giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dopo il carcere, attentato a giornalista anti-Erdogan
Pubblicato il 06-05-2016


dundarDopo il carcere, Can Dundar, direttore del quotidiano turco d’opposizione Cumhuriyet, è sfuggito oggi ad un’aggressione armata. La sparatoria è avvenuta nel momento in cui il giornalista si trovava davanti al Palazzo di Giustizia dove è in corso il processo che lo vede imputato per lo scoop sul traffico di armi dalla Turchia alla Siria. “L’attacco era rivolto a me, ma non so chi sia l’assalitore”, ha detto Dundar, che ora si trova dentro il tribunale. “Sto bene, i responsabili sono quelli che mi hanno reso un obiettivo”. L’assalitore, secondo le testimonianze, avrebbe sparato contro il giornalista almeno 2 colpi d’arma da fuoco, urlando: “Sei un traditore della patria”, per poi depositare la pistola di fronte alla telecamera e consegnarsi alla polizia. L’aggressore è stato identificato come Murat Sahin, un uomo di 40 anni residente nella provincia di Sivas, nell’Anatolia centrale.
Dundar era in attesa della sentenza che lo vede accusato insieme a Erdem Gul, capo della redazione di Ankara del quotidiano, con l’accusa di spionaggio, minaccia alla sicurezza dello Stato e sostegno a gruppi terroristici armati per aver dato notizia di un camion dell’intelligence carico di armi, pronto ad attraversare il confine siriano. I due giornalisti sono stati arrestati a novembre, ma dopo 92 giorni in carcere, la Corte costituzionale ha stabilito che la loro detenzione era illegittima e quindi il tribunale di Istanbul ha dovuto ordinare la scarcerazione, pur vietando l’espatrio. Ma non è la sola brutta notizia sulla minaccia alla libertà di stampa in Turchia: sempre oggi è stato annunciato dagli amministratori giudiziari del gruppo editoriale Feza l’interruzione dal 15 maggio delle pubblicazioni di Zaman, il più diffuso quotidiano nazionale di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan prima di essere commissariato con un blitz della polizia in redazione. Oltre a Zaman, già quasi sparito dalle edicole, verranno chiusi gli altri media del gruppo, tra cui l’agenzia di stampa Cihan, l’unica in grado di coprire i risultati elettorali su base nazionale oltre a quella statale Anadolu.
Nel sultanato di Erdogan la libertà di espressione e di stampa sono ormai un miraggio, a maggior riprova che il Presidente turco non avrebbe alcuna intenzione di retrocedere su questi punti è l’ultimo suo annuncio di non voler cambiare la legge antiterrorismo così come richiesto dall’Unione europea. Bruxelles chiedeva ad Ankara di limitare la sua definizione di terrorismo come condizione per abolire l’obbligo del visto per i turchi che visitano l’Europa. Ma la decisione di Erdogan rischia di far saltare l’intero accordo con l’Unione europea sui profughi, già in forse per le dimissioni del primo ministro Ahmet Davutoğlu, promotore del piano Ue-Turchia. Oggi Erdogan batte i pugni contro Bruxelles e la sue richieste sui diritti civili: “Permetterete ai terroristi di costruire tende – riferendosi al PKK che stava protestando vicino al Parlamento europeo a Bruxelles – e fornite loro opportunità in nome della democrazia. E poi ci chiedete di modificare la nostra- riferendosi alla legislazione anti-terrorismo. Toglierò i visti. Ci dispiace, andremo per la nostra strada e voi per la vostra”. Ma il presidente turco non si ferma e mostra anche le sue vere intenzioni su una nuova Costituzione, in occasione della preghiera del venerdì: “La questione del sistema presidenziale non è strettamente legata a me. Le esperienze passate che la Turchia ha avuto fino ad oggi dimostrano che c‘è bisogno urgentemente di avere un sistema presidenziale e una nuova Costituzione”. Erdogan esorta a una riforma costituzionale per dare maggiori poteri al presidente che dovrà essere sottoposta a un referendum al più presto possibile.

Liberato Ricciardi

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