domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. In 4 anni
20 miliardi spesa in più
Pubblicato il 25-05-2016


Pensioni

UNIMPRESA, SPESA AUMENTA DI 20 MILIARDI IN 2016 – 2019
Crescerà di oltre 20 miliardi di euro la spesa per le pensioni nei prossimi quattro anni. Ma saranno tutte le uscite del bilancio pubblico, complessivamente, a salire tra il 2016 e il 2019. L’incremento totale sarà di oltre 22 miliardi: la spesa pubblica passerà dagli 826 miliardi del 2015 ai quasi 849 del 2019. Prevista una impennata per le uscite correnti di 34 miliardi, mentre verranno ridotti gli investimenti pubblici di quasi 7 miliardi e si registrerà un risparmio sul fronte della spesa per interessi sul debito superiore a 4 miliardi: il tesoretto dello spread verrà dunque utilizzato per finanziare gli sprechi. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa sul Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Consiglio dei ministri. Secondo l’analisi del’associazione, la spesa pubblica, che nel 2015 si è attestata a quota 826,2 miliardi, arriverà a 828,7 miliardi nel 2016, a 830,06 miliardi nel 2017, a 837,7 miliardi nel 2018 e a 848,9 miliardi nel 2019. In totale è dunque previsto un incremento di 22,6 miliardi (+2,74%) rispetto allo scorso anno. Sono destinate a salire le uscite correnti (ovvero la spesa per stipendi dei dipendenti pubblici oltre che per appalti relativi a servizi e forniture): si passerà dai 691,2 miliardi del 2015 ai 701,4 miliardi del 2016 ai 704,5 miliardi del 2017 ai 712,3 miliardi del 2018 ai 725,3 miliardi del 2019: in totale l’incremento sarà di 34,09 miliardi in salita del 4,93% sullo scorso anno. In questo ambito, tra il 2016 e il 2019, salirà in particolare la spesa per le pensioni di 20,5 miliardi (+7,95%); la voce legata alla previdenza si è attestata a quota 258,8 miliardi nel 2015 e salirà a 261,6 miliardi nel 2016, a 264,9 miliardi nel 2017, a 272,2 miliardi nel 2018 e a 279,3 miliardi nel 2019. Nei prossimi quattro anni caleranno gli investimenti pubblici di 6,9 miliardi (-10,47%): la spesa in conto capitale, che nel 2015 si è fermata a 66,7 miliardi, si attesterà a 60,3 miliardi nel 2016 e nel 2017, passerà a 61,3 miliardi nel 2018 e scenderà a 59,7 miliardi nel 2019. Sul versante della spesa per interessi sul debito, è previsto un risparmio, frutto del calo dello spread (differenziale di rendimento tra titoli italiani e titoli tedeschi), di 4,4 miliardi complessivi (-6,48%): su bot e btp, nel 2015 sono stati pagati interessi per 68,4 miliardi, voce che calerà a 66,7 miliardi quest’anno, a 65,1 miliardi nel 2017 e a 64 miliardi nel biennio successivo. Il tesoretto dello spread, dunque, verrà sostanzialmente utilizzato per coprire parte dell’incremento delle uscite correnti, voce del bilancio pubblico dove si annidano gli sprechi. Quando alle entrate, è prevista una stangata fiscale da oltre 71 miliardi di euro tra il 2016 e il 2019. Nei prossimi quattro anni le tasse aumenteranno sistematicamente e il gettito complessivo supererà quota 855 miliardi rispetto ai 784 del 2015. Secondo l’analisi dell’associazione, nel 2016 le entrate nel bilancio pubblico si attesteranno a 789,4 miliardi, mentre nel 2017 arriveranno a 805,4 miliardi; nel 2018 si toccherà quota 831,9 miliardi e nel 2019 a quota 855,7 miliardi. Complessivamente il maggior aggravio fiscale su famiglie e imprese sarà pari, nel quadriennio in esame, a 71,4 miliardi con un aumento del 9,15% rispetto ai 784,04 miliardi incassati dallo Stato nel corso del 2015. Aumenteranno sia le imposte dirette sia le imposte indirette: nel primo caso il governo stima una crescita di 11,8 miliardi (+4,90%); nel secondo caso è previsto un aumento di 33,3 miliardi (+13,39%). In totale, le entrate tributarie passeranno dai 492,7 miliardi del 2015 ai 537,7 miliardi del 2019 (2016: 495,1 miliardi; 2017: 510,2 miliardi; 2018: 525,2 miliardi). La pressione fiscale resterà sostanzialmente invariata. Rispetto al 43,5% del 2015, il governo prevede di chiudere quest’anno al 42,8% e il 2017 al 42,7%; nel 2018 nuova salita al 42,9%, livello che sarà confermato nel 2019.

De Felice (Inail)
MORTI SUL LAVORO: NUMERO E’ DESTINATO A RIDIMENSIONARSI
“E’ triste l’aritmetica sulle morti, ma il numero delle vittime sul lavoro è destinato a ridimensionarsi”. A dirlo è stato il presidente dell’Inail, Massimo De Felice. “La tendenza che stiamo notando – ha affermato – è che il numero degli infortuni sul lavoro del 2015 si sta avvicinando a quello dell’anno precedente”. Il 16% di aumento delle denunce di infortunio mortale, rilevato a chiusura dell’anno, “non riguarda, infatti, solo gli incidenti avvenuti effettivamente sul lavoro, che dovranno essere accertati attraverso il consueto processo amministrativo. L’aumento dei casi mortali, quindi, è destinato a ridimensionarsi”. “Ogni vita persa sul lavoro – ha sostenuto – è inaccettabile”. Riprendendo le parole pronunciate domenica dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia per la festa del lavoro al Quirinale, De Felice ha sottolineato che “è triste fare aritmetica su questi numeri perché non soltanto sono inaccettabili le morti sul lavoro, ma è inaccettabile ogni singola vita persa sul lavoro”. Di qui le tante iniziative promosse dall’Inail negli ultimi anni per intensificare sempre di più l’attività di prevenzione, “facendo informazione, facendo formazione dei lavoratori, finanziando attività di miglioramento degli ambienti di lavoro e dei macchinari con cui i lavoratori operano”. I finanziamenti, ha puntualizzato il presidente dell’Istituto a questo proposito, “sono stati davvero ingenti e gli esiti rilevanti, non solo nella prospettiva della prevenzione, ma anche nella prospettiva dell’impulso alla crescita, che il miglioramento della sicurezza comunque dà ai processi produttivi”. “Per la prevenzione è necessario l’impegno di tutti”. Giovedì 5 maggio scorso, in particolare, si è conclusa la prima fase per l’assegnazione dei 276 milioni di euro di incentivi a fondo perduto messi a disposizione delle imprese attraverso il bando Isi 2015, per sostenere la realizzazione dei progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza del lavoro, per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale e per la bonifica da materiali contenenti amianto. In sei edizioni del bando Isi, l’Inail ha stanziato a favore del sistema produttivo un ammontare complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. L’Istituto, come precisato da De Felice, non può però fare prevenzione da solo: “La sicurezza sul lavoro non può prescindere dal controllo C’è bisogno della volontà e della collaborazione di tutti i soggetti che, ciascuno per il proprio ruolo, hanno specifiche responsabilità per la tutela della salute dei lavoratori”. “Una rete di eccellenza per la ricerca”. Un altro fronte su cui l’Inail è impegnato attivamente è quello della ricerca. “Quella che riguarda la protesica, cioè la costruzione di protesi, ortesi e ausili, è una ricerca antica”, ha specificato il presidente, ricordando che la struttura di Vigorso di Budrio, dove negli anni Sessanta venne realizzata la prima protesi funzionale a comando mioelettrico. Più recente, invece, “è la ricerca che riguarda più direttamente i macchinari, la medicina e l’arte medica in generale avviata con l’incorporazione dell’Ispesl”, avvenuta nel 2010. “La proposta Inail di start-up innovative”. “Con Vigorso di Budrio, in particolare – ha seguitato De Felice – l’Inail è al centro di una rete di eccellenza che mette insieme l’Istituto italiano di tecnologia di Genova, la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e il Campus Bio-Medico di Roma per produrre prototipi innovativi”. “Per accorciare il più possibile – ha rammentato – i tempi per il trasferimento tecnologico, Inail auspica che questi prototipi possano essere prodotti da imprese nelle quali Inail possa partecipare nell’attività come capitale o attivare come start-up”.

 Welfare
GLI IMPORTI SPECIFICI EROGATI A DISABILI ESCONO DALL’ISEE
Tutte le prestazioni previdenziali e indennitarie, i trattamenti assistenziali e le carte di debito percepite da soggetti disabili sono escluse dal calcolo del reddito rilevabile ai fini Isee. Cancellato anche il sistema di franchigie e detrazioni che serviva – nella nuova versione dell’indicatore della situazione economica equivalente dei nuclei familiari – a tutelare i non autosufficienti dalle penalizzazioni connesse al variato computo delle prestazioni loro concesse. Al posto di questi “bilanciatori fiscali” ritorna, invece, la maggiorazione dello 0,5 della scala di equivalenza per ogni componente disabile di una famiglia. Sono queste le modifiche che il Governo ha recentemente introdotto nel Dpcm 159/2013 che ha modificato la struttura dell’Isee. Correzioni che recepiscono in pieno le sentenze del Consiglio di Stato che hanno respinto l’appello al pronunciamento del Tar dell’anno scorso in cui s’imponeva di considerare come «emolumenti riconosciuti a titolo risarcitorio quelli a favore di situazioni di disabilità». Il provvedimento, nella forma di emendamento al Dl scuola all’esame del Senato, è stato formalmente adottato dal Consiglio dei ministri e poi trasmesso alle Camere. Nel provvedimento è presente anche una norma di chiarimento che riguarda le borse di studio: questa agevolazione va valorizzata sì ai fini del calcolo Isee, ma l’ente erogatore dovrà sottrarre il valore della stessa borsa in rapporto alla scala di equivalenza. Le nuove regole sono già operative. E pure gli enti erogatori di prestazioni basate sulla prova dei mezzi si sono adeguati. Le nuove disposizioni, che fanno tornare in auge per le famiglie con disabili le modalità di calcolo previgenti, devono essere adottate nel rispetto dei limiti di bilancio degli stessi enti erogatori. Secondo la relazione tecnica che accompagnava l’emendamento, circa il 20% delle famiglie che ha presentato una dichiarazione sostitutiva (Dsu) per avere il nuovo Isee ha un disabile. In ogni caso le neo modalità dovrebbero avere un effetto limitato a non più di un milione di euro l’anno in termini di impatto sui saldi di finanza pubblica (risorse che verranno coperte con l’utilizzo del Fondo nazionale per le politiche sociali). In particolare, sulla base delle simulazioni Inps, risulterebbe che la presenza di disabili in nuclei che beneficiano dell’assegno familiare con almeno tre figli minori non supera il 10%, percentuale che si dimezza per i le famiglie che invece godono dell’assegno di maternità.

Carlo Pareto

 

 

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