giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforma della prescrizione. Penalisti in sciopero
Pubblicato il 09-05-2016


Giustizia-prescrizione

Ai penalisti non piace la riforma della prescrizione all’esame del Senato. Infatti gli avvocati penalisti incroceranno le braccia per tre giorni dal 24 al 26 maggio contro una riforma della prescrizione “che non accorcia ma allunga i tempi del processo”. Lo sciopero, proclamato dell’Unione delle camere penali, è anche contro le attuali norme sulle intercettazioni che non garantiscono “la riservatezza” e la riforma “asistematica” del processo. I penalisti contestano “lo slogan ‘prescrizione più lunga e processi più brevi, un ossimoro per coprire le carenze organizzative che portano oltre il 70% dei processi a prescriversi nel corso delle indagini preliminari”. Ma nel mirino c’è soprattutto la riforma della prescrizione che, allungando i tempi del processo, “viola la presunzione di innocenza e il diritto alla vita degli imputati”.

Uno sciopero, si legge sul sito dell’Unione delle Camere Penali, “contro la attuale normativa in tema di intercettazioni del tutto insufficiente a garantire la riservatezza delle comunicazioni di coloro che occasionalmente (o indirettamente) vengano intercettati, e per la distruzione delle intercettazioni irrilevanti ai fini della prova del reato.

Per Luigi Iorio, responsabile diritti civili del Psi, è “un errore aumentare i tempi della prescrizione, al contrario – continua Iorio – si riduca la durata dei processi. Aumentare i tempi significa palesare l’inefficienza e la sconfitta dello stato. La prescrizione non è una malattia della nostra democrazia, al contrario ha una sua ratio ben precisa. È un istituto previsto già dall’antica Grecia e nella Roma repubblicana. Un modello di giustizia che deve tutelare l’interesse oggettiva della società e non soddisfare i desideri individuali come quello della vendetta. L’equazione: ‘Prescrizione più lunga e processi più brevi, un ossimoro per coprire le carenze organizzative che portano oltre il 70% dei processi a prescriversi nel corso delle indagini preliminari. Il governo e la politica – conclude Iorio – non corrano dietro la pancia del paese e facciano leggi che rispettano la nostra costituzione art. 27 e 111 e l’art. 6 convenzione dei diritti dell’uomo”.

Lo sciopero è anche contro la “nuova pericolosa spinta autoritaria, ispirata e alimentata da vari settori della magistratura che alimentano il conflitto aperto dalla Magistratura associata nei confronti della Politica, che deve preservare la propria indipendenza dalla magistratura e sottrarsi, con eguale autorevolezza ed autonomia, alla azione condizionante del populismo”. “Astensione – conclude l’Ucpi – per far sentire la voce dei penalisti a sostegno dell’autonomia del Legislatore, per ricordargli il suo vincolo ai valori della Costituzione, ed il legame indissolubile dei principi del contraddittorio, dell’immediatezza, del giusto processo e della ragionevole durata, con la libertà di tutti e con la vita della nostra stessa democrazia”.
Intanto il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini prende posizione è tornato sul ‘caso Morosini’ e sul nodo delle toghe che intervengono in politica. “Esiste il diritto di qualunque magistrato a esprimere proprie opinioni su referendum e sulle riforme. E’ un principio costituzionale che si applica a tutti”, ha detto Legnini, spiegando che tutt’altro discorso è partecipare attivamente a campagna politiche,su cui c’è “un divieto”. “Il referendum si colloca in una posizione intermedia”, ma quello sulla riforma costituzionale “si è caricato di significato politico” e dunque un “problema si pone”. “I partiti hanno approvato quella riforma, si sono già schierati, un magistrato potrebbe trovarsi schierato a fianco dei partiti”; dunque ci sono diverse ragioni “che richiederebbero più cautela” da parte dei magistrati.
Sullo stesso tema su cui è intervenuto anche il presidente del Senato Pietro Grasso. “Credo – ha detto – – che tutti debbano poter esprimere le proprie opinioni su un tema fondamentale quale la Costituzione, anche i magistrati, ma tenendo sempre presenti il rispetto dei ruoli e delle istituzioni, senza esasperare i toni. Ottobre è lontano, dobbiamo arrivarci approfondendo il dibattito, non alimentando lo scontro”. “Non bisogna confondere le due attività – ha poi aggiunto Grasso – io ho fatto una scelta di cambiare dando le dimissioni dalla magistratura e ora sono in politica. La magistratura è una funzione importante che poi però deve lasciare il posto alla politica”.

Redazione Avanti!

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