martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Referendum. Nencini: perché votare sì
Pubblicato il 26-05-2016


Nencini-PsiPrendono vita i Comitati socialisti per il Sì al referendum. Organizzati su base provinciale, aperti a tutti, sostenuti da un manifesto firmato da una quarantina tra intellettuali costituzionalisti, storici, artisti (da Mario Chiti a Pio Marconi, da Tiziano Treu a Beppe Mammarella, Zeffiro Ciuffoletti, Cesare Pinelli, Mario Artali, Achille Bonito Oliva, Marco Gervasoni, Ugo Nespolo, Simona Colarizi e molti altri. L’obiettivo, per il Segretario del Psi Riccardo Nencini, è di 100.000 adesioni entro un mese: “Cercheremo di raggiungere questi numeri attraverso manifestazioni regionali e gazebo socialisti da allestire in tutta Italia, l’11 e il 12 giugno prossimi. Si tratta di un referendum che impone la scelta tra questa riforma e lo stato precedente che per anni abbiamo tentato di cambiare. Non accettiamo la retorica conservatrice del ‘giù le mani dalla Costituzione’, senza considerare peraltro che la Carta è stata modificata ben 35 volte in modo parziale e avventato. Votiamo Sì infine perché una vittoria del fronte opposto acuirebbe inevitabilmente la crisi politica italiana e aprirebbe la strada a nuove avventure rischiose per il nostro Paese”.

Sono 40 anni che si parla di riforme in Italia…

I socialisti già nel anni ’70 aprirono il dibattito sostenendo la necessità di una riforma. Sono passati quasi quarant’anni. Tutti convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo.

Torniamo ai comitati socialisti.
È da evidenziare che i comitati sono solo nostri. Una parte rilevante di questa riforma riprende contenuti approvati nel nostro Consiglio Nazionale. Una riforma che non è perfetta: noi eravamo per un impianto che desse più poteri alle Regioni. Ma non c’è dubbio che questa riforma cammina nel solco che da Calamandrei in poi ha sempre incrociato la cultura socialista il cui architrave è nel superamento del bicameralismo paritario. Cosa che oggi facciamo. Renzi, parlando di riforme, ha citato Berlinguer. È vero. Ma bisogna ricordare che il Pci si batté sempre contro le grandi riforme e si schierò sempre per il mantenimento dello status quo.

Inizialmente il Psi era per la strada dell’Assemblea Costituente…
Certo. Tanto che durante il Governo Letta la proponemmo e la mettemmo in votazione. Ricevemmo molti applausi, ma solo 3 voti.

L’obiettivo di raggiungere 100mila firme in un mese è molto ambizioso.
Un obiettivo deve sempre esserlo. È un modo per mettersi alla prova. Non bisogna mobilitarsi solo per le elezioni. Questa iniziativa, che si suggella nelle giornate dell’11 e 12 giugno, è l’inizio di una campagna che parte coni il referendum ma che si occuperà anche di altre questioni.

Per esempio?
Come il lavoro che stiamo facendo per eliminare le accise innaturali all’interno delle bollette. Altro esempio il voto ai 16enni per le elezioni amministrative.

Ci sono dei punti della riforma che non ti convincono pienamente?
I consiglieri regionali che sono anche Senatori. Su questo infatti abbiamo presentato emendamenti. Secondo noi il Senato doveva avere un impianto più ispirato al modello tedesco: un Senato delle Regioni più efficace. Ma parte dei nostri emendamenti è stata recuperata e assorbita nel testo.

Non trovi sia un errore trasformare il voto in un referendum su Renzi?
La personalizzazione della politica è sempre un errore. Ma gli italiani capiranno che tenere assieme Brunetta, che prima aveva siglato il patto del Nazareno per poi rinnegarlo, e i grillini, è un connubio nocivo per chi lo propone: una coalizione degli opposti che non sarà in grado di dare risposte politiche all’esito referendario.

E la minoranza del Pd?
Nessuno mi toglie dalla testa che parte del Pd vuole destabilizzare l’esecutivo. Ma in questo caso l’onere della prova per dimostrare che non è così, è a carico loro.

Due giorni fa la querelle sui partigiani nata dalle parole della Boschi. Che ne pensi?
Alcuni partigiani voteranno No, moltissimi altri invece diranno Sì al referendum costituzionale. Vanno rispettate tutte le posizioni. Ho ricevuto un diploma ad honerem dalla sezione dei partigiani di Firenze. Ma io non ho fatto la resistenza sono nato dopo. Ecco: immagino che il ministro Boschi volesse riferirsi a questo, perché vedo che nel movimento ci sono le opinioni più diverse. Mario Artali, Presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, ha firmato l’appello. È la dimostrazione che non ci sono tifoserie, ma scelte libere e individuali. Dobbiamo solamente rispettare le opinioni di tutti.

Critiche si sono levate anche sulla legge elettorale. E i socialisti hanno chiesto delle modifiche.
Abbiamo presentato un ddl per modificare l’Italicum. E penso che sia un tema che possa entrare in agenda dopo il referendum. Se ci sono le condizioni affinché se ne parli prima tanto meglio.

Elezioni amministrative. Quali le prospettive delle liste socialiste?
Abbiamo presentato liste nei 4/5 dei comuni in cui si vota: è la smentita più netta a chi sosteneva che il nostro simbolo non ci sarebbe stato. E penso che in alcune delle grandi città in cui si andrà al voto, la nostra presenza sarà decisiva per il centrosinistra.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Riccardo! Arrivi sempre al momento opportuno per confermarmi che ho fatto bene a prendere di nuovo la tessera del PSI. Dobbiamo convincere Matteo Renzi che fu Bettino Craxi il leader dei democratici italiani di cultura occidentale, progressista, laica e liberale. Quella cultura dell’efficienza e del fare che è anche di Renzi. Purtroppo la zavorra interna al PD lo costringe a compromessi innaturali, come il rilancio de L’Unità e l’esaltazione di quel personaggio grigio e polveroso che fu Enrico Berlinguer. Ma diamo tempo al tempo. Intanto dobbiamo vincere il referendum costituzionale per far diventare l’Italia un Paese moderno. Poi se son rose fioriranno. Anzi garofani!

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