martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TRENT’ANNI DI ATTESA
Pubblicato il 12-05-2016


CAPPIELLO

Alma Cappiello

Nemmeno il tempo di festeggiare per il ‘Sì’ che già arrivano le prime polemiche sulla legge sulle Unioni Civili. I primi a mettersi sulle barricate non potevano che essere gli esponenti dell’opposizione di centro destra, ma contro questa legge anche i rappresentanti della sinistra italiana, e non ultimi alcuni deputati Pd. Doveva essere il punto di incontro di un Partito Democratico litigioso e in continua tensione e invece anche stavolta ci sono stati gli screzi. La deputata dem e filosofa Michela Marzano dopo l’approvazione del ddl Cirinnà alla Camera ha deciso di lasciare il Pd. Nella nuova legge, infatti, non è stata affrontata la questione della stepchild adoption e la Marzano ha rassegnato le sue dimissioni dal gruppo Pd alla Camera, restando però in Parlamento come deputata. Nonostante quindi la legge presenti delle imperfezioni da destra parte subito la campagna per impedire che il Presidente Mattarella firmi la legge sulle coppie di fatto. “Non siamo contrari al riconoscimento dei diritti – spiega Carlo Giovanardi – ma Renzi ci ha impedito con la fiducia di emendare e discutere la legge”. In conferenza stampa insieme a Giovanardi per annunciare il referendum attraverso il quale “ridare la parola ai cittadini che rappresentiamo” e per presentare il motto del comitato per il no, l’hashtag #ciricorderemo, anche Gaetano Quagliariello ed Eugenia Roccella (Idea), Maurizio Gasparri e Lucio Malan (Fi), Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni (Lega), Francesco Bruni e Lucio Tarquinio (Conservatori e Riformisti), Fabio Rampelli ed Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), Gian Luigi Gigli e Mario Sberna (Ds-Cd), Guglielmo Vaccaro (Italia Unica) e il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.
C’è infine un ultimo aspetto, sul quale sono partiti dei dubbi ed è quello che riguarda la pensione di reversibilità: “C’è un impatto sui conti, ed è inevitabile che ci sia, ma è nell’ordine di qualche centinaio di milioni di euro ed è quindi sostenibile”. È quanto ha affermato il presidente dell’Inps Tito Boeri rispondendo ad una domanda sull’impatto delle nuove norme della legge sulle unioni civili in merito alla reversibilità delle pensioni per le coppie.


Unioni civili, Locatelli: il Psi le vuole da 28 anni

Di Cecilia Sanmarco

Le Unioni civili sono finalmente legge: per la prima volta, dopo tredici anni di tentativi e quattro proposte di legge presentate nelle scorse legislature, un provvedimento sulle coppie di fatto, etero e omosessuali, viene definitivamente approvato dal Parlamento e ieri sera il popolo del Pd e i rappresentati delle comunità Lgbt ne hanno festeggiato il varo. Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, però non si tratta di una conquista epocale, ma solo di un primo passo. 

“Siamo naturalmente contenti del fatto che finalmente ci sia una legge che colma in parte una lacuna in tema di uguaglianza delle persone, ma non possiamo certamente affermare che si tratti di una bella legge: all’interno del testo permangono infatti delle discriminazioni e soprattutto non si affronta il tema della stepchild adoption, penalizzando bambini e bambine che già vivono in famiglie di fatto e che, in caso di morte del genitore biologico, rischierebbero di essere allontanati anche dall’altro genitore”.

Nella tua dichiarazione di voto alla Camera hai affermato che si tratta di una legge che nasce già vecchia.

“Sì è un provvedimento che arriva in ritardo e che è superato dalla realtà in cui viviamo. In molti Paesi europei si è già andati oltre, approvando come noi avremmo voluto i matrimoni tra persone dello stesso sesso e consentendo le adozioni. Questo testo non si discosta molto da una proposta di legge presentata dai socialisti nel 1988. Allora era una proposta all’avanguardia, rivoluzionaria, oggi sono passati quasi trent’anni e la società si è evoluta”.

Quindi furono i socialisti i primi a parlare di unioni civili?

“Di unioni civili e non solo. La proposta di legge “Disciplina della famiglia di fatto”, fu presentata da Alma Cappiello come prima firmataria e sottoscritta da alcuni deputati e deputate dell’epoca, nel corso della X legislatura. Era la grande stagione dei diritti e delle riforme, quando il Psi e i Radicali portarono avanti storiche battaglie sui diritti civili. Nella seconda metà degli anni ’80 come donne socialiste incominciammo a lavorare  ed elaborare politiche organiche per le famiglia: furono presentate dieci proposte che affrontavano temi diversi, che partivano dalla lettura senza pregiudizi della società, osservandola nelle sue trasformazioni. Parlavamo di assegni di maternità e di congedi parentali, di asili nido e consultori familiari, ancor oggi insufficienti, di detrazioni di imposte per baby sitter, di famiglie di fatto, di affido e di adozione.

Che ne fu di quelle proposte?

Alcune furono subito accolte, per altre come le detrazioni di imposte per le baby sitter o la legge sulle coppie di fatto abbiamo dovuto aspettare 28 anni, alcune sono ancora aperte.

Quali sono i prossimi passi?

Bisogna affrontare al più presto il nodo delle adozioni e colmare il vulnus lasciato da questa legge. Le sentenze emesse dai tribunali in questi ultimi mesi a favore della stepchild adoption dimostrano ancora una volta che la politica arriva in ritardo e che stralciare l’articolo 5 dal ddl Cirinnà è stato un errore. Le adozioni all’interno di una coppia omosessuale sono già una realtà riconosciuta dalla magistratura. Come socialisti abbiamo presentato una proposta di legge alla Camera e al Senato nella quale è prevista la possibilità di adottare anche per i single e per le coppie di fatto a prescindere dall’orientamento sessuale. Mi auguro che vengano discusse al più presto.

Cecilia Sanmarco


Dal Corriere.it: Sembra scritta oggi 

PROPOSTA PSI

La prima firmataria della proposta di legge (testo in PDF) è Agata Alma Cappiello, deputata socialista assai attiva nelle questioni di diritti civili. Con lei anche la firma di un’altra socialista storica, Margherita Boniver. Si parla di registrazioni delle convivenze, degli obblighi degli alimenti, del subentro dell’affitto, del regime patrimoniale dei conviventi, della tutela penale, dell’affidamento dei figli. Non ci sono riferimenti a coppie omosessuali, oggettivamente ventotto anni fa non se ne parlava ancora delle coppie gay. Ma è inquietante leggere come all’epoca la giurisprudenza si era già espressa sulla famiglia di fatto, più volte. La Corte di Cassazione lo ha fatto addirittura con una sentenza del 1957 (la numero 2744 del 10 luglio) e si esprime in materia tributaria affermando «la responsabilità solidale di chi convive more uxorio». La giurisprudenza è andata avanti, ma i nostri legislatori ci hanno messo ventotto anni per decidere che le coppie di fatto dovevano essere degne di avere dei diritti come coppia, semplicemente dei diritti. E c’è bisogno di dirlo? Quella legge presentata nel 1988 non venne mai messa in discussione, nemmeno nella commissione a proposta di legge che avrebbe dovuto regolare la Disciplina della famiglia di fatto, di cui la compianta Cappiello era la prima firmataria, portava soltanto firme di socialisti e radicali, un’accoppiata formidabile che portò avanti disegni di legge (Legge 194 sull’aborto legalizzato, Legge sul Divorzio, ndr) che poi divennero leggi dello Stato.

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