domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Proteste contro il Jobs Act, la Francia rischia il blocco
Pubblicato il 24-05-2016


Francia manifestazioni proteste Loi TravailIn tutta la Francia ci sono otto raffinerie in sciopero e blocchi stradali dei camionisti, che rallentano la circolazione e bloccano porti, gli impianti petroliferi e i centri industriali per protestare contro la riforma del lavoro. Migliaia di distributori sono a corto di carburante o a secco e la protesta dei sindacati, soprattutto della Cgt contro la legge ‘El Khomri’, quella di riforma del codice del lavoro, rischia di mettere il Paese in ginocchio.

Il Jobs Act alla francese continua a generare proteste intense e ci sta avvicinando sempre di più al punto in cui il Governo dovrà decidere se usare o meno le maniere forti per interrompere le manifestazioni contro la contestatissima ‘Loi travail’. La legge, approvata la settimana passata all’Assemblea solo grazie al voto di fiducia, è attesa al Senato per il 13 giugno e poi dovrà tornare alla Camera per il sì definitivo. Ma questa legge sta spaccando il Paese non solo per il suo contenuto, ma anche per la forzatura imposta al dibattito parlamentare con una procedura che, al contrario dell’Italia, in Francia rappresenta un’eccezione assoluta e si era verificata, con l’attuale maggioranza, solo per la legge Macron, quella sulle liberalizzazioni.

Questa mattina (martedì), la polizia ha sgombrato l’accesso alla raffineria Esso nei pressi di Marsiglia, che era bloccata da 24 ore dai lavoratori della Cgt (Confederazione genrale del lavoro), il principale sindacato francese, che si oppone alla riforma. “Oggi – ha detto il segretario dipartimentale della CGT Maxime Picard – i lavoratori si ribellano contro questa legge e prendono tutte le iniziative per arrivare al ritiro della riforma del lavoro che è un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori”.

Cgt sindacato FranciaIl segretario confederale Emmanuel Lepine, ha annunciato che i dipendenti delle raffinerie di Exxon Mobil a Fos-sur-Mer e Notre-Dame-de-Gravenchon (Seine-Maritime) avevano votato per lo sciopero in risposta a questo interevento operazione. L’azione di polizia ha “solo rafforzato la mobilitazione dei lavoratori” gli ha fatto eco Picard.

A fare le spese della protesta sono comunque per ora soprattutto gli automobilisti, costretti a fare la fila per rifornirsi di carburante. Il Primo ministro Manuel Valls ha annunciato la sua intenzione di cominciare a sbloccare gli accessi con la forza: “Non è accettabile che i francesi si ritrovino in questa situazione di emergenza, di blocco, con la nostra economia bloccata. L’idea di un conflitto frontale è vecchia, del passato, è conservatrice. Prendere in ostaggio i consumatori, la nostra economia, la nostra industria, portare avanti azioni che mirano a fermare la riforma – – ha detto Valls – non è democratico”. “Il blocco è la strategia di una minoranza” gli ha fatto eco il presidente, François Hollande che vede la corsa per l’Eliseo dell’anno prossimo farsi sempre più complicata mentre si aggrava lo scontro con Cgt.

Intanto i sindacati dei trasporti si sono uniti alla protesta è hanno indetto una mobilitazione generale per giovedì, 26 maggio e secondo i dati del ministro dei Trasporti, Alain Vidal, quasi 2.200 stazioni di benzina, il 20% delle stazioni di servizio in Francia, sono a corto di carburante o addirittura ormai a secco complice anche la corsa degli automobilisti a farsi la scorta. Una situazione che per ora sembra solo destinata a peggiorare.

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