sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Politica, professione a rischio
Pubblicato il 06-05-2016


Un recente studio dell’Università di…. ha gettato l’allarme; se continua il presente trend, l’Italia rischia di rimanere priva di politici. Il problema sembra essere non solo quantitativo ma anche qualitatativo.
Quantitativamente, un problema di rimpiazzo di personale uscito di scena per ragioni anagrafiche, giudiziarie o per fenomeni di vera e propria disoccupazione strutturale dovrebbe porsi già verso la metà del prossimo decennio; in un contesto, inutile dirlo, dove non si può ricorrere a importazioni dall’estero o all’utilizzo di migranti.
Qualitativamente, poi, c’è il rischio serio di una selezione a rovescio: in un contesto dove, a pari livello di competenza tecnica, i processi in atto tendono e tenderanno sempre più a favorire (almeno così afferma esplicitamente lo studio) “gli individualisti, i cinici, gli imbonitori, i tirapiedi, gli spregiudicati e, in genere la gente dotata di adeguati peli sullo stomaco”.
Per dirla in sintesi, meno politici; e di minore qualità. Un circolo vizioso che rischia di sfociare, a detta degli esperti dell’Università di…, verso esiti in qualche modo incompatibili con la democrazia e con la stessa sovranità nazionale (regimi plebiscitari ? protettorati esterni siano essi dell’Europa o del Vaticano ? queste le ipotesi adombrate).

Come invertire la rotta o almeno controllarne il corso?  Anche qui ci troviamo di fronte ad un’analisi approfondita; e, a nostro avviso, estremamente realistica. Tanto per cominciare, nessuna possibilità di tornare indietro. Siamo in una fase di transizione in cui le strutture e i rapporti in cui si articolava il sistema democratico  ( la delega, i partiti, le grandi organizzazioni collettive) sono in crisi senza essere però ancora sostituite da altre. Mentre viviamo, a livello nazionale, un fenomeno in atto in tutto il mondo. Un mondo in cui milioni di giovani, anche se impegnati in sogni di riscatto collettivo, gestiscono direttamente i loro percorsi individuali e di gruppo senza interessarsi minimamente della politica/politicante e dei partiti.
Decenni fa, i Regeni e i tanti, tantissimi che, come lui, girano per il mondo a difendere i deboli, a dare una carta d’identità ai senza nome del Burkina Faso,  o a costruire strutture per le comunità indios dell’America latina oppure realizzano start up innovative per creare lavoro nel nostro paese, si sarebbero, invece, gettati nele braccia  della “politica che cambiava il mondo”e dei partiti che ne erano lo strumento privilegiato. Oggi, tutto questo è finito: per i giovani e per le cause che difendono, senz’altro un bene; per la politica italiana l’inaridirsi di una fonte essenziale.
Che fare allora? Le considerazioni dell’Università di… sono apparentemente modeste; ma, almeno a mio parere, assolutamente, e positivamente, eversive. Il problema che si pongono non è, detto in sintesi, quello (pressochè impossibile, almeno allo stato) di riportare alla politica i migliori; e nemmeno, quello, ancora più arduo, di evitare l’arrivo dei peggiori.Ma piuttosto quello di garantire alle persone normali e normalmente disponibili ad intraprendere questa carriera la possibilità di entrarvi e, soprattutto di rimanervi.
L’immagine di fondo è quella di una specie minacciata; per usare una metafora quella di persone in fila lungo un crinale stretto e pericoloso. Da una parte il vento ostile della virtù; dall’altra il pantano della corruzione.

Nell’ottica giustizialista la ricerca della virtù è obbiettivo assai più pesantemente intrusivo della semplice richiesta della legalità. In quest’ottica il politico è un essere  pregiudizialmente inutile; tanto che nessuno gli chiederà conto di come ha esercitato la sua professione nell’ambito della polis mentre tutti si scandalizzeranno del suo stipendio. Ed è anche un essere potenzialmente depravato. E, attenzione, non solo per la sua naturale tendenza a dilapidare il suo immeritato  guadagno in mutande colorate, cenoe a ufo e altri bagordi; ma anche, e soprattutto perchè è il suo stesso modo di agire ad essere sottopsto ai rigori della legge. Sono così diventate pratiche criminali il voto di scambio, leggi il normale rapporto, in vigore in tutto il mondo, tra l’aspirante delegato e i suoi deleganti e, addirittura, il “traffico d’influenza”, leggi la possibilità di usare il proprio potere per portare avanti determinati progetti o ( e qui siamo nelle turpitudine più completa) per sistemare il figlio o l’amantesia che la cosa si realizzi sia che non vada in porto.

Qui lo studio sembra suggerire una qualche connessione tra la ricerca furibonda di private viertù con il crescere incontrollato della corruzione collettiva. Salvo a sottolineare che la normativa sul “concorso esterno”e la possibilità che questa offre di colpire, ad libitum, in base ad un’intercettazione o ad una semplice fotografia di gruppo in un locale pubblico, qualisivoglia politico, rende, in tutte le zone controllate dalla riminalità organizzata, l’attività del politico (e in particolare del politico onesto) a rischio costante.
Ed è così, per tornare alla citazione iniziale, che la carriera politica è oggi aperta solo a chi ha lo stomaco per intraprenderla; quello, appunto, con “adeguati peli”.

Alla fine della ricerca, non vengono indicate soluzioni. Si conta evidentemente che queste vengano individuate dalla politica stessa. E per la sua pura e semplice sopravvivenza.
Alberto Benzoni

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