venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una pista saudita dietro
gli attentati dell’11/9
Pubblicato il 18-05-2016


Torri gemelle sequenzaNon è ancora legge, ma il Senato degli Stati Uniti ha adottato all’unanimità un testo di legge che, se approvato in via definitiva, potrebbe aprire scenari assai complicati per la Casa Bianca e che autorizzerebbe le vittime degli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 a fare causa e chiedere risarcimenti all’Arabia Saudita.

Che l’Arabia Saudita fosse coinvolta negli attentatoi alle Torri Gemelle lo si è sempre detto, ma finora nessuno ha prodotto prove inconfutabili di un ruolo di Riad nell’organizzazione e nella messa a punto dell’11 settembre. Di certo c’è che 15 dei 19 attentatori erano sauditi. A quanto si sa gli investigatori americani hanno raccolto indizi che dimostrerebbero un coinvolgimento di funzionari del Governo saudita nell’organizzazione degli attentati dell’11 settembre 2001, ma avevano scelto di non seguire più queste piste. A dirlo è stato un membro della Commissione d’inchiesta congressuale sugli attacchi dell’11 settembre, John F. Lehman, banchiere ed ex segretario della Marina militare durante l’amministrazione Reagan.

Lehman faceva parte della commissione che aveva individuato ufficialmente un solo diplomatico saudita, Fahad al-Thumairy, come possibile complice dei terroristi. Al-Thumairy lavorava al consolato sauudita di Los Angeles e dopo gli attentati era stato allontanato dagli Stati Uniti, ma non era stato incriminato. La novità ora è che lo stesso Lehman ha spiegato che il sospettato grave non era uno solo, ma ben cinque, e tutti funzionari governativi di Riad e che nessuno, sebbene sospettato, era stato incriminato. “Di certo – ha detto – erano implicati. Ci sono moltissime prove circostanziali a riguardo”. Sempre secondo Lehman non sono comunque mai emerse prove certe di un coinvolgimento volontario e diretto dell’Arabia Saudita nell’ideazione e nella preparazione degli attentati, ma diversi elementi fanno sospettare di singoli funzionari.

Torri gemelle rovineCom’è facile immaginare, in un quadro di rapporti tutt’altro che idilliaco tra le due capitali, il progetto di legge assume i contorni di una possibile ‘bomba’ diplomatica pronta a esplodere. Tra Riad e Washintgton ci sono opinioni diverse e contrastanti su numerose questioni a cominciare dal controllo dei prezzi del petrolio, ora saldamente nelle mani americane grazie allo shale oil (scisti bituminose, ndr), passando per una certa ambiguità saudita nei rapporti con il radicalismo islamico, per finire alla durissima opposizione di Riad sulla ‘pacificazione’ tra Iran, Usa e resto del mondo. Un’agenda lunga e fitta di questioni spinose, che vede americani e sauditi su sponde opposte e che, se si aprisse anche questo contenzioso, diverrebbe rovente. Il Ministro degli Esteri saudita ha già avvertito Washinghton di possibili rappresaglie finanziarie se il testo del Senato dovesse diventare legge e lo stesso Barack Obama ha già annunciato la sua contrarietà.

“Questa legge – ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest – cambierebbe in maniera radicale gli standard internazionali sull’immunità per un Paese sovrano e il Presidente mantiene la seria preoccupazione che un testo del genere possa rendere gli Stati Uniti più vulnerabili di fronte ai tribunali di altri Paesi in tutto il mondo”. Insomma se si perseguissero in tribunale i sauditi per quanto avvenuto l’11 settembre del 2001, quanti americani potrebbero finire nei tribunali di mezzo mondo chiamati a rispondere di azioni delittuose? La preoccupazione di Washington è chiara, ma anche i parenti delle vittime di quegli attentati, assieme all’opinione pubblica di tutto il mondo libero, vogliono sapere se dietro al-Qaeda c’era solo Osama bin Laden (saudita anch’’egli) o invece una trama ben più complicata di quella dei talebani afghani con qualche complice molto, molto ricco e potente.

Senatori e deputati potrebbero insomma decidere di aprire una finestra sull’inchiesta sull’11 settembre e sulle 28 pagine rimaste top secret, proprio perché parlavano del ruolo dei sauditi e avrebbero portato a una rottura tra Washington e Riad. Secondo fonti informate, l’Fbi avrebbe in realtà ben 80 mila file relativi al ruolo di Riad mai divulgati.

Lorenzo Mattei

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