mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una legge (quasi) europea
Pubblicato il 12-05-2016


Anche noi brindiamo soddisfatti per la definitiva approvazione della legge sulle Unioni civili. In fondo, molto in fondo, anche l’Italia si adegua all’Europa essendo, fino ad oggi, l’unico paese ad esserne priva. Solo i fondamentalisti possono gridare alle streghe e minacciare ritorsioni elettorali o addirittura, come pare aver dichiarato Marchini e come invece intendono fare i leghisti, proporre la volontà di boicottarla. Sia ben chiaro, qualsiasi pubblico ufficiale si rifiuti di applicare una legge dello stato commette un reato che va perseguito per legge.

Quello che sfugge, ma fino a un certo punto, è che quel che in tutta Europa è prassi in Italia si trasformi in dramma. Anzi, partiamo dal presupposto che la legge italiana non postula il matrimonio tra coppie omosesuali, previste ormai nei paesi più avanzati, e diversamente governati, come la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, il Portogallo, la Svezia. E nemmeno prevede tutte le clausole contenute nella legge più moderata, approvata nella democristiana Germania della cancellieta Merkel, dove è norma quella stelchild adoption negata in Italia.

E forse questo resta il punto debole della legge, che a questo punto risulta incompleta e rimanda, da un lato, alle sentenze dei tribunali, che sono tutte favorevoli all’adozione del figlio del coniuge, ma dall’altro induce a ritenere essenziale, come ricordato da Pierluigi Battista sul Corriere di oggi, una profonda riforma del sistema delle adozioni. In troppi si sciacquano la bocca del valore dei figli e della famiglia mentre troppi bambini sono rinchiusi in tristi e desolanti orfanatrofi senza che questo colpisca la loro sensibilità. La sensibilità dei fondamentalisti è sempre e solo scolpita sui pirncipi generali, mai sui fatti concreti.

Non sono mai portati, costoro, a parlare delle crisi e anche delle tragedie che vivono oggi le famiglie tradizionali, ma sono solo cocciutamente determinati ad esaltarne il concetto. Sono portati sempre a dichiarare la superiorità, anzi l’esclusività, della famiglia fondata su un padre e una madre e negare qualsiasi altro valore basato su criteri e generi diversi, senza mai preoccuparsi di entrare nel merito di ognuna, senza verificarne l’esito. Oggi però è un bel giorno. L’Italia non è piu priva di una normativa che riconosca le coppie gay, anche se resta la Cenerentola sul piano dei contenuti legislativi in tutta l’Europa. La dedichiamo alla nostra Alma Capiello, la prima che propose in Parlamento una legge al riguardo. Ci deve bastare?

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Commenti all'articolo
  1. Mauro sulle recentissime norme di parificazione dei cittadini tu sfondi una porta aperta.
    Non mi piace invece l’aggrapparsi a quello che altri paesi hanno fatto. con la convinzione che essi siano più avanzati di noi.
    Che siano più o meno nel giusto me ne importa proprio nulla. Quello che m’importa è ritenere di aver fatto una cosa giusta, più che opportuna.
    L’emulazione può portatre sia il bene che il male e questo non mi va proprio giù.
    Mi spiego con esperienze personali, una per tutte.
    Ad una prova scritta un mio compagno di classe mi chiese – naturalmente sottovoce – come la stavo svolgendo. Glielo spiegai, ma dopo un po’ mi si ri-rivolse, spiegandomi che avevo, sbagliato perché tutti avevano fatto in modo diverso. Inutile rispondergli che avevano sbagliato tutti (solita teoria di seguire un pifferaio). Alla correzione del compito ovviamente risoltai l’unico con il risultato giusto essì che la maggioranza aveva fato tutta in modo diverso. SI ERANO FIDATI DI CHI NE SAPEVA MENO DI LORO. Si sa lo studente italiano è maestro nel copiare dagli altri.
    Ecco: se dobbiamo fare le cose in Italia, facciamole perché le riteniamo giuste, opportune, utili, mature, ecc., soprattutto perché le abbiamo ponderate, non perché anche gli altri le avevano fatte.
    Un minimo di autonomia manteniamola, altrimenti non saremo più in grado di produrre quello che in passato nell’ingegno e nell’arte abbiamo prodotto e che ancora ci viene riconosciuto. Seguendo il “nostro” istinto; la “nostra” cultura; la “nostra” autonomia.
    Spesso il resto “proviene dal maligno”!

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