venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Allo studio
il problema degli esodati e delle generazioni future
Pubblicato il 18-05-2016


Pensioni

ALLO STUDIO IPOTESI DI FLESSIBILITÀ IN USCITA

Andare in pensione prima, ma perdendo almeno una mensilità all’anno. È il rischio calcolato dalla Uil per coloro che vogliono lasciare il lavoro senza averne ancora i requisiti. Sono i lavoratori (“I più sfigati” li ha definiti Renzi) che si sono visti allungare di anni la permanenza al lavoro e sono anche quelli che hanno costituito i cosiddetti esodati, che si sono ritrovati senza più stipendio e senza la pensione. Il sindacato ha quindi studiano una prima elaborazione del prestito previdenziale per la flessibilità in uscita che dovrebbe essere tra gli elementi principali dell’Ape, l’anticipo pensionistico cui sta lavorando il governo. Lo studio si basa sul meccanismo che probabilmente verrà adottato e cioè l’accesso alla pensione con un anticipo fino a 3 anni rispetto al requisito anagrafico richiesto, da “pagare” (attraverso un prestito di un istituto di credito, garantito dallo Stato) con una rata applicata sulla pensione. Ipotizzando un’indicizzazione del trattamento previdenziale pari all’1% per ogni anno e un tasso d’interesse applicato del 3,5%, un lavoratore che accedesse con un anno di anticipo e con un trattamento pari a 1.000 euro lordi perderebbe così il 6,9% della pensione, ovvero il corrispettivo di un importo mensile netto in meno ogni anno (898 euro). L’onere, chiaramente, crescerebbe all’aumentare degli anni di anticipo. Per questo la Uil aspetta di capire a carico di chi sarebbero gli interessi.

Come sono cambiate le pensioni in 40 anni

Per capire cosa accadrà davvero, però, bisognerà aspettare ancora qualche settimana. Pochi giorni fa, infatti, il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, ha annunciato che il governo interverrà sul tema delle pensioni nella legge di stabilità del 2017, ma non lo farà mettendo mano all’intero sistema come invece chiede il presidente dell’Inps, Tito Boeri: in sostanza ci sarà solo un arrangiamento delle norme esistenti. La proposta a cui sta lavorando il sottosegretario di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, riguarderà quindi solo i nati negli anni ’51, ’52, 53, che si sono visti alzare di colpo a 66 anni l’età pensionabile. “Rispetto al passato – ha detto su Facebook Renzi – quando si andava in pensione a 39 anni, con 15 anni, sei mesi e un giorno, l’età pensionabile oggi mi pare troppo lunga. Ma rispetto all’aspettativa di vita no. Noi stiamo lavorando a un meccanismo che si chiamerà ‘Ape’ attraverso il quale chi vorrà potrà anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione soltanto per un certo periodo di tempo. Ci ha lavorato Nannicini, ha sentito l’Inps, il progetto è sostanzialmente pronto, c’è anche il logo”. Prima però il governo sentirà i sindacati e l’Unione europea. “La via maestra è la reintroduzione di una flessibilità di accesso alla pensione a 62 anni. Il sindacato è pronto a discuterne le modalità, ma bisogna evitare soluzioni pasticciate. Il prestito pensionistico presenta molte criticità. Inoltre, non è chiaro il tipo di tassazione che verrebbe applicato né l’ammontare degli interessi” ha affermato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. A preoccupare è anche il fatto che l’esecutivo non abbia intenzione di mettere mano all’intero sistema lasciando nel limbo la generazione “80”, quella che rischia di dover restare al lavoro fino ai 75 anni, a patto di riuscire a trovarlo. L’ipotesi è prevista dalla riforma Fornero che penalizza le carriere intermittenti, i redditi bassi e pondera l’accesso alla pensione con l’incremento della speranza di vita. Nella legge scritta dall’ex ministro del Lavoro del governo Monti è stato messo nero su bianco che chi va in pensione con il sistema contributivo (dunque chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996) può uscire in modo anticipato (a tre anni dal requisito) o per vecchiaia solo se rispetta un limite di reddito E quanto più questo reddito è basso, tanto più tardi potrà ritirarsi: di fatto per andare in pensione i lavoratori post 1996 devono aver versato davvero molti contributi. Per accedere alla pensione anticipata, infatti, la pensione lorda mensile non può essere inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, oggi pari a 448 euro. Dunque almeno 1.250 euro. Per ottenere, invece, l’assegno di vecchiaia la previsione di pensione non può attestarsi al di sotto di una volta e mezzo quell’assegno. E dunque non meno di 670 euro. Chi non arriva ai livelli minimi, per esempio precari con buchi contributivi o lavoratori autonomi che hanno versato poco, dovrà rimanere al lavoro quattro anni in più rispetto al traguardo della vecchiaia, addirittura sette in più su quello anticipato. Tradotto in termini di requisiti attuali: anziché a 63 anni e 7 mesi o 66 anni e 7 mesi, si va via a 70 anni e 7 mesi. Ai “ragazzi” del 1980 potrebbe andare peggio, perché se quando andranno in pensione la speranza di vita  si allungherà ancora, potrebbero rischiare di uscire a 76 e 4 mesi.

 

Oneri da riscatto, ricongiunzioni e rendite

INPS: ATTESTAZIONI FISCALI ONLINE

L’Inps informa gli interessati che le attestazioni fiscali dei versamenti effettuati nel 2015 per gli oneri da Riscatto, Ricongiunzione o Rendita non saranno spedite agli interessati. A partire dall’anno in corso le attestazioni fiscali sono, infatti, visualizzabili nel Portale dei Pagamenti del sito www.inps.it: servizio Riscatti, Ricongiunzioni e Rendite, sezione pagamenti effettuati.

Precisazioni

Non sono presenti sul Portale dei Pagamenti le attestazioni fiscali relative ai pagamenti effettuati dagli iscritti ex Enpals, ai quali verranno spedite secondo le consuete modalità. Non sono altresì presenti le attestazioni fiscali relative ai versamenti effettuati in forma rateale dagli Enti datori di lavoro pubblici per conto dei dipendenti iscritti alle gestioni ex Inpdap. Sono infatti gli Enti, quali sostituti d’imposta, ad operare la deduzione fiscale alla fonte. Per quanto attiene, invece, ai versamenti effettuati in unica soluzione direttamente dagli iscritti, è possibile la loro visualizzazione accedendo al sito dell’Istituto, attraverso il seguente percorso:

Servizi on line> accedi ai servizi> servizi Gestione dipendenti pubblici> servizi per iscritti e pensionati> servizi GDP> per Area Tematica> Contributi e Versamenti> Consultazione >versamenti Consultazione.

Gli interessati potranno in ogni caso richiedere alle sedi Inps la stampa delle attestazioni e, ove riscontrino discordanze tra importi attestati e importi versati, la rettifica del documento.

Inps

CONTINUA LA CAMPAGNA PREVIDENZIALE PER I GIOVANI

Continua, realizzata con un bus itinerante adibito a ufficio, la campagna di educazione previdenziale rivolta ai giovani “Vivi il presente. Guarda al futuro”: a Roma, presso le università “La Sapienza e “Tor Vergata” e a Trieste, all’Internet Day. Nei giorni 14,15 e 19 aprile scorso presso le Università di Roma “La Sapienza” e “Tor Vergata”, il personale della Direzione Regionale Lazio e delle relative Agenzie territoriali, ha fornito consulenza in materia previdenziale ed assistenziale agli studenti, ai docenti e al personale amministrativo delle due università. L’affluenza alla postazione mobile dell’Istituto è stata consistente. Sono state fornite complessivamente 352 consulenze, di cui 198 rivolte agli studenti e sono stati rilasciati in totale 297 Pin. Gli studenti universitari, molto interessati all’iniziativa, hanno chiesto informazioni prevalentemente in materia di riscatto di laurea e dottorato di ricerca, garanzia giovani, prestazioni in caso di disoccupazione, gestione separata, voucher e lavoro accessorio, modalità di accesso ai servizi online dell’Istituto. Ai docenti ed al personale amministrativo dipendente delle università sono state fornite in prevalenza informazioni in materia di diritto a pensione, estratto contributivo, aggiornamento della posizione assicurativa, riscatto e ricongiunzione dei contributi, valutazione dei servizi pregressi, accredito dei contributi figurativi, trattamento di fine servizio. Per tale attività si sono alternati 14 funzionari provenienti dalle sedi di Roma Flaminio, Roma Tuscolano, Roma Monteverde, Roma Montesacro, Roma Centro, Bracciano e sede regionale Lazio. I colleghi hanno operato in un contesto di lavoro collegiale, modalità peraltro già adottata dall’Istituto nel progetto “La mia Pensione”, con il coinvolgimento  di tutte le professionalità necessarie a garantire l’erogazione di un servizio di consulenza esaustivo per ogni specifica tipologia di utente. Tutto ciò ha sicuramente contribuito al successo dell’iniziativa, risultata particolarmente gradita da tutte le tipologie di utenza interessate. Il 29 aprile, nell’ambito l’Internet Day, organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per la ricorrenza dei 30 anni dal primo collegamento Internet in Italia, il bus itinerante dell’Inps è stato presente per tutta la giornata in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste, con le postazioni mobili gestite da funzionari di esperti delle varie sedi della regione. L’iniziativa ha avuto un grande successo in quanto ha visto l’affluenza di molti cittadini che hanno ricevuto informazioni di vario genere. Sono state fornite, inoltre, numerose consulenze riguardanti prevalentemente la situazione contributiva e la decorrenza della pensione con la simulazione dell’importo sia per dipendenti di aziende private che di pubbliche amministrazioni (progetto “La mia Pensione”). Ai richiedenti sono anche stati rilasciati i Pin per l’accesso diretto ai servizi on line dell’Istituto. Ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro è stato distribuito materiale informativo sulle regole e gli strumenti del sistema previdenziale, in particolare il riscatto della laurea e le diverse coperture previdenziali.

 

Eurostat

SOLO IL 57,7% DEI LAUREATI LAVORA A 3 ANNI DAL TITOLO

Cresce la percentuale dei laureati italiani under 35 che trova lavoro entro i tre anni dal titolo ma il nostro Paese resta penultimo in Ue in questa graduatoria: nel 2015, secondo i dati appena pubblicati da Eurostat – solo il 57,5% dei laureati italiani aveva trovato lavoro entro tre anni dalla laurea (52,8% nel 2014) a fronte dell’81,8% nell’Ue a 28. In Germania la percentuale è salita al 93,3%. Peggio di noi fa solo la Grecia (49,9%). La percentuale era al 70,5% nel 2008, prima della crisi economica. Il 57,5% dei laureati, secondo l’Eurostat risulta occupato tra uno e tre anni dal termine degli studi ma se si considera l’intero triennio la percentuale italiana scende ancora (al 53,5% ma comunque in aumento dal 49,6% del 2014). In Italia cresce leggermente anche la percentuale dei diplomati che risultano occupati entro tre anni dal titolo (35,9% a fronte del 32,2% del 2014) restando però anche su questo fronte molto lontana dalla media europea (66,5%) e dalla percentuale registrata negli anni pre crisi (54,9% nel 2008). In particolare sono in difficoltà nel trovare lavoro subito dopo il diploma i giovani con un titolo generico (risulta occupato entro tre anni solo il 26,7% contro il 23,5% del 2014) mentre i ragazzi con un titolo professionale trovano occupazione entro tre anni nel 38,1% dei casi (34,2% nel 2014) a fronte del 69,7% della media Ue (89,8% in Germania). Se si guarda a tutti coloro che hanno esaurito il percorso di studi e formazione e cercano lavoro Eurostat rileva che in Italia solo il 41,3%% risulta occupato entro tre anni dalla fine degli studi (era il 37,8% nel 2014) a fronte del 69,8% in Europa. In Italia comunque nel 2014 si registra la prima inversione di tendenza dopo un calo continuo delle percentuali dall’inizio della crisi. Se nel 2008 i punti che ci distanziavano dalla media Ue complessiva erano circa 18 (74,4% in Europa, 56,1% in Italia per i giovani tra i 15 e i 34 anni che avevano completato il percorso di studi) ora i punti sono 28 e mezzo (erano oltre trenta nel 2014).

Carlo Pareto

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