sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terza e ultima puntata. Come cambia il titolo V della Costituzione
Pubblicato il 27-05-2016


Dopo avere descritto i cambiamenti introdotti dalla riforma costituzionale sulla materia del bicameralismo, ora entriamo nel merito dell’altra materia modificata e cioè di quel titolo V della Costituzione che era stato sostanzialmente cambiato dalla maggioranza ulivista, cambiamento che aveva generato non poche confusioni e conflitti delle competenze statali e regionali. La riforma elimina quelle competenze concorrenti introdotte dalla riforma ulivista e attribuisce nuovi poteri allo stato centrale.

Lo stato avrà potere in materia di coordinamento della finanza pubblica, di politiche attive sul lavoro, di infrastrutture, di politica energetica, di ambiente, tutte competenze che la vecchia riforma del Titolo V aveva introdotto come concorrenti e oggetto di intese alla conferenza stato-regioni. Su queste materie sarà invece lo stato centrale a poter decidere. In talune circostanze, per tutelare l’unità giuridica, economica o l’interesse nazionale lo stato centrale potrà avocare a sé (clausola di supremazia) anche altre materie. Vengono poi introdotti finalmente parametri di costo, vedasi l’emergenza sanitaria in proposito, cui devono attenersi comuni, città metropolitane e regioni, esclusioni dall’esercizio pubblico di amministratori in realtà locali in grave dissesto finanziario, limiti agli emolumenti degli amministratori regionali che non possono essere superiori a quelli percepiti dai sindaci delle città capoluogo di regione.

La scomparsa delle province dalla Costituzione recepisce la riforma già approvata dal Parlamento (per la verità essa riguarda per ora solo i Consigli provinciali), vengono introdotte norme per la parità di accesso di entrambi i sessi alle cariche pubbliche. Due ulteriori novità: viene abolito il Cnel (il consiglio per l’economia ormai privo di significati e di efficacia) e viene modificato con l’introduzione del referendum propositivo e di indirizzo il sistema referendario italiano. Inoltre per presentare una legge di iniziativa popolare serviranno 150mila firme, per ottenere la validità di un referendum, qualora le firme raccolte arrivino a 800mila e non alle 500mila richieste anche precedentemente, servirà solo la metà più uno dei votanti alle elezioni politiche. Con questo termina la semplice spiegazione dei temi oggetto di referendum confermativo. Poi svilupperemo tutte le successive considerazioni politiche.

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Commenti all'articolo
  1. Le tre “puntate” del Direttore sulle modifiche costituzionali che saranno sottoposte a referendum rappresentano un buon aiuto per orientarsi in questa materia certamente delicata e complessa, specie per chi vorrebbe esprimersi in maniera abbastanza slegata dalle conseguenze politiche che potrà avere l’esito di questo voto.

    Se uno dei principali obiettivi della Riforma deve essere quello di facilitare il processo decisionale – e rafforzare nel contempo la stabilità dei Governi – il superamento delle materie cosiddette concorrenti pare andare in tal senso, mentre non mi convince il superamento del bicameralismo perfetto, il quale bicameralismo si configura peraltro come elemento di contrappeso e garanzia.

    L’introduzione del referendum consultivo appare come buona cosa, anche se resta da vedere come verrà sviluppato tale principio, mentre la scomparsa delle Province, ancorché finora a metà strada, non ha trovato unanimi consensi, per dire che possono esservi aspetti condivisibili ed altri decisamente meno..

    Guardando ad esempio ai due suddetti obiettivi, processo decisionale e stabilità degli Esecutivi, mi sembrerebbe più funzionale il premierato forte, con la facoltà di sciogliere le Camere riconosciuta al Primo Ministro insieme al meccanismo della “sfiducia costruttiva”, il che potrebbe anche convivere, sempre a mio modesto avviso, col sistema proporzionale e con le coalizioni, financo senza soglia di sbarramento (risvolto affatto secondario se pensiamo alla rappresentatività)..

    In ogni caso, al di là di come si esprimeranno gli elettori all’appuntamento referendario, non riesco francamente a comprendere il grande “peso” conferito, dai sostenitori della riforma, al risultato che riserveranno le urne, e non ne colgo altresì i riflessi sulla nostra economia, ancora in sofferenza stando ai dati riguardanti il primo trimestre dell’anno in corso, e che avrebbe bisogno di vedervi concentrati tutti gli sforzi..

    Colgo infine l’occasione per congratularmi col Direttore, visto che oggi pomeriggio verrà presentato un suo libro, nella sua Città. .

    Paolo B. 27.05.2016

  2. Visto la lunghezza interminabile peer approvare questa ( e altre) riforme, in linea di massima mi sembrerebbe il caso di votarla. Ci sono due punti contrari: il sistema elettorale e il collegamento tra la vittoria del referendum e la durata del governo. Qualcuno di abbastanza autorevole dovrebbe far presente a Renzi che il suo atteggiamento è un tantino simile a ‘l’ètat c’est moi’, e che il governo ‘non è suo’ e che il ‘ mi gioco tutto per tutto’ fa somigliare sempre più la politica ad un gigantesco Bingo…

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