venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Se il datore di lavoro
è inadempiente,
il TFR lo paga l’Inps
Pubblicato il 11-05-2016


Datore inadempiente
IL TFR LO PAGA L’INPS

Il principale non paga il Tfr? Nessun problema per il lavoratore, che può ottenere la liquidazione del trattamento di fine rapporto direttamente dall’Inps. Di fronte all’insolvenza del datore di lavoro non soggetto a procedure concorsuali, si ricorda, bastano l’esistenza e la consistenza del credito risultanti da un titolo (anche giudiziale) e l’insufficienza del patrimonio ereditario. A chiarirlo è stata la Cassazione con la recente sentenza n. 8072/2016 che si è pronunciata sul caso di alcune dipendenti di una società in accomandita semplice che trascinavano in giudizio il fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento del Tfr, oltre agli ultimi stipendi dovuti in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro. “In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della legge fallimentare – si legge nella sentenza – qualora il lavoratore agisca, ai sensi dell’art. 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, nei confronti del fondo di garanzia per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto gravante sull’eredità giacente, presupposto per l’obbligo di intervento del fondo sono a) l’esistenza e la consistenza del credito risultante da un titolo anche giudiziale, che il lavoratore ha l’onere di precostituire, e b) l’insufficienza del patrimonio ereditario, che può considerarsi provata, oltre che con l’esperimento infruttuoso dell’esecuzione o con lo stato di graduazione dei crediti predisposto dal curatore dell’eredità giacente, anche con la dichiarazione del curatore dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore e dell’impossibilità di procedere alla liquidazione concorsuale per incapienza dell’attivo”.

 Morti sul lavoro
ALLARME INAIL, +16% nel 2015

Sono tornati a salire nel 2015 gli incidenti mortali sul lavoro: +16% le denunce rispetto al 2014, 1.172 casi a fronte dei 1.009 dell’anno precedente. Ma i primi dati del 2016 sono migliori: nel primo trimestre dell’anno in corso, infatti, le denunce di infortunio con esito mortale sono state 176, con un calo del 14,6% rispetto all’analogo periodo 2015. La stima è dell’Inail secondo cui si tratta di “un dato preoccupante che interrompe un andamento comunque positivo”. Dal 2010-2014, infatti, annota ancora l’istituto, le denunce hanno registrato una flessione del 24,21%. L’Inail in occasione del 1° maggio, Festa del Lavoro, e della tradizionale cerimonia di celebrazione alla presenza del Presidente della Repubblica ribadisce “il proprio impegno per l’efficace tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e per la diffusione e promozione della cultura della prevenzione”. Nel 2015 inoltre sono state 632.665 le denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail, con una flessione del 3,9% rispetto alle 658.514 dell’anno precedente. Il dato, spiega l’Istituto, è in linea col costante andamento positivo registrato nel Paese negli ultimi anni che, nel solo quinquennio 2010-2014, ha visto una contrazione complessiva delle denunce pari al 23,9%. Dati questi, nel complesso, però ancora provvisori, spiega ancora l’Inail, perché si riferiscono a denunce oggetto di procedimenti istruttori ancora in corso. Il 2016 comunque sembra essersi avviato positivamente: le ultime rilevazioni disponibili registrano che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo, infatti, le denunce di infortunio compresi i casi mortali, sono state 152.573, con una riduzione dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 176, con un calo del 14,6% rispetto all’analogo periodo del 2015. “I dati dell’andamento infortunistico disponibili sono positivi, ma non devono comunque far abbassare la guardia. Finché ci sarà un solo morto per il lavoro, sarà una sconfitta per tutte le istituzioni”, commenta ancora l’Inail. Quanto all’impegno finanziario l’Inail ricorda le risorse impiegate per il miglioramento degli ambienti di lavoro nel 2015, sono state pari a un miliardo e 300 milioni negli ultimi cinque anni. Un sistema di finanziamenti che prosegue nel 2016, “anche con iniziative speciali per settori a maggior rischio”. A cominciare dalla bonifica dell’amianto, inserito nel bando ISI di dicembre 2015, cui sono stati destinati 83 milioni di euro. All’innovazione tecnologica in agricoltura sarà dedicato, invece, entro l’anno un bando di finanziamento per 45 milioni di euro (35 milioni nel 2017).

Canali online e assistenza diretta
SI RAFFORZA COLLABORAZIONE TRA CONSULENTI LAVORO E EQUITALIA

Equitalia e Consulenti del lavoro rafforzano la collaborazione per offrire un servizio di assistenza sempre più attento ai contribuenti che si trovano alle prese con cartelle di pagamento, rateizzazioni e procedure di riscossione. Il protocollo d’intesa, firmato oggi dall’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini e dalla presidente del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, prevede l’utilizzo di canali di contatto online, incontri formativi e tavoli tecnici di confronto, anche con l’intervento degli enti impositori, volti a esaminare argomenti di interesse comune. Il protocollo pone le basi per il rinnovo degli accordi tra le strutture territoriali con l’obiettivo di una capillare cooperazione finalizzata a rendere più agevole e diretto il rapporto tra fisco e contribuenti. In particolare, grazie agli accordi che saranno sottoscritti a livello locale, i Consulenti del lavoro, regolarmente iscritti all’Ordine, potranno accedere allo sportello telematico dal sito www.gruppoequitalia.it per richiedere assistenza per conto dei loro assistiti. Nella pagina dedicata ad “Associazioni e Ordini” è infatti possibile interagire direttamente con le sedi provinciali di Equitalia per richiedere informazioni e confrontarsi al fine di analizzare i casi più delicati. Con l’occasione, sarà distribuito ai Consulenti del lavoro e pubblicato sul sito di Equitalia il manuale d’uso dello sportello telematico, un vademecum per guidare i professionisti all’utilizzo del servizio online. “Vogliamo e dobbiamo essere – ha detto l’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini – dalla parte dei cittadini, questo significa anche rendere agevole poter saldare i propri debiti. La collaborazione con i Consulenti del lavoro è significativa e utile nell’ottica di semplificare gli adempimenti dei cittadini-contribuenti attraverso l’utilizzo delle tecnologie e il dialogo costante con i professionisti che li rappresentano”. “Abbiamo voluto concretizzare, grazie alla proficua collaborazione con Equitalia, strumenti utili ai Consulenti del lavoro per meglio assistere i contribuenti in una fase economica che ancora trova innumerevoli oggetti in difficoltà finanziaria” ha commentato Marina Calderone, presidente Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro. “Poter utilizzare anche tecnologia online per la definizione dei casi concreti è certamente di grande ausilio per la gestione dell’attività professionale”.

Consulenti lavoro
IVA ANCHE DOPO CESSAZIONE ATTIVITA’ PROFESSIONALE

“I giudici della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 21 aprile 2016, n. 8059, hanno ritenuto tassabili, ai fini dell’Iva, i compensi riscossi dopo la cessazione dell’attività professionale e relativi a ‘vecchie prestazioni’ rese prima della cessazione”. Ne ha dato notizia la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che ha analizzato le motivazioni della sentenza nel parere giurisprudenziale n.3 espresso di recente. “Nello specifico, il Supremo Collegio, confermando sostanzialmente – spiegano i consulenti del lavoro – l’impostazione teorica sposata dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione 20 agosto 2009, n. 232/E, ha enunciato il seguente principio di diritto: ‘Il compenso di prestazione professionale è imponibile a fini Iva, anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione'”. “La tassabilità ai fini dell’Iva – concludono i consulenti – è sancita da una distinzione concettuale che viene fatta tra il ‘fatto generatore’ dell’imposta, costituito dalla prestazione di servizi effettuata, e l”esigibilità’ dell’imposta, che è il diritto dello Stato di ottenere, da un dato momento, il pagamento dell’Iva dal soggetto passivo”.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento