lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, firmato il decreto per via libera
al part time in uscita
Pubblicato il 02-05-2016


Pensioni, firmato decreto

AL VIA PART TIME IN USCITA

Al via il part-time agevolato in uscita per i lavoratori prossimi alla pensione. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha infatti recentemente firmato il decreto che disciplina le modalità della norma introdotta dalla legge di stabilità 2016. Il nuovo meccanismo è destinato ai lavoratori del settore privato con contratto a tempo indeterminato ed orario pieno, che possiedono il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (20 anni di contributi) e che maturano il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018.Tutti coloro che hanno i requisiti, si legge in una nota del ministero, potranno concordare col datore di lavoro il passaggio al part-time, con una riduzione dell’orario tra il 40 ed il 60%, ricevendo ogni mese in busta paga, in aggiunta alla retribuzione per il part-time, una somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l’orario non lavorato. Inoltre, per il periodo di riduzione della prestazione lavorativa, lo Stato riconosce al lavoratore la contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata, in modo che alla maturazione dell’età pensionabile il lavoratore percepirà l’intero importo della pensione, senza alcuna penalizzazione. In pratica, chi si trova a tre anni dalla pensione (passati i 63 anni e 7 mesi) potrà richiedere il part time mantenendo gli stessi contributi che garantiva l’impiego a tempo pieno.

Il dicastero spiega quindi nel dettaglio come si accede al beneficio. Come primo passo, il lavoratore interessato deve richiedere all’Inps – per via telematica se è in possesso del Pin, o rivolgendosi ad un patronato oppure recandosi presso uno sportello dell’Istituto – la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo e la maturazione di quello anagrafico entro il 31 dicembre 2018. Dopo il rilascio della certificazione da parte dell’Inps, il lavoratore ed il datore stipulano un “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” nel quale viene indicata la misura della riduzione di orario. La durata del contratto è pari al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione, da parte del lavoratore, dell’età per il diritto alla pensione di vecchiaia. Dopo la stipula del contratto, il decreto prevede il rilascio, in cinque giorni, del nulla osta da parte della Direzione territoriale del lavoro e, da ultimo, il rilascio in cinque giorni dell’autorizzazione conclusiva da parte dell’Inps.La contribuzione figurativa, commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata, viene riconosciuta nel limite massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018. Il decreto chiarisce, inoltre, che la somma erogata mensilmente dal datore di lavoro – di importo corrispondente ai contributi previdenziali sull’orario non lavorato – è onnicomprensiva, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettata ad alcuna forma di contribuzione previdenziale, inclusa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.Il decreto è stato trasmesso ieri alla Corte dei Conti e diventerà operativo dopo la relativa registrazione.

Pensioni

POLETTI, PART TIME IN USCITA ANCHE PER UNA QUOTA DONNE

“In questo primo avvio sperimentale, una quota di donne potrà rientrare nella possibilità del part-time a tre anni dalla pensione”. Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, precisando che la questione dell’accesso per le donne “non dipende né dal ministro del Lavoro né dalla legge di stabilità, bensì dalle leggi sulle pensioni che sono fatte in una certa maniera”. “Le donne – ha spiegato Poletti a margine delle celebrazioni per il 60/mo anniversario dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi civili – sono dentro una legge che non dipende né dal decreto che abbiamo fatto né dalla legge di stabilità, perché è la dinamica delle leggi sul pensionamento che produce una certa situazione”. Da una parte, ha chiarito, “ci sono donne che hanno avuto la finestra del pensionamento e sono uscite e, quindi, non possono usare lo strumento del part-time perché hanno già avuto una opportunità in più; per quest’anno è inoltre ancora aperta la possibilità ‘opzione donne’ con l’opzione di pensionamento. Poi – ha sottolineato – c’è un gruppo di donne che potrà utilizzare la possibilità del part-time”. Ci sono cioè, ha proseguito il ministro, “tutta una serie di scaglioni, figli di norme sul pensionamento, per cui si producono scatti che hanno l’effetto di limitare tale opportunità del part-time per alcune fasce”. Si tratta comunque di una possibilità “sperimentale e che sarà valida per questi 12 mesi: potrà essere sperimentata dagli uomini e da una quota di donne; poi – ha detto il ministro – sulla base degli esiti di questo periodo faremo delle valutazioni, e se le cose funzioneranno replicheremo e rafforzeremo tale strumento; se invece questo non trova il consenso dei cittadini, faremo valutazioni diverse”. Ad ogni modo, ha sottolineato, “credo sia uno strumento importante perché un elemento di innovazione che, piuttosto che agire sul versante della flessibilità delle pensioni, agisce sul versante dell’invecchiamento attivo”. Oggi, ha concluso Poletti, “è soprattutto importante capire se le imprese ed i cittadini apprezzeranno questa ipotesi, che l’Italia non ha mai sperimentato prima”. La contribuzione del lavoratore che fa un contratto per il part time agevolato verso la pensione “resta piena fino all’ultimo giorno di lavoro e quindi non c’è nessun riflesso in termini pensionistici”. Lo ha ribadito anche il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti parlando ad Agorà (RaiTre). Il provvedimento infatti prevede che ci sia per questo periodo contribuzione figurativa. Secondo Zanetti è difficile fare una stima esatta su quanti lavoratori potrebbero aderire a tale sistema: “Al Ministero del Lavoro – ha spiegato – possono fare delle stime potenziali”. Non è possibile neanche fare stime sul riflesso di questi contratti su nuove assunzioni. “È un possibile riflesso – ha affermato – però francamente crediamo poco al ragionamento della flessibilità come elemento per aumentare l’occupazione. La flessibilità è una richiesta legittima, ma caricarla di significati legati ad un’apertura di assunzioni è un ragionamento che a noi convince molto poco”. “Chi ha pochi anni di contribuzione tendenzialmente non ha pensioni da 5mila euro. È per questo che dico che posso pure condividere concettualmente la proposta di Boeri, ma sarebbe come ipotizzare un contributo che poi in concreto non si applica a nessuno”, ha poi evidenziato Zanetti in merito alla proposta del presidente dell’Inps di tagliare le prestazioni pensionistiche più elevate.

Cgil, correggere decreto, evitare disparità genere – La Cgil chiede al Governo di correggere il decreto sul part time agevolato verso la pensione “per evitare disparità di genere”. Lo ha riferito il segretario confederale del sindacato Vera Lamonica puntualizzando che quello firmato nei giorni scorsi in applicazione della legge di Stabilità è un provvedimento “limitato” che rischia di riguardare solo poche grandi aziende. “Il governo verifichi – ha rimarcato – se il decreto su part-time agevolato verso la pensione può essere corretto per cancellare la disparità di genere che in esso è contenuta. Sul decreto attuativo della norma contenuta in legge di Stabilità, c’è troppa enfasi, trattandosi di un provvedimento limitato nelle risorse che riguarderà alcune migliaia di persone, soprattutto dipendenti di grandi imprese. Purtroppo – ha concluso – avrà poco a che vedere sia con l’occupazione giovanile, che col tema della flessibilità in uscita che rimane tutto da affrontare”.

Boeri

RISCHIO GENERAZIONE PERDUTA

Occorre introdurre flessibilità in uscita nel sistema pensionistico “in tempi stretti” anche perché “c’é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c’é il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sottolineando come in Italia i livelli della disoccupazione giovanile siano “assolutamente intollerabili”.  “Questa settimana partono le prime buste arancioni, saranno 150 mila e conterranno le informazioni di base” con la stima dell’estratto conto contributivo, e la previsione del rapporto tra contributi versati, pensione futura e possibile data di uscita”. Lo ha annunciato sempre il presidente dell’Inps parlando a margine del ‘GraduationDay’ all’Università Cattolica. Per Boeri si tratta di una operazione “importante, perché in Italia c’è una bassa cultura previdenziale e una consapevolezza finanziaria ancora più bassa, soprattutto fra i giovani”.”Abbiamo trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare”. Così si è espresso il presidente dell’Inps, Tito Boeri, parlando dei ritardi e delle difficoltà per la campagna informativa con cui l’Istituto diffonde le proiezioni sulla pensione futura. Per Boeri ha pesato “la paura di essere puniti sul piano elettorale”.Il part-time in uscita per chi è vicino alla pensione “è una sperimentazione e come tale va studiata, non si può dare un giudizio prima”. Comunque, ha spiegato Boeri, “ci sono dei limiti di stanziamento, quindi in ogni caso non potranno esserci più di 30 mila lavoratori nel giro di 3 anni”. E ha assicurato: “valuteremo la misura con estrema attenzione”.

Carlo Pareto 

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