venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una Norvegia indifesa
nel silenzio su Utöya
e nella follia di Breivik
Pubblicato il 10-05-2016


Utöya teatro MilanoIl dramma reale  rischiamo di dimenticarlo, quello teatrale può aiutarci a capire meglio e soprattutto a ricordare. Il 22 luglio del 2011 non è stato un venerdì qualunque, è stato il giorno in cui Anders Behring Breivick ha messo fine alla vita di 69 giovani e giovanissimi, ragazzi e ragazze che partecipavano a un campo estivo del partito socialista sull’isolotto di Utöya, in Norvegia, e ha provocato sofferenze fisiche e psicologiche interminabili ad altre duecento vittime. Una violenza decisa freddamente a tavolino per punire un partito e una società che riteneva troppo pronti all’accoglienza del diverso e degli immigrati. Una strage allucinante compiuta in due tempi, prima con una autobomba a Oslo – qui fece altre 8 morti – e poi con le pallottole sull’isola del campo estivo dei giovani socialisti. Una strage di cui curiosamente la stragrande magguioranza dei mezzi di informazione ha cancellato il significato di vendetta politica contro i socialisti norvegesi quasi a derubricare la faccenda allo sconvolgimento di una mente malata. Di questa terribile tragedia Luca Mariani ha scritto un bellissimo saggio – “Il silenzio sugli innocenti” e dal libro è stata tratta un’opera teatrale sceneggiata da Edoardo Erba, per la regia di Serena Sinigaglia con Mattia Fabris e Arianna Scommegna protagonisti, rappresentata per la prima volta a Prato sotto l’egida del Teatro Metastasio è sbarcato a Milano, al Teatro Ringhiera dov’è ancora in scena fino a domenica 15.

Mattia Fabris e Arianna Scommegna

Mattia Fabris e Arianna Scommegna

Sul palcoscenico la follia sanguinaria di Breivik diviene dramma borghese che si dipana nella vita di tre coppie che non hanno nulla in comune se non la tragedia imminente. Ci sono i genitori di una giovanissima vittima, i vicini di Breivik che nulla hanno capito di quello strano giovane e due agenti di polizia. Nella coppia di genitori, è lui – professore universitario iscritto al Partito – obbliga la figlia ad andare al capo estivo mentre la madre è politicamente su posizioni opposte ma non ha il coraggio di contraddire il marito. I vicini di Breivik nella campagna norvegese, hanno problemi personali pesantissimi perché lui è disabile e lei è malata di tumore mentre i due agenti si scontrano perché il primo la pensa in fondo come Breivik mentre la collega vorrebbe intervenire subito per fernare la strage.
Tocca a Mattia Fabris e Arianna Scommegna dare anima e corpo ai personaggi con continui cambi di maschera per trasmettere al pubblico tutta la gamma delle emozioni, anche quelle meno confessabili, le pulsioni razziste e xenofobe, il carburante dell’odio di Breivik. La Norvegia di Utöya è un Paese che si scopre fragile di fronte alle nuove sfide della globalizzazione. Il grande senso civico della democrazia nordica sembra pronto a sgretolarsi alla prima ondata di migranti.

Lorenzo Mattei


Miolano – Teatro Ringhiera, via Boifava 17
fino al 15 maggio (tel. 0284892195)

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