domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

REFERENDUM. Nencini lancia i comitati per il SÍ
Pubblicato il 20-05-2016


Nencini-volantini-precari“Votiamo SI perché si tratta di un referendum che impone la scelta tra questa riforma e lo stato precedente che per anni abbiamo tentato di cambiare. Votiamo Si perché non accettiamo la retorica conservatrice del ‘giù le mani dalla Costituzione’, senza considerare peraltro che la Carta è stata modificata ben 35 volte in modo parziale e avventato. Votiamo SI perchè una vittoria del fronte opposto acuirebbe inevitabilmente la crisi politica italiana e aprirebbe la strada a nuove avventure rischiose per il nostro Paese.”. Riccardo Nencini, segretario del Psi, dà il via ai primi comitati Socialisti per il Sì al Referendum costituzionale del prossimo ottobre, firmando un documento sottoscritto anche dal direttore della Rivista di area socialista ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, e dal direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue. Il primo comitato, costituito da intellettuali e membri della società civile, vede tra i firmatari Pio Marconi, Mario Chiti, Cesare Pinelli, Marco Gervasoni, Mario Artali, Ugo Nespolo, Edoardo Crisafulli ed altri.  Domani, sabato 21 maggio, durante la riunione del Consiglio Nazionale del Psi che nominerà la nuova Direzione del partito, si costituiranno i comitati socialisti di tutta Italia. “Sono passati quasi quarant’anni da quando, sulle colonne di Mondoperaio, si aprì il dibattito sulla riforma costituzionale. Allora, la nostra era una vox clamantis in deserto, anche se era già evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo.” – si legge nel documento che spiega le ragioni del Sì dei socialisti al referendum di costituzionale.   “Tutti convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo. Un orientamento confermato negli anni successivi anche quando si operò una cesura nella continuità del sistema politico italiano con una semplice riforma elettorale. Gli effetti di quell’intervento, insufficiente proprio perché scisso da una revisione della Carta, sono noti. A sanare questo vizio d’origine non sono serviti nemmeno i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista, ed è anzi tra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum avere corretto le incongruenze frutto di quei tentativi. Quanto ai rapporti tra Governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benchè il Governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento sia sempre più debole. E’ presumibile che regolando con maggiore chiarezza gli equilibri tra le istituzioni, entrambe si rafforzino, e che il superamento del bicameralismo paritario valga addirittura a spuntare l’arma della questione di fiducia con la quale sempre più spesso i governi mettono in scacco le Camere. Non ci sfugge che il testo sottoposto a referendum non risolve tutti i problemi e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Noi – si legge nel documento – avevamo proposto un percorso diverso: elezione di un’Assemblea Costituente che decidesse sul sistema di Stato, scegliendo tra quello parlamentare e quello presidenziale, che decidesse  sul riassetto delle regioni e dei comuni, che decidesse sul ruolo e i poteri delle città metropolitane, che rileggesse l’intero Titolo V della Carta. Il Parlamento scelse un’altra strada. E’ anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato e incoerente fronte del NO che invitiamo gli elettori a votare SI. Ma è soprattutto perché con questa riforma giunge a un primo approdo un processo che avviammo noi stessi quarant’anni fa”.


Mondoperaio-copertina
UN APPELLO DI COLLABORATORI DI MONDOPERAIO PER IL SI’
AL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Roma, 20 maggio – Il direttore di Mondoperaio e molti collaboratori della rivista fondata da Pietro Nenni hanno diffuso un documento per sostenere nella prossima consultazione referendaria la conferma della legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento. Di seguito il testo dell’appello.

Sono passati quasi quarant’anni da quando, sulle colonne di Mondoperaio, si aprì il dibattito sulla riforma della Costituzione. Allora la nostra era una vox clamantis in deserto, anche se già da allora era evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo.

Fra di noi non mancò chi, sulla scia di quanto sostenuto alla Costituente da Piero Calamandrei, propose addirittura di mutare radicalmente la forma di governo in senso presidenzialista. Ma tutti comunque convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo, anche sull’esempio di altre democrazie europee che pure avevano adottato la forma di governo parlamentare.

Poi le vicende dei primi anni ‘90 fecero sì che si operasse una cesura nella continuità del sistema politico con una semplice riforma elettorale, prescindendo dalla pur necessaria revisione della Costituzione: ed avere preferito regolare diversamente dal passato i rapporti di forza senza provvedere a regolare di conseguenza i rapporti fra le forze è fra le cause non ultime della crisi politica che stiamo vivendo.

A sanare questo vizio d’origine del nuovo sistema politico, del resto, non sono serviti neanche i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista: ed è anzi fra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum avere corretto le incongruenze che di quei tentativi sono state il frutto. Senza dire che portare nella legislazione nazionale il punto di vista delle Regioni varrà a superare conflitti di competenze che attualmente si affollano davanti alla Corte costituzionale, quando non sfociano addirittura, come è avvenuto di recente, nella convocazione di referendum popolari.

Quanto ai rapporti fra governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benché il governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento è sempre più debole: mentre è presumibile che regolando con maggiore chiarezza gli equilibri fra le due istituzioni entrambe si rafforzino, e che il superamento del bicameralismo paritario valga addirittura a spuntare l’arma della questione di fiducia, con la quale sempre più spesso i governi hanno ricattato le due Camere, e che ora nei confronti di una delle due non potrà essere usata, a fronte di obiezioni di merito fondate e sostenute da adeguato consenso.

Non ci sfugge, peraltro, che il testo che verrà sottoposto al giudizio degli elettori non risolve tutti i problemi, e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Ed è auspicabile che essi prendano corpo in un contesto meno condizionato da opportunismi politici di cortissimo respiro come quelli che hanno caratterizzato negativamente l’iter parlamentare della legge di revisione.

E’ anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato ed incoerente fronte degli oppositori, del resto, che   invitiamo gli elettori a votare Sì. Ma è soprattutto perché con questa riforma giunge ad un primo approdo un processo che avviammo noi stessi quasi quarant’anni fa.

Luigi Covatta, Gennaro Acquaviva, Salvo Andò, Mario Artali, Antonio Badini, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Achille Bonito Oliva, Domenico Cacopardo, Luigi Capogrossi, Mario Chiti, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Edoardo Crisafulli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Ugo Finetti, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Giulia Giuliani, Marino Lizza, Nicla Loiudice, Matteo Lo Presti, Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Michele Marchi, Pio Marconi, Antonella Marsala, Andrea Millefiorini, Matteo Monaco, Raffaele Morese, Ugo Nespolo, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Giuliano Pennisi, Giuliano Parodi, Luciano Pero, Carmine Pinto, Pino Pisauro, Marco Plutino, Paolo Pombeni, Gian Primo Quagliano, Mario Raffaelli, Gianrico Ranaldi, Stefano Rolando, Elisa Sassoli, Eugenio Somaini, Celestino Spada, Tiziano Treu, Bruno Zanardi.                                                                                    

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Commenti all'articolo
  1. Potrebbe essere condivisibile sostenere queste posizioni ma
    c’e’ un fattore che e’ completamente ignorato nelle vostre considerazioni:
    da chi e’ promosso questo referendum?
    da un governo non eletto e da un presidente del consiglio
    che a mio parere e’ figlio di coloro i quali hanno
    fatto fare la fine che conosciamo a Bettino Craxi.
    Mi chiedo che cosa ne penserebbe lui e credo non sarebbe
    sostenitore di questo governo,delle sue menzogne e di questo
    sistema.

    Cordiali Saluti

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