domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforma dei partiti. Via la norma anti 5 Stelle
Pubblicato il 03-05-2016


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Norme punitive sì, ma con delle attenuanti. Si può riassumere così l’asse portante del testo base sulla riforma dei partiti depositato in commissione Affari costituzionali della Camera, che prevede la possibilità di escludere dalle elezioni quei partiti che non saranno dotati di uno statuto. Ma potranno correre se saranno muniti di una “dichiarazioni di trasparenza”. Una norma questa, viene sottolineato, che viene incontro a quei movimenti, come i 5 Stelle, che non sono organizzati come un partito politico e non hanno uno statuto. Non potranno partecipare alle elezioni, inoltre, quei partiti che non presenteranno il programma elettorale. Questi alcuni dei punti nodali della proposta di legge sulla riforma dei partiti, elaborata dal relatore Matteo Richetti (Pd) e che sarà il testo base su cui lavorerà la commissione Affari costituzionali della Camera, impegnata finora nell’esame di 18 diverse proposte di legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.

Il testo predisposto da Richetti prevede quindi, viene ancora riferito, una norma che prevede l’esclusione dalla competizione elettorale per quelle formazioni politiche che non sono dotate di uno statuto o che, perlomeno, non abbiano depositato una “dichiarazione di trasparenza” che, dunque, diventa “sostitutiva” dello statuto. Nel testo, infatti, si parla espressamente di “statuto” o di “dichiarazione di trasparenza” per quei partiti o gruppi politici organizzati che si trovino “in assenza dello statuto”.

Viene superata così la norma più stringente prevista dalla proposta di legge del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, che prevedeva invece l’esclusione dalle elezioni per quei partiti privi della personalità giuridica ovvero “non iscritti nel registro nazionale”. Il testo base sulla riforma dei partiti, depositato nella tarda mattinata di oggi in commissione Affari costituzionali della Camera, si compone di 9 articoli e ha come obiettivo principale, spiega lo stesso relatore Matteo Richetti, “la trasparenza”. Non solo. Il testo base, non prevedendo più l’obbligo dello statuto per poter partecipare alle elezioni – basta infatti una dichiarazione di trasparenza – viene incontro alle richieste dei 5 Stelle. Che, tiene a sottolineare un altro esponente del Pd, Giuseppe Lauricella, a questo punto non potranno non essere d’accordo.

In commissione, dunque, il Pd punta a raggiungere un ampio consenso sul testo, anche se i grillini hanno preso tempo per poter studiare la proposta di legge targata Richetti, e bisognerà vedere le posizioni degli altri partiti, visto che praticamente ogni forza politica aveva presentato la sua proposta (le pdl depositate erano infatti 18).

Tra le novità, nessun riferimento alle fondazioni – tema caro ai pentastellati – né alle primarie. Nello statuto o nella dichiarazione di trasparenza i partiti dovranno indicare le modalità di scelta dei candidati, ma senza alcun obbligo verso un determinato sistema. Sarà sufficiente indicare in che modo si scelgono i candidati alle elezioni, basterà anche la semplice dicitura “scelti dal segretario” o con primarie, ad esempio. Infine, da sottolineare la modifica alla legge varata durante il governo Letta sulle donazioni: diventerà obbligatorio indicare il donatore delle somme da 15 mila euro in su. Dai 5 mila ai 15 mila euro, per poter conoscere l’autore della donazione, occorrerà invece il consenso del soggetto.

Redazione Avanti!

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