mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Slot machines, 40 mila in più – Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – Corriere della Sera
Pubblicato il 09-05-2016


La circolare beffa sulle slot machine che ne autorizza 40 mila in più

Spuntano quelle nei magazzini: così viene aggirata la legge che doveva ridurle del 30%. Nel 2016 ci sarà una macchinetta ogni 143 italiani: il 10% in più dell’anno precedente

di Sergio Rizzo E Gian Antonio Stella
Corriere della Sera di lunedì 9 maggio 2016

Protestano le famiglie di chi si è rovinato. Insorgono le associazioni antiusura. S’indigna papa Francesco. Tutto inutile: per arginare il gioco d’azzardo ci vorrebbe un miracolo. Dalla parte giusta, però. Perché i «miracoli» accadono, ma sempre dalla parte sbagliata. L’ultimo è quello delle slot machine. Intima la legge che il loro numero si riduca del 30% in quattro anni: è cresciuto del 10,6% in quattro mesi. Siamo a 418.210. Tre per ogni bar. Dal 2007 al 2014 gli italiani indigenti sono aumentati da 7,5 milioni a oltre 10. Uno su sei. Ma mentre la soglia della povertà si spalancava per il 16,6% della popolazione, il business dell’azzardo lievitava del 350%, fino a 84 miliardi. Saliti nel 2015, ricordava ieri l’«Avvenire» dedicando la prima pagina alle manifestazioni contro l’azzardo in 61 città, a 88,2 miliardi. Più quelli del gioco clandestino. Almeno una ventina. Cifre mostruose.

I giocatori «patologici»

Dicono i difensori dell’azzardo che buona parte dei soldi tornano a chi gioca. Vero. I miliardi persi dagli italiani, però, sono oltre 17. Cioè 284 euro a testa. E non c’è da sorridere spensieratamente come in tanti spot che vantano l’allegria della «puntata». Come spiega uno studio Espad (il monitoraggio europeo sulle dipendenze dall’alcol e altre droghe) curato da Sabina Molinaro del Cnr, gli italiani «a rischio alto» che dipendono dall’azzardo sono circa un milione. I giocatori «patologici» almeno 256.000. Da brividi.
E l’orizzonte è sempre più fosco: nel solo primo trimestre di quest’anno, ricordava ieri il giornale della Cei, gli incassi statali per questo affare infetto sono cresciuti di altri 413 milioni: il doppio di quanto il governo abbia stanziato nel 2015 per la disoccupazione di lunga durata.
«La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio». Lo dice il ministero della Salute: lo Stato. Lo stesso che di quei 17 miliardi buttati dagli italiani schiavi delle slot-machine, delle scommesse o dei poker on-line incassa 8,7 miliardi. Il resto va alla cosiddetta «filiera», dai baristi ai gestori. E ai concessionari. Una lobby così influente (o prepotente) da essere in grado di cambiare perfino il corso delle leggi.

L’aumento improvviso

Non si spiega diversamente quello che è successo nelle scorse settimane, quando il numero delle diaboliche macchinette è lievitato improvvisamente come panna montata. E questo mentre i grillini, i vescovi, alcuni esponenti del Pd davano battaglia e il comitato SlotMob preparava le mobilitazioni di ieri.
Occhio alle date. A ottobre 2015 negli ambienti del governo, a dispetto della scelta di Renzi di firmare anni fa la proposta di legge di iniziativa popolare contro lo «Stato biscazziere» e delle sue sfuriate («È pazzesco, allucinante…»), spunta l’idea di tirar su mezzo miliardo con altre 22 mila slot-machine.
Ma i segnali che arrivano dal Quirinale e una rivolta politica capeggiata dal Movimento 5 stelle frenano tutto. Si decide anzi un giro di vite: e la legge di stabilità prescrive che il numero delle «slot» si debba gradualmente ridurre di almeno il 30%, entro quattro anni. A fine 2019, non potranno essere più di 265 mila. Una ogni 225 italiani.
Non poche: in Spagna ce n’è una ogni 245 residenti e in Germania una ogni 261. Ma è un segnale. Per evitare furbizie dell’ultima ora, inoltre, si stabilisce che il taglio dovrà essere effettuato sulla base delle slot esistenti al 31 luglio 2015: cinque mesi prima dell’entrata in vigore della legge. Quando le macchinette erano 378.109. Con il 30% in meno dovranno calare a 264.676. Ci siamo.

La legge di stabilità

A fine dicembre, mentre gli italiani sono distratti dal Natale e la legge di stabilità sta per arrivare sulla Gazzetta ufficiale, ecco la sorpresa: salta fuori dalle liste dei concessionari un numero enorme di macchinette che si troverebbero nei magazzini: calcolando anche quelle, il totale salirebbe a circa 424 mila. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli si precipita a precisare in una lettera al Corriere: «La legge di stabilità fa riferimento a una data certa (il 31 luglio 2015) e, quindi, anche a un numero certo (378.109) che comprende sia gli apparecchi in esercizio che quelli in magazzino; pertanto numeri diversi che fossero stati raggiunti in data successiva non potranno mai costituire un diverso e superiore punto di riferimento».
Falso allarme? Macché. Passa qualche settimana e la stessa Agenzia sforna una circolare che capovolge tutto. Perfino la decisione del parlamento. C’è scritto che la legge di stabilità viene a fissare un tetto oltre il quale «è precluso il rilascio” di nuove autorizzazioni»: ma che quel tetto si riferisce non al numero di slot machine operative al 31 luglio come previsto dalla finanziaria bensì al 31 dicembre 2015. E precisa che «tale numero è pari a 418.210 unità»: molto vicino a quello di 424 mila dichiarato a dicembre dai concessionari, e superiore di ben 40.101 slot-machine a quella linea del Piave fissata dagli stessi Monopoli a quota 378.109.
Non basta. Nella medesima circolare, che spera in una distrazione generale, si dice che il taglio partirà dal primo gennaio 2017, ma frattempo le concessioni scadute non saranno incenerite: verranno messe da parte per essere riassegnate a chi ne farà domanda in ragione di un tredicesimo del totale. Perché un tredicesimo? Semplice: tredici sono i concessionari. Il risultato è che per tutto il 2016 resteranno così in vita 418.210 slot machine, una ogni 143 italiani. Il 10,6% in più dello scorso anno.
Prova provata che, al di là delle belle parole, delle promesse e delle onorificenze date a chi combatte questa piaga, il primo biscazziere resta lo Stato. Specialità: il gioco delle tre carte.


Il commento del segretario del PSI, Riccardo Nencini

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