venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Renzi:
Gli interventi arriveranno
nella legge di stabilità
Pubblicato il 05-05-2016


Renzi

INTERVENTI SULLE PENSIONI NEL 2017

Sul tema delle pensioni “ci siamo impegnati a intervenire nella legge di stabilità 2017”. Lo ha recentemente detto il premier Matteo Renzi nella diretta Twitter e Facebook #Matteorisponde. Il meccanismo di flessibilità delle pensioni “si chiamerà Ape: c’è già il simbolo e il logo. Ci sta lavorando Nannicini: con la stabilità del 2017 si potrà anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo”. “Ci stiamo lavorando con i sindacati, i datori di lavoro, l’Unione europea. Il meccanismo va incontro a quelli nati nel 51-53”, penalizzati dall’aumento dell’età delle pensioni. “Ancora in questi giorni il premier è tornato a parlare di pensioni. Tra reversibilità, rivalutazione degli assegni, flessibilità in uscita e altre ipotesi non è chiaro come si intenda intervenire. Noi pensiamo che bisognerebbe smetterla con gli annunci e provare a dire concretamente quello che si vuole fare aprendo urgentemente un tavolo di confronto. Per questo saremo a manifestare il 19 maggio in piazza del Popolo a Roma”. Lo ha dichiarato il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti commentando le parole del premier, Matteo Renzi, sulla possibilità di un intervento sulle pensioni nella legge di stabilità 2017.

Boeri

CON RICALCOLO CONTRIBUIVO GIU’ DEL 40% I VITALIZI PARLAMENTARI

Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati. Lo ha affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una recente audizione alla Camera sui vitalizi. “Applicando – ha detto – le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)”. Boeri nell’audizione ha sottolineato come la spesa negli ultimi 40 anni sia stata “sempre più alta dei contributi. Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) – ha precisato – alimenta inizialmente forti surplus perché ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile”. Essendo il numero dei contribuenti fisso – ha proseguito – questi andamenti erano più che prevedibili. Eppure si è ritenuto per molte legislature di non intervenire. Addirittura si sono resi questi trattamenti ancora più generosi, come testimoniato da una crescita, per lunghi periodi, più accentuata della spesa che del numero di percettori. I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo frenato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa – ha continuato – non sono in grado di evitare forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni”. Con le regole attuali – ha rimarcato Boeri – la spesa per vitalizi è destinata ad eccedere anche nel prossimo decennio di circa 150 milioni l’anno i contributi versati da deputati e senatori. Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe invece del 40%, scendendo a 118 milioni. Ma vi sono anche 117 ex-deputati e senatori con lunghe carriere contributive per i quali il ricalcolo potrebbe comportare un incremento del vitalizio. I risparmi derivanti dal ricalcolo contributivo salirebbero a circa 79 milioni se la correzione alla luce del ricalcolo contributivo avvenisse solo al ribasso, tenendo conto del fatto che per la stragrande maggioranza degli ex-parlamentari ha ricevuto un trattamento di favore rispetto agli altri contribuenti. “Supponendo poi che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi ricalcolati sia lo stesso per i consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per l’insieme delle cariche elettive – ha puntualizzato il presidente Inps – salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016 (e circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni presi in considerazione dalle nostre simulazioni). Si tratta, dunque, di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla contrazione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali”. I vitalizi dei parlamentari quindi sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi corrisposti. Ha ribadito il numero uno dell’Inps nell’audizione alla Commissione affari costituzionali della Camera sui vitalizi spiegando inoltre che vi sono diverse gestioni speciali dell’Inps in cui le pensioni effettivamente erogate sono significativamente superiori a quelle pagate coi contributi versati ma “in nessuna ipotesi il divario è così accentuato come nel caso dei vitalizi dei parlamentari”. Secondo Boeri sarebbe pertanto auspicabile una riforma dell’istituto dei vitalizi che li assimili in tutto e per tutto ai trattamenti riservati agli altri lavoratori, intervento preferibile tra l’altro anche sul piano della semplificazione gestionale. Boeri ha non a caso riportato le proposte dell’Istituto presentate a giugno scorso al Governo per una revisione dell’istituto dei vitalizi in parallelo a interventi su circa 350.000 trattamenti in essere di pensionati che non provengono da carriere elettive. Il rapporto “Non per cassa, ma per equità” – ha chiarito – “contiene un dispositivo normativo in grado di operare un ricalcolo dei trattamenti in essere sulla falsariga di quanto previsto per gli altri lavoratori. Data l’assenza soprattutto in passato di requisiti contributivi stringenti per ricevere questi trattamenti, (anche un solo giorno di carica elettiva poteva dar diritto al vitalizio) si propone di procedere a un vero e proprio ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo oggi applicato a tutti i nuovi lavoratori. In particolare, ai titolari di vitalizi elevati viene chiesto di convergere al trattamento che avrebbero avuto applicando le regole del sistema contributivo ai versamenti per i loro vitalizi. La convergenza alla pensione ricalcolata viene ottenuta con le stesse modalità previste dal rapporto per i titolari di altre pensioni: immediata per chi ha vitalizi (inclusi i trattamenti pensionistici) superiori ai 5.000 euro lordi al mese e graduale, con cristallizzazione, per chi ha redditi pensionistici (la somma di vitalizi ed eventuali ulteriori assegni pensionistici) fra i 3.500 e i 5.000 euro al mese. Il fatto che le soglie sopra indicate siano stabilite con riferimento all’insieme dei redditi pensionistici (vitalizi e non) – ha concluso – sembra meglio corrispondere ai principi di ragionevolezza invocati dalla Consulta”. Boeri infine sempre in audizione ha presentato i risparmi legati ai provvedimenti di “Non per cassa, ma per equità”. “I risparmi – ha riferito – sono nell’ordine di 60 milioni l’anno. Anche queste stime non prendono in considerazione i vitalizi originati da carriere contributive nei Consigli Regionali. Considerando anche questi, i risparmi presumibilmente salirebbero oltre i 100 milioni all’anno”.

Nel 2016 crollo nuovi assegni

GOVERNO A LAVORO SU PENSIONI

L’aumento dei requisiti per l’accesso alla pensione scattato a inizio anno ha inciso sull’andamento delle liquidazioni dei nuovi assegni: nel primo trimestre – secondo i dati diffusi oggi dall’Inps – gli assegni liquidati nel complesso sono stati 95.381 con un calo del 34,5% rispetto ai 145.618 del primo trimestre 2015. Il dato ha risentito soprattutto dell’aumento della speranza di vita (quattro mesi in più per tutti) mentre per le donne del settore privato si registra un incremento dei nuovi assegni perché tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 sono uscite le nate nel primo trimestre del 1952 rimaste bloccate fino ad allora dalla riforma Fornero. C’è stato un calo consistente per le pensioni anticipate (il requisito è passato da 42 anni e sei mesi per gli uomini a 42 anni e 10 mesi mentre per le donne basta un anno in meno) passate dalle 38.314 del primo trimestre 2015 a 20.629 nei primi tre mesi di quest’anno (-46,1%). Un calo consistente si è avuto anche per gli assegni sociali, quelli erogati ad anziani privi di reddito o con un reddito molto basso, passati da 13.033 a 7.501 (-42,4%). Per ottenere l’assegno sociale infatti sono necessari 65 anni e sette mesi di età (65 e 3 mesi fino alla fine del 2015). I dati Inps non sorprendono i sindacati che tornano a chiedere di introdurre maggiore flessibilità in uscita tenendo conto dei diversi lavori e senza penalizzare troppo i lavoratori. Il Governo è impegnato nella ricerca di una soluzione che sia sostenibile per i conti pubblici nel lungo periodo e sembra guardare soprattutto al prestito pensionistico probabilmente limitandolo solo ai lavoratori che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e con un contributo dell’azienda. Resta sul tavolo anche la possibilità di uscita anticipata con una penalizzazione (almeno il 3-4% dell’assegno per ogni anno di anticipo) ma questo potrebbe dare problemi nel breve periodo per l’esborso immediato per le pensioni mentre il recupero avviene nel tempo. “Non intendiamo mettere a rischio la stabilità dei conti – dice il vice ministro dell’Economia, Enrico Zanetti – inserendo in questa fase economica elementi di incertezza”. “Discutiamo se è realizzabile – dice la leader Cgil, Susanna Camusso – che questo Paese continui ad avere una norma pensionistica che non dà prospettive ai giovani, che non permette a quelli che non ce la fanno più di andare in pensione, che non risolve il tema degli esodati. Quando si parla di prestito – spiega la leader Cgil – si parla di pensioni che valgono 900-1000 euro al mese, che cosa si presta?”. “Se c’è meno gente che riesce ad andare in pensione – dice la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan – lo si deve purtroppo alla rigidità della attuale legge. Per questo noi chiediamo di cambiarla introducendo la flessibilità in uscita che è sempre più necessaria. Siamo un paese in cui si va in pensione a 66- 67 anni a prescindere dal lavoro che si fa e dagli anni di contributi versati. E questo è improponibile”. “Noi continuiamo a ripetere – sottolinea il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo – che bisogna fare la flessibilità in uscita senza oneri per coloro che devono andare in pensione”.

Pensioni

SI STUDIA SOLUZIONE ANCHE SU ESUBERI E LAVORI USURANTI

Sulla flessibilità in uscita il governo starebbe studiando un menù di interventi differenziato: una soluzione mista, apprende l’Adnkronos, che al centro vedrebbe, oltre ad una possibilità di uscita con penalizzazione, anche un’ipotesi di anticipo del pensionamento per i lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazioni aziendali e per quelli che effettuano lavori usuranti. Nei casi di lavoratori di imprese in difficoltà, ma non decotte, i cosidetti ‘esuberi’ al centro delle tante trattative sui tavoli di crisi industriale, il governo starebbe vagliando la possibilità di ritoccare la riforma degli ammortizzatori sociali, varata nel 2015. Obiettivo: prolungare di un tot di anni la ‘copertura’ garantita oggi dalla Naspi, che dura al massimo 2 anni (nel 2017 scomparirà anche la mobilità), per ‘accompagnare’, con una contribuzione figurativa, questi lavoratori alla pensione. Ma il governo starebbe valutando anche la possibilità di chiedere, in base anche alla durata del prolungamento della cig, un contributo alle stesse aziende che beneficiano dell’operazione di ‘alleggerimento’ e un coinvolgimento dei fondi di solidarietà, ridisegnati dal decreto attuativo del Jobs act. Per i lavori usuranti, invece, o meglio per i lavori ‘gravosi’, il cantiere è tutto da aprire. Per ora i tecnici del governo starebbero cercando di circoscrivere una casistica di difficile individuazione. Decisamente più avviato invece il dossier ‘uscita con penalità’ che potrebbe riguardare un’altra fetta della platea dei lavoratori. Molte le opzioni sul tavolo, compresa anche quella di accedere ad un pensionamento anticipato finanziato con un mini-prestito bancario.

Carlo Pareto

 

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