domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Qualche ragione per votare No
Pubblicato il 27-05-2016


Sono un sostenitore del confronto e non dello scontro e il fatto che uno dei primi confronti pubblici dalle mie parti si svolga nella ‘Sala della trasparenza’ in via della Libertà a Cesano Boscone, mi sembra un buon segno, come anche che la sezione del PD sia intitolata a Calamandrei: che tuttavia non potrà essere arruolato post mortem da nessuno in quanto oppositore deciso di ogni intervento del governo in materia costituzionale, ma anche favorevole ad un sistema presidenziale. Noi stiamo riuscendo in un capolavoro di prevedere in modo ipocrita un’elezione diretta del primo Ministro, ma senza le garanzie di un sistema presidenziale, tra le quali vi è la netta separazione dei poteri.

Con l’Italikum, nome gentile, per un Porcellum mascherato, invece l’esecutivo controlla il legislativo.
Negli Stati Uniti il sistema elettorale è maggioritario nella Casa dei Rappresentanti e i 2 senatori per ogni Stato federato dai 628.000 circa del Vermont ai 38 milioni della California, sono tutti eletti dai cittadini. Non era così all’inizio: i senatori erano eletti dalle assemblee rappresentative degli Stati. Cambiarono il sistema perché era fonte di corruzione e di compravendita della carica. Non corriamo questo pericolo, perché la maggioranza dei consiglieri regionali sono già stati rinviati a giudizio prima di eleggere i futuri senatori.
Gli italiani o i loro partiti sono contrari al maggioritario benché a rigore sia perfettamente costituzionale: l’ha detto di passaggio la Corte Costituzionale nella sentenza n. 1/2014, quella di annullamento del Porcellum. Per quadrare il cerchio, impossibile in geometria, ma non in politica abbiamo fatto un proporzionale con premio di maggioranza: un ossimoro allo zenith. Se non si vuole il proporzionale perché non adottare un bel maggioritario scegliendo tra quello all’inglese, first past the post,o alla francese con ballottaggio?
La risposta è semplice: i sistemi maggioritari, tutti, hanno un difetto pretendono che si conquisti la maggioranza assoluta dei seggi collegio per collegio, uno per uno. Se un sistema è tripolare non puoi ridurlo col trucco a bipolare con un ballottaggio fasullo tra i primi due senza soglia di accesso e senza ammettere come in Francia tutti quelli che hanno almeno il 12,50 % degli aventi diritto al voto. Da noi è irrilevante la partecipazione degli elettori. Il premio in seggi è lo stesso che partecipino maggioranza degli elettori o neanche il 38 per cento come in Emilia romagna nel 2015. Il premio è sempre 340 seggi sia che uno abbia il 40% dei voti validi cioè conteggiando le schede bianche e quelle per liste sotto al 3%, mentre al ballottaggio vanno le due liste più votate, quindi senza le bianche e senza quelle sotto soglia.
Dunque, il premio di maggioranza è inversamente proporzionale al consenso elettorale, per una Costituzione che all’art. 48 prevede il voto uguale è una bella innovazione.

Last but not least il nuovo articolo 57 prevede che i senatori siano eletti dai consigli regionali con metodo proporzionale (leggete, non credetemi sulla parola). Spero che tra i giuristi ci sia anche qualcuno con infarinatura di matematica. Come si fanno ad eleggere con metodo propozionale i senatori quando sono 2, di cui un sindaco in dieci regioni e province (2)? ovvero anche 3 di cui 1 sindaco in 2 regioni? Sono il 25% del nuovo Senato.
Quisquilie bisogna ridurre i costi della politica, l’argomentazione è volgare, ma efficace. Non si spiega perché la coerenza non abbia spinto ad abrogare il Senato invece di prevederne uno dove almeno 8 membri l’indennità la prenderanno ancora come i senatori di diritto e quelli a vita e la prenderanno i 5 di nomina presidenziale e i rimborsi e trasferta tutti e 100?Se la riduzione dei costi è un valore perché non ridurre la Camera che ha il doppio dei membri del Senato?
Felice Besostri

PS: quanto al confronto cerchiamo di cogliere il lato positivo apprezzando lo spirito di apertura dell’Avvenire dei Lavoratori, di Mondo Operaio e dell’Avantionline che si aprono alle ragioni del No. Invece scriveremo una garbata, ma ferma protesta alla RAI per lo scarso, quasi nullo, spazio dedicato alle ragioni del NO.
Una precisazione infine: essendo nato il 23 aprile 1945, come Mauro del Bue il 25, avevo un anno e due giorni: non ho partecipato alla lotta di liberazione e non sono un vero partigiano, ma sono iscritto alla FIAP, dai tempi di Aniasi, il comandante ISO, da prima di essermi iscritto all’ANPI.

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Commenti all'articolo
  1. Posso naturalmente sbagliarmi, ma se ci si propone un modello che salvaguardi il bilanciamento tra potere esecutivo e legislativo, insieme alla stabilità dell’Esecutivo, e che faciliti altresì il processo decisionale garantendo nel contempo la maggiore rappresentatività del cittadino elettore, a me sembra che la “formula” al riguardo più rispondente sia quella del cosiddetto premierato forte, con sfiducia costruttiva e possibilità per il Primo Ministro di sciogliere le Camere.

    Sempre da come la vedo io, e da quanto posso capirne, una tale “architettura” istituzionale potrebbe convivere col bicameralismo perfetto, e con un sistema elettorale proporzionale, senza premio di maggioranza – il quale conferisce troppo potere al vincitore di turno e lo rende di fatto privo di contrappesi, ossia arbitro della situazione – mentre a sua volta il candidato Premier potrebbe essere sostenuto da una coalizione, anche senza soglia di sbarramento, dal momento che le formazioni in coalizione che raccolgono poco consenso non risultano determinanti, ancorché in maggioranza, per le sorti del Governo.

    Resta il nodo dei costi della politica, che non è certo un aspetto secondario, ma a me pare che possano esservi tanti modi per ridurli, a carico degli stessi organismi che si vorrebbero salvaguardare, nel senso che va reso meno oneroso il funzionamento di questi medesimi

    Paolo B. 28.05.2016

  2. Tutto ok, Besostri.
    Volendo, si potrebbe ricordare che l’articolazione dello Stato in Regioni e Province (che brutta figura la loro riforma!) si può far meglio di com’è ora e di come prevede la legge da rigettare.
    Siamo sinceri, tutto questo – Italicum compreso – è solo parte della “lunga marcia” di Matteo Renzi al potere assoluto.
    Provare per credere????
    Meglio dire No prima.

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