domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roma, la cultura
come volano dell’economia
Pubblicato il 27-05-2016


Roma è un enorme museo a cielo aperto. Ma si può vivere solo di antichità? Chi intende la cultura solo come conservazione dei beni storici ed archeologici sbaglia. Per questo una Roma che voglia sfruttare appieno la cultura come volano dell’economia e voglia ritagliarsi la posizione che le spetterebbe tra le grandi città europee, deve cambiare registro: meno sovrintendenza, più divulgazione, più laboratori.

Le nostre eccellenze artistiche emigrano. Roma è ricettacolo di una produzione pittorica, letteraria e cinematografica stantia, fatta da vecchi dinosauri o da apparati di potere radical chic che monopolizzano i finanziamenti pubblici. I giovani e gli emergenti meno giovani che hanno qualcosa da dire sono costretti a farlo a Berlino e a Londra.

Mancano laboratori d’arte, incubatori di talenti artistici, c’è penuria di gallerie che aggrediscano il mercato attraverso idee e proposte coraggiose. Mancano riviste in grado di allevare talenti letterari e le nostre università intendono il termine “ricerca” solo come eterna riproposizione dei soliti noti. Mancano premi letterari e residenze per artisti.

Roma va sbloccata intellettualmente e culturalmente. Va dato impulso anche alla metà “oscura” della cultura, che la città eterna disconosce. La cultura scientifica. Tranne poche eccellenze, come Explora, mancano luoghi che siano in grado di incuriosire e di avvicinare. Elemento essenziale nel marketing culturale. Ci sono gioielli sconosciuti che, per carenza di fondi, restano aperti pochi giorni la settimana. E’ il caso del museo di storia della medicina, inspiegabilmente chiuso il sabato e la domenica il cui orario di apertura negli altri giorni arriva a malapena alle due e mezza. Tipico esempio di come, nella mentalità dei curatori, i visitatori siano ritenuti di troppo …

La nostra proposta è semplice. Roma è naturalmente città di cultura. Ma ha bisogno di un risveglio, di togliersi di dosso parecchia polvere. Le proposte concrete sono semplici. Che il comune di Roma individui spazi da adibire a residenze per giovani artisti e laboratori. Che ogni nuovo palazzo in costruzione debba, per ricevere i permessi necessari all’edificazione, necessariamente prevedere un’opera d’arte che entri a far parte del complesso. Che si dia spazio a premi letterari per i giovani, con un apposito dotazione economica all’interno del bilancio dell’assessorato alla cultura. Che i musei sacrificati, dei quali è impossibile la gestione pubblica, vengano dati in affidamento ad associazioni con comprovata esperienza. Che il futuro assessore alla cultura smetta di essere subalterno alla sovrintendenza, ma che si presenti con una propria proposta di politica culturale.

Mario Pascale ed Arianna Basile

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Commenti all'articolo
  1. Occhio, ragazzi, che a far danno ci si mette poco!
    (tra parentesi: “Che ogni nuovo palazzo in costruzione debba, per ricevere i permessi necessari all’edificazione, necessariamente prevedere un’opera d’arte che entri a far parte del complesso.”, lo faceva – talvolta anche bene – il fascio.
    Ma talvolta “repetita non iuvant.”)

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