domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ricollocazioni: tirata d’orecchie dall’Europa (all’Europa)
Pubblicato il 31-05-2016


Immigrati-sbarchi-Renzi-UE

I paesi europei non fanno abbastanza sulle ricollocazioni. Questo è il monito, a dire il vero curioso, che arriva dalla Commissione. “Il ritmo delle ricollocazioni – ha detto la portavoce, Mina Andreeva – deve accelerare” o la Commissione farà scattare procedure di infrazione.  Curioso perché è l’Europa che tira le orecchie a se stessa. Fino ad oggi sono stati effettuati solamente l’1% delle 160mila relocation promesse. Anche se “ci sono progressi”, Andreeva ha sottolineato che la decisione “è legalmente vincolante” e “deve essere messa in atto da chi l’ha presa”. Per questo “abbiamo mandato lettere di avvertimento” ai governi e “se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri come guardiani dei trattati”.

“Nei nostri rapporti sulle relocation abbiamo sottolineato che il ritmo deve accelerare” ha detto Andreeva. “A oggi abbiamo avuto 1816 persone ricollocate da Italia e Grecia” specifica, ricordando che “proprio ieri 45 persone sono state ricollocate dalla Grecia alla Spagna”. “Quello che vediamo in termini di progresso è che per la prima volta, da una settimana, vediamo ricollocazioni su base quotidiana. E’ un segno incoraggiante, ma naturalmente i progressi devono aumentare” ha aggiunto prima di sottolineare: “E’ esattamente per questo che il Commissario Avramopoulos ma anche il primo vicepresidente Timmermans ed il presidente Juncker hanno costantemente ricordato agli stati membri che stiamo parlando di una decisione legalmente vincolante, una legge europea che deve essere messa in atto da chi ha preso la decisione nel Consiglio. La Commissione è guardiana dei Trattati e può lanciare procedure di infrazione. Abbiamo inviato lettere di avvertimento e, se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri come guardiani dei trattati. Informeremo quando questa decisione sarà stata presa”.

Numeri che danno voce a chi della lotta alla immigrazione ha fatto la propria bandiera: “Più si avvicina la data delle elezioni – ha commentato Pia Locatelli, capogruppo del Psi e presidente del Comitato Diritti umani della Camera – più aumentano gli allarmi sul numero degli arrivi dei migranti, che sono esattamente quelli dello scorso anno e non in aumento, come vuol far credere Salvini. Pur di accaparrare qualche voto in più, non si esita a speculare sulle tragedie di chi rischia la vita per scappare da guerre e violenze”. “Strumentalizzare la morte di donne e bambini per vincere le elezioni può far aumentare consensi nei sondaggi, ma alla fine non paga. A dispetto della Lega – ha concluso – siamo ancora un Paese generoso che non esita nel salvare vite umane”.

Anche il presidente del consiglio Matteo Renzi ha parlato di allarmismo preelettorale. “Non c’è un aumento dei migranti rispetto all’anno scorso, c’è solo un aumento di allarmi a scopi elettorali”. Renzi ha ricordato che “c’è gente che continua a morire nel Mediterraneo è questo è un dato di fatto” e “c’è bisogno di una reazione dell’ Italia e della Comunità europea ma di fronte a chi rischia di morire in mare, io preferisco perdere qualche punto in campagna elettorale ma salvare delle vite”.

Intanto dall’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) arrivano numeri impressionanti per la sua gravità: sono almeno 880 i migranti morti soltanto la scorsa settimana, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

Redazione Avanti!

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