domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sicilia “mafiosa”,
tra cassazione e Bruno Vespa
Pubblicato il 09-05-2016


Due recenti fatti evocano per la nostra tormentata Sicilia, quasi la “geometrica potenza” che il leader di Autonomia Operaia Franco Piperno utilizzò a proposito del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

La Corte di Cassazione ha statuito con sentenza che rientra nella libertà di insegnamento, garantita dalla Costituzione, l’impiego di un libro di testo destinato agli studenti delle scuole medie inferiori nel quale, “con sufficiente richiamo ai contesti storici e alla cronaca anche recente”, si parla della Sicilia con “espressioni e giudizi generali perentoriamente negativi”, definendola una regione nella quale la mafia “impedisce di governare per il bene della collettività” e “che riceve dallo Stato più di quello che dà e consuma più di quello che produce”. E’ stato così, respinto il ricorso del presidente della Regione siciliana (al quale si consiglia di ricorrere come cittadino alla Corte di Giustizia europea a Strasburgo) contro la casa editrice Principato e gli autori del libro “Geo Italia, le regioni”.

Bruno Vespa poi, conduttore di “Porta a porta”, che qualcuno definì una sorta di “Terza camera” accanto a quella dei deputati e al Senato, ha intervistato, con toni sommessi il figlio di Totò Riina.

Una sentenza e una intervista danneggiano ancora una volta quella Sicilia che vuole emanciparsi dalle greppie politico-affaristico regionali, legate a gruppi di potere nazionali, e che sembrano riproporre il vecchio armamentario positivistico lombrosiano, emblematicamente rappresentato dal Museo di Antropologia criminale di Torino, i cui reperti raccontano l’infondata e infame teoria della inferiorità dei meridionali. Già, il “razzismo differenzialista”, che prende le mosse da un processo unitario divenuto annessione del Sud e della Sicilia, con la falsa contrapposizione tra “civilizzatori” e “indigeni”, tra “legalitari” e “mafiosi”, tra gli “uomini del fare” e gli “assistiti”.

Quel che indigna non sono soltanto i contenuti della sentenza della Suprema Corte e dell’intervista di Vespa, che rischiano di contribuire ulteriormente a connotare la nostra Isola come terra di mafia e di assistenzialismo. No, indigna l’assenza di reazione da parte del mondo politico (?) siciliano, in primo luogo del presidente della Regione e dei deputati all’Ars, e della cosiddetta società civile isolana!

Eppure, si dovrebbe ricordare che la mafia, intesa come definizione di organizzazioni criminali su larga scala, è, purtroppo, un fenomeno globale, in cui si possono fare rientrare le lobby istituzionali, politiche ed economiche, per non parlare di quelle finanziarie che a livello internazionale, Troika docet, stanno affamando gran parte della popolazione del nostro pianeta. E ancora, che la Sicilia è la terra in cui, con la Magna Grecia, emblematicamente rappresentata da Archimede, si è ulteriormente diffuso l’Ellenismo, permeando tutto il mondo occidentale, e che con Federico II si creò in Sicilia un mirabile modello di governo basato sulla tolleranza e sull’esaltazione dell’arte e della cultura in generale; la terra di Pirandello, Verga, Sciascia, Ettore Majorana e dei martiri della lotta alla mafia: tanti, tantissimi siciliani delle istituzioni, del sindacato, del giornalismo.

Torna alla mente l’Atto I, coro, de “I Vespri siciliani” di Giuseppe Verdi: “Coraggio, su coraggio! Siamo del mare i figli: /Si sprezzino i perigli,/ Iddio ci guiderà. Sì, vendichiam l’offesa,/ Spezziamo il rio servaggio;/ Osiamo! e l’alta impresa/Il ciel proteggerà!

Maurizio Ballistreri

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