sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
Messina, agonia di un territorio
Pubblicato il 18-05-2016


Con preoccupazione assisto alla lenta agonia delle ormai esauste e limitate attività economiche rimaste nel nostro territorio. Dai recenti dati forniti dalla Camera di Commercio,si evidenzia la chiusura annuale di oltre 300 imprese commerciali e artigianali. Percorrendo le vie più importanti della città di Messina, si osserva la chiusura di molti negozi all’ingrosso e al dettaglio,un tempo molto rinomati e per la qualità e per la quantità  dei prodotti disponibili provenienti dalle più importanti fabbriche dell’industria italiana ed estera : tessili, abbigliamento, utensileria, mobili  e altro. La clientela era costituita in gran parte da piccoli commercianti provenienti dalla provincia e dalla vicina Calabria, quindi con un bacino di utenza di centinaia di Kmq e con una popolazione di oltre un milione di persone.

Le stazioni ferroviarie della città: Centrale, Scalo e Contesse con i loro vasti piazzali dotati di molti binari e con le invasature delle Navi Traghetto, costituivano uno dei nodi ferroviari più importanti d’Italia. Durante le campagne agrumarie si traghettavano quotidianamente oltre 1.200 carri e vetture ferroviarie. Con le sedi del Deposito Locomotive,delle Officine della manutenzione veicoli,dei vari Reparti Navigazione, Movimento, Lavori, Trazione, Impianti Elettrici, Commerciale, Personale Viaggiante, Officine Grandi Riparazioni, Squadre Rialzo, e tante altre specializzazioni, il personale delle ferrovie con le loro famiglie costituivano una popolazione di oltre 10.000 abitanti che vivevano in vasti quartieri.

Il vedere ora i grandi piazzali vuoti da ogni veicolo ferroviario, la scomparsa dei locomotori e del personale di manovra e il non sentire più lo sferragliare dei veicoli e i fischietti dei manovratori, si ha la sensazione di trovarsi in quei villaggi sperduti e abbandonati dai ricercatori d’oro che vedevamo nei film del Far West. Qualche raro viaggiatore sosta pigramente in una panchina della stazione in attesa del treno locale che impiega più di 2 ore per percorre appena 150 Km. Il treno più veloce che unisce Messina a Palermo, impiega in orario più di 3 h (Km 232). Quei pochi treni viaggiatori che attraversano lo stretto (Km. 3) impiegano più di 2 h per le manovre d’imbarco e sbarco e per la navigazione di Km.9.

Tutte le nazioni più sviluppate (e anche le meno) impiegano enorme risorse per velocizzare al massimo il trasporto dei viaggiatori e delle merci. In Italia ben due grandi gruppi industriali concorrono a conquistare il record della velocità sulla rotaia. In atto il treno più veloce “Italo” (dal colore rosso della Ferrari) impiega 2 h e 20′ nel tratto Milano – Roma di circa 500 Km, alla velocità media di 300 Kmh. Già sono stati ultimati i progetti per realizzare treni che raggiungeranno la velocità di oltre 400 Kmh. Viene spontaneo fare le seguenti domande ai nostri governanti: perché in Sicilia i treni viaggiano ancora con una velocità media di meno 100 Kmh? Perché il viaggiatore pendolare dello Stretto non può più usufruire delle poche navi traghetto rimaste in esercizio?

Sarà sorprendente per un viaggiatore proveniente da Milano o da Roma e diretto in Sicilia con un treno ad alta velocità che in poche ore lo porta sulla sponda calabra,per poi attendere oltre due ore per attraversare lo Stretto. In altre parti del mondo si realizzano molte infrastrutture, pur non avendo la disponibilità di grandi risorse economiche, ricorrendo al mercato finanziario mondiale. In Turchia, nel tratto tra il Bosforo – Istanbul e il mar di Marmara sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione ben sette grandi infrastrutture: tre grandi ponti sospesi, di cui uno supererà la luce di oltre 2 Km, e consentirà anche il transito dei treni ad alta velocità, tre tunnel sottomarini, di cui uno di oltre 30 Km, un canale navigabile tra il mar di Marmara e il mar Nero dalla lunghezza di oltre 50 Km percorribile da navi di grosso tonnellaggio. La Turchia che non ha lo sviluppo industriale paragonabile all’Italia,sta realizzando quindi un insieme di grandi opere con l’impiego di alta tecnologia innovativa, (nata anche dagli studi fatti per il Ponte sullo Stretto), che suscita molto interesse fra i maggiori esperti di ingegneria delle costruzioni di ponti sospesi e gallerie sottomarine. Il costo complessivo di tali opere sarà di centinaia di miliardi di dollari, già stanziati dalle Finanze Pubbliche.

Il Ponte sullo Stretto di Messina, unica grande infrastruttura che si dovrebbe realizzare nel Meridione per unire la Sicilia e la Calabria, impegnerebbe le Finanze Pubbliche per soli tre miliardi di euro. Dopo tanti anni di travagliati scontri tra le varie forze politiche,seguita dalla sconcertante decisione di revoca contrattuale del governo Monti, ancora non si riesce a decidere di fare o meno la grande opera che per contratto dovrebbe essere realizzata dalla società internazionale Eurolink . La società ora chiede un risarcimento talmente oneroso che se venisse accolto metterebbe alla berlina l’attuale classe politica italiana. Nel senso che porterà lo Stato a risarcire alla controparte una cifra equivalente al valore di parte dell’opera senza potere avere il Ponte. Inoltre è da prendere in considerazione la sfiducia e la inaffidabilità che si creerebbe presso le grandi imprenditorie mondiali e nella finanza internazionale nei confronti del nostro Paese.

Rispetto ma non condivido l’ideologia di chi è contrario all’alta velocità. Lo sviluppo tecnologico e il progresso non lo può fermare nessuno. Da che mondo è mondo, l’umanità si è sempre sviluppata avendo di mira più la speculazione che l’ideologia. La storia ci insegna che qualsiasi altra esperienza attuata nel mondo per destinare le risorse al bene collettivo è fallita miseramente. In Cina, dove negli edifici si espone la bandiera dei lavoratori,buona parte delle risorse sono destinate allo sviluppo dell’industria, della tecnologia, degli armamenti, delle grandi infrastrutture: ponti, dighe (per l’innalzamento delle acque interi paesi sono scomparsi causando una emigrazione forzata di migliaia di abitanti) I diritti dei lavoratori non sono migliori dei lavoratori di altri paesi.

l’Italia,che è una grande nazione, da molti anni non ha potuto più avere la fortuna di avere uomini politici del livello di De Gasperi, Nenni, La Malfa, Moro, Berlinguer e pochi altri. Si assiste con disgusto ai contrasti più violenti e sconclusionati tra i deputati di molte forze politiche, che hanno bloccato di fatto e per molto tempo l’attuazione di importanti riforme istituzionali nei settori vitali della struttura dello Stato. La gente è stanca della Politica e partecipa sempre meno alle votazioni elettorali. Sembrerà strano, ma ogni volta che si tenta di fare qualcosa per il Sud d’Italia, escono sempre fuori intrighi e manovre misteriose e intercettazioni telefoniche fra loschi personaggi politici tanto da far capire alla gente che la malavita organizzata ha la capacità di corrompere influenti personaggi ed è in grado di pilotare l’assegnazione degli appalti dei lavori pubblici alle imprese colluse con la stessa organizzazione.

I poteri forti dell’economia e della finanza, con la divulgazione mediatica massiccia e costante nel tempo del fenomeno sopra decritto ha condizionato psicologicamente l’opinione pubblica orientandola a non realizzare le opere nel Sud perché i soldi vanno a finire alle organizzazioni criminose. Tale influenza mediatica ha avuto ed ha effetti anche su buona parte delle popolazioni meridionali.

E’ una mia opinione e rivolgo un appello ai governanti del nostro Paese, la struttura del Ponte verrà realizzata da Società privata, con finanziamenti internazionali, per realizzarla occorreranno parecchi anni, perché non cominciare da subito i lavori. L’apertura dei cantieri ,che com’è noto non graveranno sulle finanze pubbliche, darebbe la certezza della volontà del governo a volere fare le opere. Altrimenti si ha l’impressione di volere fare solo facile propaganda. Le opere di connessione al Ponte si possono fare in tempi successivi, cioè dopo qualche anno dall’inizio dei lavori, in quanto la natura geologica delle colline interessate dalle opere non è rocciosa e i tempi di realizzazione sono dell’ordine di pochi anni.

Antonio Ciuna
Messina

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