sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Varsavia in piazza contro
la deriva autoritaria di Szydlo
Pubblicato il 09-05-2016


varsavia manifestazione

Più di 200.000 persone sono scese in piazza a Varsavia lo scorso 7 maggio, per dire no alla svolta autocratica intrapresa dal governo polacco. L’esecutivo, guidato dopo le elezioni di ottobre dal partito di destra euroscettica “Diritti e Giustizia”, è stato difatti protagonista, negli ultimi mesi, di una serie di iniziative che stanno seriamente avvicinando la Polonia all’Ungheria di Orban. Ultime, in ordine di tempo, sono state l’abolizione del Consiglio antirazzismo e l’approvazione degli emendamenti alla legge sulla polizia, che prevedono l’accesso permanente e diretto di polizia e servizi segreti alle attività online dei polacchi. Proprio le modifiche a questa legge hanno causato la seconda visita in pochi mesi a Varsavia della Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa per le questioni di diritto costituzionale, che a marzo aveva espresso preoccupazione per la democrazia e il rispetto dei diritti umani nel Paese.

Oltre ad un atteggiamento di netta chiusura rispetto all’accoglienza dei migranti (una posizione offensiva verso il passato stesso della Polonia, che per anni è stata terra di emigrazione), tra le situazioni più controverse vi è certamente la crisi aperta con la Corte Costituzionale. Il governo, dopo la sua elezione, ha difatti revocato cinque giudici eletti dall’esecutivo precedente, a favore di sostituti più vicini al partito di maggioranza. A questo si è accompagnato un progetto di riforma della Corte, che la rende di fatto imbrigliata alla volontà del governo. Un’azione che la stessa Corte ha definito incostituzionale, palesando il conflitto tra i due poteri. Di pari gravità si è rivelata la legge sui media, approvata a fine anno, che prevede che i vertici dei mezzi d’informazione pubblici siano nominati direttamente dal ministero del tesoro. Il quadro che emerge è quanto più allarmante, tanto che ad aprile il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui si denunciano i pericoli per la democrazia, i diritti dell’uomo e lo stato di diritto, mentre la Commissione europea ha deciso di istituire un’inchiesta, per verificare il rispetto dei principi democratici comunitari.

Le critiche che piovono dall’esterno non sembrano però fermare il primo ministro Beata Szydlo, donna legata a doppio filo all’ex premier, nonché presidente del partito “Diritti e Giustizia”, Jaroslaw Kaczynski. La risoluzione del Parlamento europeo e i pareri della Commissione di Venezia non producono effetti concreti, mentre più grave sarebbe il proseguire della procedura avviata dalla Commissione europea, poiché l’ultimo step di tale processo sarebbe la sospensione del diritto di voto di Varsavia in sede europea. Per decidere serve però l’unanimità dei Paesi membri e l’Ungheria ha già fatto capire che non voterebbe mai a favore. Forse più efficaci potranno dunque essere le mobilitazioni interne. La manifestazione di sabato dimostra che le opposizioni, uscite con le ossa rotte dalla consultazione elettorale, si stanno riorganizzando. E’ di poche settimane fa, inoltre, una lettera pubblica firmata da tre ex capi di stato polacchi, tra cui Lech Walesa, in cui si denunciano la distruzione dell’ordine costituzionale e la deriva verso l’autoritarismo. La speranza è che tali prese di posizione abbiano un effetto concreto, per evitare il pericoloso deragliamento di un Paese importante come la Polonia.

Riccardo Celeghini

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