sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Stepchild, i giudici di Torino danno ragione a due coppie
Pubblicato il 27-05-2016


Coppia lesbo gay stepchild adoptionAncora una volta, anche per la step child adoption, siccome la politica non risolve i problemi, arriva la giustizia a fare supplenza. La legge approvata sulle Unioni civili, frutto di un compromesso per tenere in piedi la maggioranza di governo tra Pd e verdiniani, ha escluso una soluzione legislativa per i figli delle coppie omosessuali e dalla Corte d’Appello di Torino oggi i giudici della sezione per i minorenni, con due sentenze distinte, hanno accolto le richieste presentate da due coppie di donne di adottare i figli delle rispettive partner. La sentenza capovolge quella di primo grado quando le domande erano state respinte.

Il primo caso di stepchild adoption accolto dalla Corte d’appello di Torino riguarda una donna che ha chiesto e ottenuto di adottare il figlio di cinque anni della donna che nel 2015 aveva sposato in Islanda. Il secondo è quello di due donne, conviventi dal 2007 e sposate in Danimarca nel 2014, che volevano adottare le rispettive figlie – nate con inseminazione artificiale – oggi di 7 e 5 anni. In entrambi i casi un magistrato della procura generale di Torino, Giulio Toscano, aveva dato parere favorevole.
Nell’illustrare la decisione la Corte d’appello di Torino (presidente Carmen Mecca, giudice estensore delle sentenze Federica Lanza) ha spiegato che “si impone, assai semplicemente, la tutela di una situazione di fatto”. I magistrati hanno preso atto delle condizioni positive in cui stanno crescendo i bimbi e hanno fatto presente che in materia si può applicare la legge 184 del 1983. Diversamente non è possibile tutelare in modo adeguato i diritti dei minori. Inoltre, in una delle due sentenze, si sono richiamati alle disciplina della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui il concetto di vita familiare deve essere “ancorato ai fatti”: l’esistenza di un nucleo familiare “non è subordinata all’accertamento di un determinato status giuridico”, ma alla “effettività dei legami”‘

La questione dei figli delle coppie omosessuali è stata già al centro di durissime polemiche che non sono cessate dopo l’approvazione della legge tanto che sta nascendo un vero e proprio ‘Fronte del No’ che vuole portare gli italiani a pronunciarsi con un referendum abrogativo, una strada difficikle anche alla luce degli storici fallimenti del passato su divorzio e aborto.

Il fronte parlamentare del No ha presentato ieri mattina in Cassazione l’annunciato referendum abrogativo che nelle intenzioni lascia intatti i diritti legati alle convivenze stabili, ma elimina l’impianto generale della Cirinnà approvata appena due settimane fa. Lo scopo dichiarato è quello di “sbarrare” la strada alle adozioni e rendere ancora più incisive le differenze tra e le unioni tra gay e i matrimoni tra uomo e donna.

Nel Comitato referendario sono presenti esponenti di diversi partiti appartenenti però tutti all’arco del centrodestra e tutti facenti riferimento a una interpretazione integralista del cattolicesimo. Tra i firmatari della richiesta di referendum, Roccella e Quagliariello (movimento IDeA); Molteni e Simonetti (Lega), Sacconi e Formigoni (Ap), Gasparri, Malan e Palmieri (FI), Fucci e Tarquinio (CoR), Rampelli (Fdi).

Secondo le regole, ora dovranno essere raccolte le 500mila firme necessarie per portare gli italiani alle urne.

Dichiarazioni critiche sono giunte dal Pd. Monica Cirinnà, madrina del provvedimento legislativo:

“La migliore risposta possibile ai promotori del referendum contro le unioni civili, qualora dovesse mai celebrarsi, verrà direttamente dagli italiani la gran parte dei quali non intende far fare passi indietro al nostro Paese sul fronte dei diritti, proprio ora che ci siamo riavvicinati al resto d’Europa. Ogni qualvolta gli italiani sono stati chiamati a decidere se confermare o abrogare leggi che ampliavano i diritti hanno sempre scelto di rendere l’Italia un Paese più libero, democratico e inclusivo. Poiché la legge sulle unioni civili rispetta pienamente la sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale non credo che la stessa Corte che ha chiesto al Parlamento di provvedere ‘con estrema sollecitudine’ al riconoscimento delle coppie e della vita familiare di persone dello stesso sesso, possa colpire una norma attesa da 30 anni che finalmente dà riconoscimento e dignità a milioni di italiani discriminati solo per il loro amore”.

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