Australia. Parte il conto
alla rovescia per le elezioni

australiaMentre il Vecchio Continente è tutto concentrato sugli effetti della Brexit, dall’altra parte del globo, in Australia, parte il conto alla rovescia per le prossime elezioni legislative, il 2 luglio.
I due candidati hanno tantissimi punti in comune, come puntare al tagli alle tasse per creare posti di lavoro, proteggere l’ambiente e in particolare la barriera corallina, ma nessuno dei due ha intenzione di eliminare gradualmente il carbone, nonostante il Paese sia tra i più grandi produttori con 38 miliardi di dollari australiani (28 miliardi di dollari) di fatturato annuo di carbone. Entrambi poi concordano sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma Turnbull vuole indire un referendum, mentre Shorten vuole un voto parlamentare, con il suo partito divisa sulla questione.

Tuttavia esistono delle differenze tra i due contendenti a Canberra: il primo ministro del partito liberale Malcolm Turnbull e il leader del partito laburista Bill Shorten.

Il leader laburista, avvocato 49enne, punta tutto sull’istruzione e sulla salute pubblica del suo Paese, mentre il suo oppositore Turnbull, 61 anni, è invece un ex banchiere milionario che ha fatto della sicurezza e della campagna anti-immigrati il suo cavallo di battaglia. Più di 1.800 richiedenti asilo sono attualmente detenuti nei centri di detenzione.

Redazione Avanti!

ITALICUM IN BALLO

Entra in vigore domani 1 luglio la nuova legge elettorale, l’’Italicum’, ma la lista di chi vuole cambiarla prima ancora che venga testata nelle urne, si allunga giorno dopo giorno.
Dal leader del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fino agli esponenti delle opposizioni, tutti in qualche modo si stanno esprimendo in queste ore, peraltro lasciando amplissimi margini di ambiguità. La questione è davvero confusa oltre che complessa, riduciamola agli attori principali.

legge elttorale urne voto elezioniMatteo Renzi
Ai suoi fan che gli chiedono se c’è da essere preoccupati per la mozione sull’Italicum che Sinistra italiana ha presentato e che verrà discussa a settembre, Renzi risponde utilizzando #matteorisponde, diretta twitter da Palazzo Chigi: “Ma che preoccupare, è una mozione dell’opposizione che si discuterà in Parlamento, ce ne sono tante…”.Matteo Renzi twitter facebook
Lo stesso risponde anche alle domande sull’eventualità di spostare la data del referendum sulle riforme costituzionali (ma la regola è stabilita dalla Carta, ndr) che sono intimamente intrecciate all’Italicum, in un combinato disposto che è in grado di mutare il volto del nostro sistema repubblicano democratico parlamentare: “No, ci sono dei tempi previsti dalla legge per il referendum costituzionale. Sono alcune delle tante notizie false che si leggono”.
Tutto deciso dunque? Non tanto perché nella maggioranza stessa, nel Pd, ammettono che non c’è più una chiusura totale e la mozione presentata da SI lascia sperare chi vuol modificare l’Italicum, ma è lo stesso Renzi che mentre su twitter ripete che non se ne parla neppure, dai portavoce e dai giornalisti ‘amici’ fa filtrare un’apertura: “Per ora – dice attraverso Maria Teresa Meli sulle colonne del Corriere della Sera – non esiste nessuna modifica, ma dopo il referendum vedremo…”. E ancora la giornalista spiega che ‘il premier segue più direttrici. Muove verso la minoranza interna: lunedì, in occasione della riunione della direzione, Renzi dovrebbe aprire uno spiraglio sull’Italicum. Nessun cedimento, ma una sorta di prova fedeltà nei confronti dei bersaniani: voi votate sì al referendum di (fine) ottobre e io posso modificare la legge elettorale’.

A rafforzare la linea del ‘non la cambio manco morto’ (altra frase riportata da Meli sul Corriere tempo fa, ndr), arriva il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato che sempre al Corriere della Sera spiega: “Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”.

Un colpetto a Franceschini
Quanto alle preoccupazioni espresse già durante la discussione della nuova legge e rafforzate dall’ultima tornata delle amministrative che il M5s possa sconfiggere il Pd nell’eventuale ballotaggio e aggiudicarsi l’abnorme premio di maggioranza anche con una minoranza ssoluita di votanti, Rosato risponde che “le priorità del Paese” sono “altre, semplificazione, lotta alla disoccupazione, lotta alla povertà” piuttosto che occuparsi dell’Italicum. E poi argutamente rileva come “le leggi elettorali non si fanno a misura delle campagne elettorali, si fanno su presupposti di neutralità”. E già che ci si trova, l’esponente piddino tira in ballo anche il suo collega di partito Franceschini che viene dato dai rumours come tra più attivi nella campagna per modificare la legge con qualche suggestione per un ribaltone alla ‘stai sereno’: “Il gruppo dirigente del Pd, compreso Franceschini, – chiosa Rosato – lavora per consolidare questo governo e non per immaginare un dopo-Renzi. Io non vedo come in questa legislatura si possa costruire un governo più forte di quello che c’é”.

Stefano Ceccanti, il costituzionalista
E non si può non citare Stefano Ceccanti, senatore del Pd, tra i più autorevoli ingegneri di quelli che per conto di Renzi hanno costruito l’Italicum e le modifiche alla Costituzione. “Non ci sono i tempi tecnici per cambiare una legge elettorale prima del referendum costituzionale d’autunno – dice in un’intervista a La Stampa e se Renzi vincerà, molte cose cambieranno… Ma al fondo mi sembrerebbe suicida chiedere di cambiare una legge elettorale perché ti fanno paura i Cinque Stelle. Una posizione che definirei ‘sconfittistica’. Non reggerebbe di fronte al Paese”.
“Avresti tutti i quotidiani che titolano sulla paura di perdere. E i grillini avrebbero, gratuitamente, la patente di vincenti”. “É totalmente delegittimante ammettere di cambiare la legge per paura di perdere. E a quel punto succederebbe sul serio”. “Per il M5S sarebbe una campagna win-win. Vincente in ogni caso”. E su questa considerazione è impossibile dargli torto. Si può solo rilevare che se le cose stanno così, il Pd ha fabbricato un’ottima corda per impiccarsi.
Ceccanti infine, tanto per far capire agli alleati della maggioranza, Alfano in testa, qual è l’aria che tira, ricorda che “Il Pd è nato proprio per superare l’esperienza dell’Ulivo, i cespugli, i partiti e i partitini”. “La sola idea di coalizione puzza di vecchia politica, di establishment che cerca di sopravvivere, di manovre di corridoio”. “Il Pd renziano, anche se dovesse mai tornare il premio di coalizione, secondo me non si puo’ alleare con nessuno, pena lo snaturamento. Impossibile che stringa alleanza con quella sinistra che sputa sul governo tutti i giorni. Impossibile anche, per gli stessi motivi, un apparentamento con i gruppuscoli centristi, gli ex berlusconiani alla Verdini”. Insomma è la conferma della teoria dell’autosufficienza di veltroniana memoria, quella che portò alla magnifica sconfitta del 2008.

Tutto chiaro? Mica tanto. questo è un po’ il gioco delle tre carte. Si dice una cosa da una parte e se ne fa dire un’altra da un’altra parte. Ballon d’essai probabilmente quelli di Renzi sul Corriere e su twitter. Sondaggi per vedere ‘l’effetto che fa’ come avrebbe cantato Iannacci.

La minoranza Pd
Quanto alla dissidenza interna, in un’intervista a la Repubblica Miguel Gotor, senatore della minoranza, ripete che occorre superare l’Italicum, non correggerlo, “perché tra la cosmetica e una legge che garantisce davvero maggiore rappresentanza preferiamo la seconda strada”. E non basta la mozione di Sel, che sarà discussa a settembre: “Tocca a Renzi prendere l’iniziativa”.
Gotor propone poi un baratto: “Dopo l’estate faremo un bilancio e decideremo come schierarci al referendum costituzionale”. Insomma non come Renzi fa dire a Meli sul Corsera ‘prima votano la riforma, poi gli cambio la legge’, ma piuttosto se la cambia, la minoranza vota il Dl Boschi. “Renzi è un politico realista, attento ai rapporti di forza. Si rende conto che l’Italicum ha un limite strutturale: è pensato come un abito su misura del Pd al 40 per cento, presuppone lo sfondamento di una sola forza. Ma la realtà è molto diversa e presenta il conto”.

Pino Pisicchio (Gruppo Misto)
Il presidente del Gruppo Misto alla Camera Pisicchio, abile tessitore, salva capra e cavoli, la sua maggioranza e la voglia di cambiare la legge elettorale: “Occorre togliere enfasi al tema della correzione dell’Italicum. Non è alle viste la guerra dei mondi, ma soltanto l’opportunità di correggere in Parlamento e in modo condiviso alcune fragilità dell’attuale impianto per renderlo più efficace ai fini della rappresentanza democratica e della governabilità. Non accettiamo, dunque, di usare questo argomento, posto con spirito collaborativo, come un oggetto contundente contro il governo”.

Riccardo Nencini (Psi)
“Il voto sul referendum costituzionale di ottobre sarà un voto politico e noi dobbiamo  fare la nostra parte”- ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, aprendo oggi a Roma i lavori della Direzione Nazionale del partito. “Intanto non va esclusa l’ipotesi di spacchettare il quesito referendario e poi – ha aggiunto – chiederemo di spostare la data della consultazione perché non leda o ritardi l’approvazione della Legge di Stabilità, con la quale – ha sottolineato il Segretario – bisogna aprire il ‘secondo tempo’ del governo. Serve una Legge di Stabilità attenta alle questioni sociali: alzare le pensioni minime da finanziare con un maggior prelievo da gioco d’azzardo; investire su giovani meritevoli e che si trovano nella  condizione del bisogno; mettere a punto un Piano Casa con cui mettere a disposizione nuovi 70.000 alloggi popolari”. Nencini, parlando ancora del referendum del prossimo ottobre, ha sostenuto che “va preso in considerazione con il doppio binario referendum -legge elettorale”. Per Nencini, “l’Italia ha ormai un sistema tripolare. Al ballottaggio possono andare forze che rappresentano soltanto un quarto dell’elettorato e potrebbero addirittura governare l’Italia in splendida solitudine” – ha detto ancora. “Rappresentare un quarto degli elettori è troppo poco per guidare un Paese. Per questo occorre modificare la legge elettorale allargando il premio di maggioranza all’intera coalizione, con un premier – ha aggiunto – che non sarà il leader del suo partito ma sarà leader e garante dell’intera coalizione”. Il Segretario ha poi annunciato la messa a punto del manifesto per un’Europa federale che i socialisti porteranno alla prossima riunione dei leader del Pse che si terrà a Parigi il prossimo 7 luglio.

Il partito di Alfano, l’NCD
Gli alfaniani vedono l’Italicum come una sentenza di morte e non c’è nulla di strano che desiderino cambiare una legge che li obbliga a entrare nel Pd o a scomparire: “L’Italicum – dice Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra ai microfoni di TgCom24 – è una buona legge e per questo l’abbiamo votata e, come abbiamo sostenuto, si puo’ migliorare. Il premio alla coalizione e non alla lista permetterebbe di assicurare al Paese di avere una rappresentanza più articolata. Siamo disponibili a una discussione in questo senso con un confronto franco e schietto che vada nella direzione della costruzione di un percorso comune”.

Le opposizioni
Di Maio, M5s –
I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che resta la loro contrarietà: il testo, concordano con SI, è incostituzionale. Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo invariato. Intanto scrive su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e componente del direttorio M5s, “la Camera dei deputati ci costa 100.000 euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’Italicum. Facciano pure Ma quando vorranno tornare sulla Terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Francesco Paolo Sisto, FI
“Sull’Italicum – dice il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto – Pd e M5S continuano a giocare a nascondino. Nei Dem si va avanti a contraddizioni, ieri vagiti di cambiamenti, oggi di nuovo frenata sulla possibilità di intervenire sulla legge elettorale. Ma è assai probabile che Renzi, sotto sotto, un pensierino su qualche modifica lo stia facendo, eccome. I grillini, al contrario, dopo aver tanto osteggiato l’Italicum, ora sembrano molto più cauti”.“E sebbene formalmente – aggiunge – la posizione dei 5Stelle resti contraria alla nuova legge, si intuisce che tenerla così come è a loro non dispiacerebbe affatto. Ancora una volta, dunque, l’unico partito coerente e chiaro nelle sue posizioni è Forza Italia: per noi l’Italicum andava cambiato prima e va cambiato ora”. In effetti nessuno ha mai capito perché alla fine del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi accettò ob torto collo il premio di lista, che non voleva, anziché di coalizione. Ci fu un baratto, ma in cambio di cosa si convinse?

Massimo Villone (Comitato referendario)
“La calendarizzazione a settembre – che il PD avrebbe potuto impedire – di una mozione di Sinistra Italiana e mirata alla modifica dell’Italicum – dice Massimo Villone,  presidente del Comitato referendario per l’abrogazione delle norme della legge elettorale – conferma l’indebolimento di Renzi. Ma rimane la domanda: a quali modifiche Renzi sarà disponibile?”. “Consentire coalizioni e apparentamenti per l’attribuzione del premio – secondo Villone –  è una modifica più apparente che reale. Rimarrebbero la forzosa riduzione in chiave bipolare di un sistema ormai tripolare, l’eccesso di disproporzionalità tra voti e seggi, la possibilità di governi espressione di minoranze anche esigue, la lesione del principio del voto eguale. Ma servirebbe a Renzi per mettere nell’angolo M5S, al tempo stesso riducendo la tensione con i partiti minori, dentro e fuori il governo. Lo stesso può dirsi per la cancellazione del voto bloccato sui capilista. Le liste brevi imposte dai collegi di piccola dimensione consentono a un segretario di partito che decide su quelle liste di predeterminare in larga misura i candidati da eleggere, e di controllare così la maggioranza parlamentare. Le modifiche di cui si discute sono dunque una gruccia per il precario fronte del sì nel referendum costituzionale, mentre le censure politiche e costituzionali sulla legge rimangono tutte”.

Il 4 ottobre arriva la Corte
Nel rimpallo delle accuse, tra le mezze aperture e le mezze chiusure, nella stessa maggioranza sono sempre stati in tanti a storcere la bocca sull’Italicum già durante i passaggi in aula e solo i voti di fiducia hanno prodotto il miracolo della sua approvazione. Comunque è bene ricordare che mancando una modifica della legge anche per Palazzo Madama di fatto l’Italicum non è utilizzabile fino a conclusione del referendum. Non è immaginabile infatti andare alle elezioni con due sistemi diversi, a meno di non accettare preventivamente l’ingovernabilità delle Camere. E il 4 ottobre la Corte esamina i ricorsi sulla legge elettorale. I punti sotto la lente sono sei e, allora, come nel gioco dell’oca si potrebbe ripartire anche tutti dal Via.

I Ragazzi del Piccolo Cinema America omaggiano Sergio Leone

piccolo cinema america“Il mio modo di vedere le cose talvolta è ingenuo un po’ infantile ma sincero come i bambini della scalinata di viale Glorioso”, così Sergio Leone parlava del suo lavoro, ritornando sempre con la mente a quelle scale, nel Rione di Trastevere.
Parole rimaste impresse nel cuore, come nella targa commemorativa sita in viale Glorioso. Quelle scalinate erano la via Pal del regista: i giochi infantili, le scorribande, le liti contro i bambini antagonisti di Monteverde. Quelle scalinate sono state vissute tutte, dal primo all’ultimo gradino.
Ed ora, a quasi trent’anni dalla sua morte, quel luogo diviene il teatro di uno degli “Schermi Pirata” dei ragazzi del Piccolo Cinema America che, su un maxischermo, proietteranno la Trilogia del dollaro e la Trilogia del tempo, dal 30 giugno fino al 5 luglio, omaggiando così il grande maestro.
“La volontà è quella di raccontare il Rione, in rapporto alla su storia con il cinema. – spiega Valerio Carocci, Presidente dell’associazione Piccolo Cinema America – Sergio Leone fa parte del bagaglio culturale di Trastevere e quindi siamo andati a cercare dei luoghi che fossero legati a lui”. Al di là di Sergio Leone, però, vi è la volontà politica di ridare una forza, un senso a uno dei tanti luoghi storici di Roma.
“Abbiamo deciso di portare sulla scalinata le due trilogie di Leone con tre presentatori d’eccezione: il maestro Ennio Morricone per la prima serata, che ha personalmente scelto il film da presentare, e poi Dario Argento e Carlo Verdone”, continua Valerio Carocci.festiva-trastevere-2016
La programmazione si svolgerà dalle 20.30 fino a notte inoltrata, grazie alla formula del doppio spettacolo, per “tentare di risvegliare, di dare una risposta alle esigenze del pubblico che vive di notte”. Come in tutti i “Silent Cinema” che si rispettino (questo è uno dei punti più originali dell’evento) per gustarsi la rassegna, sarà necessario munirsi di auricolari e di una radiolina FM o un cellulare Android, sintonizzandosi sulla frequenza 97.7, con la collaborazione di Radio Città Futura.
Un altro passo in avanti per i ragazzi del Cinema America che stanno riempiendo le piazze di tutta Roma con i loro eventi. Una città dove ogni anno scompaiono sempre più sale cinematografiche indipendenti, a favore delle grandi multisala; una città che ci vuole far credere che l’interesse e la richiesta dei “bei film” stia pian piano scomparendo; in questa città, alcuni ragazzi poco più che ventenni dimostrano giorno dopo giorno, che il coinvolgimento delle persone è possibile, è reale, basta solamente saper proporre il prodotto in maniera intelligente e con tanta passione.

Gioia Cherubini

Info e programma Glorioso: www.schermipirata.it
Info e programma Cosimato: www.trasteverecinema.it

Stupro di Salerno, i genitori accusano la vittima

stuproAncora uno stupro di gruppo: questa volta è avvenuto in provincia di Salerno, ai danni di una sedicenne. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, a compiere la violenza sarebbero stati cinque minori, tra i quindici ed i diciassette anni. Questi ultimi si sarebbero avvicinati alla ragazzina mentre camminava per le vie del centro di San Valentino Torio.

Dopo i fatti di Rio de Janeiro, ci si trova nuovamente di fronte ad una violenza condivisa, davanti a delle azioni compiute da giovani che, probabilmente, si sono sostenuti tra di loro nel compiere l’aggressione. Questo caso è l’ennesima conferma che il senso di aggregazione gioca un ruolo importante, viene infatti da chiedersi: lo stupro sarebbe avvenuto ugualmente se anche solo uno di loro si fosse tirato indietro?

Un’altra domanda a cui bisognerebbe trovare una risposta è: questi ragazzini sono stati adeguatamente educati a rispettare le donne? Andrea Malavilla (27 Giugno 2016) ha scritto che i genitori dei giovani accusati di stupro avrebbero difeso i propri figli, sostenendo che si sarebbe trattato di «una ragazzata». Gli adulti avrebbero anche sottolineato che la sedicenne avrebbe provocato i ragazzini poiché «vestita in modo provocante». Qualora venissero confermate, queste affermazioni peserebbero come un macigno sul senso di collettivo civiltà.

Quando avvengono dei crimini, di qualunque tipo, le persone vicine a chi li commette dovrebbero cercare di aiutare loro a capire la gravità delle azioni compiute. Solamente in questo modo si può innescare quel sistema secondo cui la vicinanza dei familiari può aiutare a ridurre la possibilità che il soggetto commetta altri crimini. La letteratura criminologica presenta infatti numerose teorie per le quali i criminali potrebbero desiderare di voler cambiare vita per non deludere la propria famiglia. Ovviamente sussistono anche degli altri fattori che influiscono sul rating del “re-offending”, ma, soprattutto per quanto concerne i giovanissimi, i genitori restano delle figure di riferimento fondamentali.

È per questa ragione che le famiglie di questi minorenni dovrebbero cercare di capire fino in fondo che cosa è accaduto e, qualora venisse emessa una sentenza definitiva sul caso, dovrebbero evitare di giustificare i propri figli facendo ricadere le colpe sulla vittima. Sarebbe fondamentale stare loro vicini, ma consentendo alla giustizia far comprendere loro le conseguenze delle azioni compiute.

Alessia Malachiti

 

Ancora deflazione, Coldiretti contro sanzioni alla Russia

coldirettiIl miraggio della ripresa italiana è ancora lontano. Giugno è infatti il quinto mese di deflazione per l’Italia e per di più i prezzi accelerano il loro calo tendenziale. A certificarlo è l’Istat, i cui dati mostrano un aumento dello 0,1% dei prezzi al consumo su base mensile e una diminuzione su base annua pari a -0,4% (era -0,3% a maggio).

La persistenza delle dinamiche deflazionistiche è in gran parte riconducibile all’ampio calo dei prezzi dei beni energetici (-7,5% rispetto a giugno 2015), sebbene questo sia stato meno intenso di quello registrato a maggio. Al netto di questi beni l’inflazione, anche se in lieve ridimensionamento, è rimasta positiva e pari a +0,4% (era +0,5% a maggio).
In rallentamento anche l’inflazione di fondo, cioè quelli dei beni energetici e gli alimentari non lavorati, che si è portato dal +0,6% di maggio al +0,5%. Di conseguenza, l’inflazione acquisita per quest’anno, è stata pari a -0,2%, dato in lieve miglioramento rispetto al -0,3% del mese precedente.

Ad aumentare però, secondo i dati trasmessi dall’Istituto di statistica, sono i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona che segnano invece un +0,1% sia su base mensile sia su base annua (a maggio la variazione era nulla).
Di contro la Coldiretti ha così commentato i dati trasmessi dall’Istat: “Se sullo scaffale per i consumatori i prezzi degli alimentari e delle bevande sono addirittura aumentati dello 0,2%, nelle campagne la situazione è drammatica con il crollo delle quotazioni su livelli insostenibili. Le condizioni climatiche bizzarre che hanno sconvolto i calendari di maturazioni di frutta e ortaggi ma anche gli accordi preferenziali per l`ingresso sottocosto e le distorsioni dal campo allo scaffale che fanno lievitare i prezzi sono – precisa la Coldiretti – alcune delle motivazioni”. Infatti secondo la Coldiretti sono crollati i prezzi nelle campagne italiane, dal -18 % per il grano duro al -19 % dei cetrioli fino al – 24% per il latte.

“Ma a pesare – continua la Coldiretti – sono anche gli effetti dell’embargo russo che ha azzerato completamente le esportazioni di ortofrutta, formaggi, carni e salumi Made in Italy e che ha anche provocato una devastante turbativa sui mercati agricoli europei che ha messo in crisi decine di migliaia di aziende agricole”.

“Una situazione che – conclude la Coldiretti – ha aggravato la situazione delle stalle italiane che stanno affrontando una crisi senza precedenti a causa del crollo dei prezzi che non copre più neanche i costi per l’alimentazione del bestiame”.

Proprio per questo la Coldiretti ha riunito oggi più di diecimila persone a Verona, per protestare “contro l’embargo russo che ha azzerato completamente le esportazioni dei prodotti agroalimentari più rappresentativi del Made in Italy scatenando una guerra commerciale che ha provocato pesantissimi danni all’economia e la perdita di posti di lavoro”. Cogliendo la palla al balzo, l’associazione paventa che un simile congelamento possa ora riguardare anche i rapporti verso il Regno Unito: “L’Europa ora deve affrontare anche i pesanti effetti economici della Brexit, nell’anniversario dei 2 anni dall’embargo russo e all’indomani della decisione del presidente russo, Vladimir Putin, di prolungare l’embargo imposto sui beni alimentari fino al 31 dicembre del 2017”. La guerra commerciale generata dall’embargo è costata più di 600 milioni di euro in poco più di due anni all’export agricolo.

Redazione Avanti!

Oreste Pastorelli
Il partito, il tesseramento
e le sterili polemiche

Ho sino ad ora evitato di partecipare al dibattito che va quotidianamente in scena sui vari social network. Sono infatti profondamente convinto che un sano confronto politico non può prescindere da una corretta dialettica interna al Partito e dal ripudio di sterili polemiche pubbliche.

E tuttavia oggi mi vedo costretto a rilevare come nei confronti del PSI vengono rivolte continue e spregevoli accuse volte a destabilizzare l’intero movimento ed a vanificare il lavoro dei segretari delle sezioni comunali, provinciali e regionali nonché a mortificare l’opera di ogni singolo militante.

A tali accuse, che tentano di compromettere l’immagine del Partito nella rete e nelle aule dei tribunali, mi corre l’obbligo di replicare senza indugio, ed al cospetto dell’opinione pubblica, anche e soprattutto per le responsabilità insite nella mia carica di Tesoriere e Legale Rappresentante del PSI.

E da subito voglio fermamente replicare che le accuse rivolte al PSI sono, semplicemente, FALSE!

  • E’ infatti FALSO che il tesseramento del PSI sia gravato da qualsivoglia vizio, formale o sostanziale.

  • E’ infatti FALSO che gli archivi ed i proventi finanziari relativi al tesseramento siano stati segretati e non resi disponibili.

  • E’ infatti FALSO che non sia stato consentito di esercitare il diritto di controllo degli archivi amministrativi.

È invece vero che rispetto alle richieste di accesso agli atti amministrativi ho personalmente assicurato la più ampia disponibilità e collaborazione. Per ben tre volte i nostri legali, in mio conto, hanno invitato i richiedenti ad avviare le attività di verifica, assicurando la più completa collaborazione.

Nessuno si è mai presentato presso la Sede del Partito per prendere visione di quei documenti, da me prontamente posti a disposizione, di cui oggi si lamenta, incredibilmente, l’occultamento.

Ed al riguardo va anche precisato che i menzionati inviti sono stati tutti ritualmente formulati nel contesto della corrispondenza intercorsa tra i legali delle parti, e dunque indubitabilmente inoltrati e recapitati non solo per le vie brevi, ma anche a mezzo di raccomandate A/R!

Rispetto alle richieste di verifica, mi sono semplicemente opposto alla pretesa di ottenere la fotocopia integrale di tutti i documenti personali dei compagni tesserati: non è infatti nella mia facoltà diffondere pubblicamente copia dei documenti personali, dei dati anagrafici e dei riferimenti bancari dei nostri tesserati.

È per questo motivo, certo connesso al rispetto della vigente legge sulla privacy, ma anche e soprattutto al buon senso, che ho invitato i richiedenti ad effettuare ogni desiderato controllo presso la Direzione Nazionale del PSI, escludendo solo di poter asportare copie dei documenti.

Mi chiedo, peraltro, come chiunque reagirebbe se copie dei suoi documenti e dei suoi estratti conto bancari, depositati nelle mani del Responsabile della banca dati del tesseramento, finissero nelle mani di terze e non autorizzate persone per ignoti fini.

Ciò che è vero, e concludo, è che il controllo degli archivi non è stato effettuato per esclusiva responsabilità ed inerzia dei richiedenti e non certo per mancanza di disponibilità mia o dei responsabili dei settori competenti.

Pertanto, per tutte le ragioni sopra addotte, ritengo indispensabile produrre pubblicamente copia delle raccomandate, contenenti le lettere sopracitate, sul sito del Partito nonché sulla testata Avanti! online.

Allo stesso modo sarà pubblicata la nostra comparsa di costituzione nel giudizio incardinato dai richiedenti , come già depositata presso il Tribunale Civile di Roma.

IL TESORIERE
Oreste PASTORELLI

I documenti:
– Risposta 07-12-2015 istanza accesso e copia atti
– Risposta 19-01-2016 richiesta accesso atti
– Risposta 02-02-2016 richiesta accesso atti
– Udienza 10-05-2016 comparsa costituzione e risposta istanza cautelare

 

Condanna CEDU per aver violato diritti di coppia gay

gay corteLa Corte europea dei diritti dell’Uomo condanna di nuovo l’Italia. Questa volta perché il nostro Paese ha negato il ricongiungimento familiare a una coppia gay. Per i giudici di Strasburgo, rifiutando di rilasciare il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare a un cittadino neozelandese che voleva vivere con il suo compagno italiano, l’Italia ha violato il diritto della coppia a non essere discriminata. La condanna consta di un risarcimento di 20mila euro per danni morali al cittadino neozelandese, che si era vista rifiutata la domanda dal tribunale di Livorno e dal Ministero degli Interni in appello.

Roberto e Douglas sono una coppia dal 1999: i due hanno vissuto in Nuova Zelanda fino al 2003, quando hanno deciso di tornare in Italia a causa di problemi di salute di Roberto. Douglas ha chiesto un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, rifiutato nel 2004 dal Tribunale di Livorno. I due fecero ricorso, sostenendo di essere state vittime di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale: il caso arrivò fino in Cassazione, dove l’appello era stato definitivamente respinto sulla base dell’articolo 29 del ddl 286 del 1998, che afferma che “il concetto familiare include solo gli sposi e i figli minorenni o non ancora indipendenti“.
La decisione dei giudici di Strasburgo, presa per sei voti contro uno, contesta all’Italia la violazione degli articoli 14 e 8 della Convenzione europea dei diritti umani: il primo proibisce la discriminazione, il secondo sancisce il diritto al rispetto per la vita familiare e privata. Per negare l’atto le autorità italiane avevano trattato i ricorrenti come fossero una coppia eterosessuale non sposata. Tuttavia, secondo la Corte, la situazione della coppia omosessuale non poteva essere equiparata a quella di una eterosessuale non sposata in quanto, proprio non potendo contrarre le nozze, non avrebbero potuto ottenere le tutele che la legge italiana accorda alle coppie unite in matrimonio. E infatti la Corte ha punito l’Italia proprio per aver trattato la coppia omosessuale come avrebbe fatto con una coppia eterosessuale.

Non è la prima condanna europea che l’Italia subisce per la discriminazione delle coppie omosessuali. Un anno fa il nostro Paese è stato condannato per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti umani: “La corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile e che dunque un’unione civile o una partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso”.

Liberato Ricciardi