venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, dal 20 maggio ‘part time agevolato’
Pubblicato il 10-05-2016


Il ministro del Lavoro Poletti ha confermato oggi il via, in forma sperimentale a partire dal 20 maggio, del part-time agevolato per i lavoratori prossimi alla pensione. «Vedremo – ha detto – se quest’iniziativa piacerà alle imprese e ai lavoratori». Governo e sindacati restano però ancora assai distanti e Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, hanno indetto per il 19 maggio una manifestazione dei pensionati. Silvano Miniati: Avvertite il governo e Boeri: i pensionati stanno tornando in piazza


Pensionati-protesteIl ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha confermato oggi il via, in forma sperimentale a partire dal 20 maggio, del part-time agevolato per i lavoratori prossimi alla pensione. «Vedremo – ha detto – se quest’iniziativa piacerà alle imprese e ai lavoratori». Quanto al nodo ‘flessibilità’, Poletti ha detto che la soluzione cui sta lavorando il governo non prevede una penalizzazione secca del 3% per tutti, ma si stanno cercando «soluzioni che siano economicamente compatibili e socialmente eque. Stiamo lavorando per costruire un’operazione complessa».
Il ministro ha poi annunciato contromisure contro «chi ha usufruito indebitamente di sgravi fiscali» per le assunzioni a tempo indeterminato, un danno valutato attorno ai 600 milioni di euro per contributi finiti ad aziende che non ne avevano diritto.
Governo e sindacati restano però ancora assai distanti sui temi della previdenza. I sindacati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, hanno indetto per giovedì 19 maggio in piazza del Popolo a Roma una manifestazione nazionale dei pensionati su rivalutazione, fisco, reversibilità, welfare e non autosufficienza.

Avvertite il governo e Boeri: i pensionati stanno tornando in piazza
di Silvano Miniati

Il giorno 19 maggio si sta ormai avvicinando con grande rapidità, ma dal governo, almeno stando alle notizie pubbliche che circolano, non sembra stia arrivando nessun segnale positivo apprezzabile. Intanto procede l’opera di criminalizzazione degli anziani, alla quale si sono associati anche illustri sostenitori della campagna per il Sì al referendum, per i quali sembra ormai acquisito che l’età, soprattutto se avanzata è un handicap grave per la capacità di intendere e di volere delle persone.

È ovvio che il governo non può essere ritenuto responsabile a nessun titolo delle scemenze sostenute dalle persone, anche se pronunciate nell’intento dichiarato di sostenerlo. Rimane tuttavia la sensazione che anche illustri costituzionalisti si siano aggiunti alla schiera di coloro che considerano la vecchiaia una colpa, e quindi gli anziani un freno per una società che invece dovrebbe camminare in fretta.

Credo che il 19, centinaia di migliaia di anziani si mobiliteranno, non solo per una ragione di reddito che pure esiste e diventa ogni giorno più drammatica. Quasi certamente saranno in piazza anche per dire basta a chi li considera una palla al piede per la società. A chi li vorrebbe rappresentare come nemici o almeno antagonisti dei giovani, in quanto con le loro pensioni tolgono ossigeno a chiunque, in quanto giovane, abbia la legittima pretesa di costruirsi un avvenire migliore.

Il fatto nuovo rispetto al passato che va, ahimé, segnalato come dato negativo è che attorno agli anziani che saranno in piazza c’è da parte dei giovani meno solidarietà e simpatia rispetto al passato. Gli anziani non sono più considerati in assoluto una risorsa da parte dei giovani. La colpa non è ovviamente dei giovani, ma di chi ha contribuito a seminare tra loro disorientamento e facili illusioni.

È ormai fuori discussione che quando in una società, non solo non risolvi i problemi, ma cerchi di diffondere facili illusioni e un ottimismo basato sul nulla, crei solo sfiducia e delusione e soprattutto semini rassegnazione e anche risentimenti verso tutto ciò che ti circonda. E se ciò che ti circonda si chiama politica, sindacato, partiti, scuola e famiglia, non fai poi tante distinzioni. E più disorientamento e sfiducia crescono, più cresce la spinta a cercare nemici anche laddove almeno potenzialmente esistono alleati.

Per gli anziani è sempre stato chiaro che in nome dell’avvenire dei giovani, si stava cercando di far pagare loro prezzi davvero insopportabili, mentre per i giovani è invece meno chiaro che chi ha alimentato o cerca di alimentare il conflitto tra le generazioni, ha come scopo principale quello di indebolire  sia gli uni che gli altri e quindi di “fregare” sia i giovani che gli anziani.

Ci sono alcuni aspetti ai quali occorre dare risposte più puntuali, come lo è la ormai incessante aggressione anche psicologica che i pensionati stanno subendo sull’ammontare delle loro pensioni. Si è ripreso a parlare di spesa generale per le pensioni, nascondendo con questo trucco il fatto che milioni di pensionati percepiscono pensioni inferiori ai mille euro al mese. Si nasconde in tal modo che i pensionati italiani versano al fisco molto più di quanto non facciano i pensionati degli altri Paesi.

Nessuno riconosce esplicitamente che essere pensionati in Italia è molto più pesante e oneroso di quanto non lo sia per un pensionato tedesco, francese o inglese. Nella stragrande maggioranza dei casi, da noi vale l’assunto “meno pensione, più tasse e quindi reddito reale molto inferiore a quello esistente in altri Paesi”. Se a ciò si aggiunge il fatto che l’Italia è l’unico Paese dove non esiste una legge sulla non autosufficienza, e che l’ISEE, da strumento concepito per combattere eventuali abusi nel campo delle prestazioni sociali sta diventando assieme alle addizionali, un arma che porta alla disperazione i cittadini e le famiglie più povere, continuare a parlare di costo delle pensioni rappresenta una provocazione bella e buona.

C’è poi da chiarire, sempre nel rapporto con i giovani, un altro equivoco che sta generando non poca confusione e si traduce spesso in ostilità nei confronti degli anziani. Si è sempre saputo che innalzare l’età pensionabile non avrebbe aiutato affatto l’occupazione per i giovani. Dopo la Fornero, che pure aveva scelto la linea esasperata dell’innalzamento dell’età pensionabile attuato con modalità che hanno creato il fenomeno degli esodati e che in parte ancora esistono, malgrado Poletti e Padoan considerino invece il problema risolto. Molti, anche nel governo, sembrano aver preso atto che è necessario cambiare qualcosa.

Si tratta però di coloro che si muovono considerando un dogma, la scelta di Renzi di rifiutare sempre e comunque il confronto con il sindacato, lasciando campo libero ai prestigiatori e esperti giocolieri capaci di dribblare solo se stessi.

Ultimamente, dalla cerchia degli improvvisatori sono emerse tante proposte. Potremmo anche indicare le giornate nelle quali abbiamo preso atto di una proposta al mattino e di una diversa nel pomeriggio. Ma qualcosa ci hanno fatto capire.
Mentre Poletti considera ormai il Job’s Act una sorta di litania da recitare in ogni momento e lo fa senza dare risposte ai problemi veri sul numero di posti di lavoro effettivi creati, e non apre bocca sul fenomeno dei “bonus” che servono semplicemente per incrementare il lavoro nero, Padoan si è aggrappato alla formula magica: ”tutto si può fare, purché ci siano soldi.

Un ragionamento che sarebbe legittimo, se fatto da un avventore qualsiasi incontrato al bar, ma che è invece addirittura ridicolo e quindi puramente provocatorio, se in bocca a un ministro che dovrebbe essere l’unico italiano che per ruolo e per scienza, conosca per filo e per segno lo stato dei conti.

È ovvio che tanta confusione diventa terreno ideale per i cosiddetti “creativi” che si sono cimentati anche con l’arduo problema dell’anticipazione dell’età pensionabile. Leggendo le ultime proposte che circolano a proposito di questo, se non ci fossero abbastanza ragioni per disperarsi, ci ne sarebbero sicuramente per mettersi a ridere.

Si ipotizza una possibilità di anticipazione dell’età della pensione fino a tre, e qualcuno dice quattro anni, rispetto a quella prevista. Si svela così un primo trucchetto contenuto nelle scelte della Fornero. Si prende atto che l’innalzamento dell’età di alcuni anni è ormai definitivo. L’età della pensione è quella fissata dalla legge. Se vuoi, puoi però andare in pensione anche prima. Il lavoro che fai, le tue condizioni di salute non contano niente. Conta solo il calcolo numerico.

Si stabilisce una sorta di multa che devi pagare se decidi di andare in pensione prima. Si capisce benissimo il costo da sopportare per andare in pensione prima. Un costo abbastanza rilevante che si rivelerà per molti insopportabile al momento di ricorrere all’anticipazione. Non è chiaro inoltre il rapporto che si determinerebbe tra contributivo e retributivo per quanto riguarda l’ammontare della pensione.

Esiste però la classica ciliegina sulla torta. Quando si ipotizza come far fronte all’onere dell’accesso alla pensione, non essendo il tutto a costo zero, si afferma che ci penseranno le banche attraverso prestiti personali. L’interessato potrà usufruire di un prestito in banca. L’ipotesi del prestito induce malignamente chiedersi se in seguito non si arriverà anche ad indicare il ricorso ad una delle tante banche Etruria come interlocutore privilegiato.

Il ministro Padoan che parla di prestiti bancari sta vincendo su tutta la linea e sicuramente pensa al traguardo, magari lontano, di una soluzione indolore del dualismo banca-INPS da risolvere definitivamente a vantaggio della banca.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

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