martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ARRIVANO I TURCHI
Pubblicato il 04-05-2016


turchia europaBruxelles cambia pelle, di nuovo. Pur di mantenere il patto con Ankara sui migranti la Commissione europea raccomanda al Consiglio e Parlamento Ue la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi con i passaporti biometrici nell’area Schengen. A questo punto manca solo l’annuncio ufficiale dell’esecutivo comunitario, ma la fine dell’obbligo dei visti per Ankara è già stato politicamente deciso per il collegio dei commissari.

La raccomandazione della Commissione Europea però si limita ai detentori di passaporti biometrici e arriva all’indomani di una liberalizzazione dei visti, da parte di Ankara, per i cittadini di tutti i paesi UE, compresa Cipro, anche se le autorità turche si sono affrettate a precisare comunque che ciò non implica un “riconoscimento di Cipro” da parte della Turchia. Ad Ankara delle 72 condizioni restano poi cinque criteri da soddisfare, da qui a fine giugno, così come precisato dal vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans che infatti ha affermato: “Lasciatemi essere chiaro – ha detto il Commissario Europeo – i criteri ancora da soddisfare sono impegnativi e di peso. Ankara dovrà fare prova di una grande determinazione politica per rispettare tutti gli impegni assunti il 18 marzo. Le nostre proposte saranno inviate al Parlamento Europeo e al Consiglio Europeo e ciò dovrebbe permetterci di prendere una decisione definitiva entro la fine di giugno, sulla base dei progressi nel frattempo fatti dalla Turchia”. A far eco a Timmermans anche la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, che ha affermato: “La Turchia ha fatto molti sforzi nel corso delle ultime settimane e dei giorni scorsi per soddisfare i criteri, tra cui ad esempio l’accesso al mercato del lavoro per i rifugiati non siriani”.
Se sul fronte dell’opinione pubblica europea sono molti a vedere nella concessione turca un inchino da parte dell’Europa, in casa turca la questione dei visti ha implicazioni politiche di non poco conto, la Turchia rischia di precipitare in una crisi politica interna al partito di governo Akp, e a rischiare il posto è proprio il premier turco Davutoglu. Secondo alcune fonti l’attrito tra il Presidente Erdogan e il Premier turco sarebbe nata proprio in seguito agli accordi con l’Europa sul patto dei flussi migratori. Su Alcuni punti l’iniziativa di Davotoglu ha infastidito Erdogan, ad esempio pare che la proposta di riammissione degli immigrati irregolari in Turchia sarebbe stata una “mossa a sorpresa” del premier, mentre Erdogan non sarebbe stato consultato. Oggi tra il premier Ahmet Davutoglu e il Presidente Erdogan ci sarà un faccia a faccia dopo giorni di tensioni ai vertici del partito, culminate venerdì con il trasferimento del potere di nominare i responsabili provinciali dallo stesso Davutoglu al comitato centrale (Mkyk) di 50 membri.
Tuttavia mentre l’Europa chiude gli occhi sulla Turchia che ignora requisiti democratici come i diritti umani e la libertà d’espressione, non manca di rimproverare la Grecia per la gestione dei migranti, un Paese già alle prese con lo spettro della Bancarotta e con la gestione di 53.731 migranti e richiedenti asilo. E proprio in risposta alle carenze persistenti nella gestione greca delle frontiere esterne la Commissione ha presentato una raccomandazione al Consiglio dell’Unione europea per permettere a 5 Paesi dell’area Schengen di estendere i controlli temporanei alle frontiere interne fino ad un massimo di sei mesi, ma solo per confini specifici e tra queste rientra proprio l’Austria si tratta di Austria (al confine con la Slovenia e con l’Ungheria), Germania (al confine con l’Austria), Danimarca (al confine con la Germania), Svezia (nei porti della Police Region South e al ponte Oresund) e Norvegia (nei porti collegati con Danimarca, Svezia e Germania).
L’altro Paese interno dell’Europa che viene ignorato sulla questione migranti è ancora una volta l’Italia. Nonostante le proteste di Roma, l’Ue non ha ancora trovato una soluzione per il Brennero.
Oggi Matteo Renzi, nel corso del question time alla Camera ha bollato come “puro esercizio di propaganda” da parte dell’Austria la questione del Brennero: “È un’operazione pericolosa perché gioca con la paura e quando si gioca con la paura si rischia di rinforzare chi è bravo ad agitare gli spettri del passato – ha detto Renzi – Il Brennero è un simbolo di amicizia e di dialogo e la chiusura è poco più di una provocazione che attiene alla campagna elettorale austriaca”. Il Presidente del Consiglio ha poi ricordato di aver sollevato la contrarietà dell’Italia e di auspicarsi che “l’Austria accetti l’approccio del Migration Compact che la commissione Ue ha accettato e rilanciato”.

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