto facile sarebbe il superamento del capitalismo; ciò perché, qualsiasi politica che si proponga questo obiettivo dovrà scontrarsi, sempre a parere di Mason, con le istituzioni globali che proteggono l’“Uno per cento” del mondo, ovvero l’estrema minoranza della popolazione mondiale che detiene la maggior parte della ricchezza esistente e che si appropria delle maggior parte del reddito corrente.
Inoltre, dovrà essere superata la forza di resistenza che il capitalismo trova nel fatto di non essere una semplice struttura economica; esso rappresenta, infatti, l’intero sistema sociale, politico, economico, demografico, culturale, ideologico, necessario per fare funzionare la propria base produttiva attraverso i mercati e l’appropriazione privata della ricchezza. Il capitalismo è una sorta di organismo, con un suo ciclo vitale, “con un inizio, una parte centrale e una fine”; esso è un sistema complesso, che opera al di là del controllo di chicchessia, creando spesso ostacoli alle intenzioni di coloro che vorrebbero superarlo. Il capitalismo è anche un organismo capace di apprendere e di adattarsi costantemente all’evoluzione del mondo che esso stesso causa e supporta. Nei grandi momenti di crisi, davanti al pericolo esso si ridefinisce e si trasforma, governando ed orientando il progresso tecnologico. In sostanza, secondo Mason, il capitalismo, pur essendo un sistema adattivo complesso, ha raggiunto ora i limiti della propria capacità di adattamento e di conservazione.
Per il superamento del capitalismo, però, serve qualcosa di altrettanto potente ed efficace, che non si riduca all’idea di come potrebbe funzionare il mondo; occorre che tale idea sia sorretta da un nuovo modello organizzativo del sistema sociale, di natura olistica, che sappia conservarsi da solo e produrre risultati migliori del capitalismo storico. L’avvento di questa nuova forma di organizzazione sociale dovrà essere il risultato di “micromeccanismi” e non di misure politiche di qualsiasi genere. La tesi di Mason è che questa nuova forma organizzative del sistema sociale già esiste ed è in grado di garantire all’umanità un futuro notevolmente migliore di quello che potrà essere offerto dal capitalismo storico alla metà del XXI secolo. Il nuovo modello di organizzazione sociale alternativo all’attuale capitalismo sarà il “postcapitalimso”.
Per gran parte del secolo scorso le forze di sinistra hanno immaginato di poter superare il capitalismo nel modo sbagliato; il loro obiettivo era di abbattere con la forza i meccanismi di mercato, utilizzando la leva dello Stato e le occasioni offerte dalle frequenti crisi economiche. Negli ultimi decenni, invece, a crollare è stata l’illusione delle forze della vecchia sinistra: il mercato ha retto il confronto con la pianificazione, l’individualismo ha sostituito il collettivismo e la solidarietà, mentre forza lavoro mondiale ha perso la capacità di criticare le modalità di funzionamento del capitalismo.
Allo stato attuale, il modo di produzione capitalistico non potrà essere abolito da un qualche atto di forza; potrà, invece, essere superato sostituendolo con qualcosa di più dinamico; con qualcosa che già opera all’interno del vecchio sistema e che varrà a rimodellare la vecchia economia, secondo nuovi valori e nuovi comportamenti: come è accaduto al feudalesimo alcuni secoli fa, il superamento del capitalismo sarà sostenuto da shock esterni e plasmato dall’“affermazione di un nuovo tipo di essere umano”. Tale processo, per Mason, è già iniziato grazie a tre classi di effetti prodotti dalle tecnologie che, negli ultimi venticinque anni, hanno trasformato la struttura del processo produttivo. Quali sono tali effetti? Innanzitutto, quelli prodotti dall’informatica che, riducendo vieppiù la necessità di servizi lavorativi, ha “assottigliato i confini tra lavoro e tempo libero e ha allentato la relazione tra lavoro e salario”; in secondo luogo, quelli generati dall’erosione del ruolo e della funzione dei mercati, i quali, per via dell’informatica, hanno perso la loro attitudine ad esprimere “correttamente i prezzi” dei beni; in terzo luogo, quelli associati all’emergere dell’ascesa di una sempre più larga “produzione collaborativa” che sta sostituendo le indicazioni sinora tratte dai mercati, ma anche il ruolo delle gerarchie manageriali nella conduzione delle attività economiche.
Per la transizione verso il postcapitalismo, Mason ritiene che sarà necessario riconfigurare l’intero progetto sinora perseguito dalle forze di sinistra; una volta che questo sarà formalizzato, apparirà chiaro che la sua attuazione non sarà più la conseguenza dell’impegno di quelle forze, ma di “un movimento molto più ampio”, per la denominazione del quale si avrà sicuramente bisogno di “nuove etichette”. I suoi contenuti riguarderanno la realizzazione di un “progetto energetico” a zero emissioni, la produzione di macchine, di beni e servizi a costo marginale nullo e una riduzione del tempo di lavoro necessario che si avvicini il più possibile a zero. Tali obiettivi saranno perseguiti conformando il processo di transizione al rispetto di alcuni principi, la cui interiorizzazione servirà a tener conto dei fallimenti del passato; principi utili a suggerire gli obiettivi da perseguire, tenendo costantemente presente i “limiti della forza di volontà umana e la necessità di rispettare la sostenibilità”; ma anche che la transizione non riguarderà solo l’economia, in quanto sarà la conseguenza, non di interventi pubblici, di grandi imprese e di partiti politici, ma dell’azione di “sciami di individui, in quanto agenti di cambiamento altrettanto efficaci”. Infine, occorrerà massimizzare il ruolo e il potere dell’informazione attraverso le moderne tecnologie informatiche.
La transizione investirà in modo particolare lo Stato, il quale, dato il ruolo riservato all’informatizzazione dell’intero processo sociale, dovrà trasformarsi in “wikistato”, non più basato sulle complesse e pesanti procedure burocratiche di ogni organizzazione statuale, ma su procedure rapide e veloci (wiki), rese possibili da un software collaborativo che permetta ai propri utenti di aggiungere, modificare o cancellare i contenuti delle situazioni sulle quali saranno chiamati a decidere. I cambiamenti da considerare prioritari dovranno riguardare la sospensione delle privatizzazioni, la riformulazione della funzione dei mercati, che vada a privilegiare risultati sostenibili, collaborativi e socialmente equi, la pianificazione e l’uso coordinato delle infrastrutture, la socializzazione dei monopoli esistenti e il riordino del sistema finanziario.
Infine, nella transizione al postcapitalismo, l’introduzione di un reddito di cittadinanza rivestirà un’importanza radicale, in considerazione del fatto che esso dovrà servire, non solo a formalizzare la separazione tra lavoro e salario e “finanziare la transizione verso una settimana, una giornata o una vita lavorativa più corta”, ma anche a dare la possibilità a tutti di “costruirsi una posizione nell’economia non di mercato”, permettendo di “fare volontariato, fondare cooperative” e di imparare ad usare programmi di progettazione su supporto informatico. In tal modo, sarà reso possibile, in sede decisionale, l’uso generalizzato di “modelli basati sugli agenti” (agent based modelling), per consentire a milioni di decidenti di interagire tra loro in modo spontaneo, facendo emergere un sistema sociale governato da gruppi di soggetti organizzati in team che, in sostituzione dei vecchi processi del capitalismo, applicano “il pensiero collaborativo e le reti”.
Il progetto di transizione di Mason, assai poco fondato su proposte reali, appare, nella sua essenza, un volo della fantasia proiettato nel futuro, finalizzato, più che a porre rimedio alle conseguenze della Grande Depressione, iniziata nel 2007/2008, a costruire uno scenario consolatorio, per lenire il peso delle conseguenze negative della crisi che tutti stanno scontando, a causa dell’incapacità dei governi del mondo di trovare risposte appropriate.
Il progetto di Mason, tra l’altro, presenta anche il limite di ridondare le idee, che sono state di moda non molto tempo fa, sul ruolo della “moltitudine” nel promuovere e indirizzare l’evoluzione del mondo; il suo “wikistato”, fondato sull’interrelazione generalizzata di tutti i componenti il sistema sociale attraverso la tecnologia informatica, presuppone il compimento della transizione al postcapitalismo attraverso la cooperazione spontanea di tutti i componenti il sistema sociale, senza l’esistenza di alcuna “cabina di regia”; è questo il punto più debole della proposta di Mason.
E’ pura illusione, infatti, pensare di poter dissociare la transizione verso il postcapitalismo dal diretto controllo che l’uomo può esercitare sull’intero processo, avvalendosi di istituzioni sociali esterne alla cooperazione spontanea. Il governo di qualsiasi transizione del sistema sociale verso una nuova struttura organizzativa non potrà mai essere sottratto al responsabile coinvolgimento della razionalità umana, in assenza della quale, il destino dell’umanità risulterebbe affidato al caso, considerato che l’interazione spontanea di una qualsiasi moltitudine di soggetti può condurre solo al perseguimento di obiettivi inintenzionali; caratteristica, questa, propria dei liberi mercati del capitalismo, che con il sogno di Mason dovrebbero essere superati.

Gianfranco Sabattini

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