venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A proposito dei risultati socialisti…
Pubblicato il 06-06-2016


Nelle metropoli il Psi fatica parecchio (a Roma 0,7 a Napoli 0,5 a Bologna 0,8), bene invece a Trieste, 3,6 coi verdi. Molto bene nelle città medie. A Salerno 8,2 per cento, a Caserta il 4, a Cosenza il 3, a Grosseto il 3,6, a Sulmona l’11, a Melfi il 12 (Valvano a un passo dalla vittoria al secondo turno), a Città di castello il 21,5, a Cassano Ionio il 10,1, a Vasto il 5. Nei comuni piccoli sotto i 15 mila abitanti eleggiamo dieci sindaci. Non so se ci dobbiamo accontentare. Mi chiedo. C’è qualche lista socialista, fuori dal Psi, che ha fatto di meglio? Dove? Lo dico agli insegnanti di socialismo che si esercitano a dare lezioni. Ci dicano costoro che scelte dovrebbe fare il Psi. Quelle compiute a Milano con una lista municipale votata sì e no dai candidati? Questa sarebbe la soluzione? Oppure quella di qualche ex rifugiato nella lista di Fassina a Roma e naturalmenre manco eletto? Ci spieghino bene. Un conto è accentuare l’autonomia rispetto al Pd altro rompere e finire in braccio agli ex Pd. Vogliamo invece ragionare insieme sull’idea di costruire quel polo liberalsocialista del quale si è parlato a Salerno? Vogliamo fare il tentativo coi radicali e i verdi, ma anche coi laici e i cattolici non integralisti disponibili, di far nascere una nuova intesa o un nuovo soggetto non solo socialista? Perchè i professori del giorno dopo non ci danno una mano su questa prospettiva, abbandonando la cattedra e riprendendo a sgomitare con noi?

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo che leggo da la soluzione ai nostri problemi di vivibilità. Serve.la coalizione dei Laici-centristi-liberali. Serve coagulare quel centro sinistra che faccia politica vera. Oggi c’è n’e’ bisogno. Oggi non basta più la bella faccia. Serve la politica e la presenza scenica insieme. Anche i Grillini lo hanno capito e iniziano a fare politica con i loro testimonial. E tra un po’ governeranno anche Roma!

  2. Sembra dunque esservi un netto divario, una sorta di dicotomia, tra le percentuali delle grandi citta’, inferiori alle aspettative, e il risultato ottenuto dai candidati socialisti nei centri medi e “minori”.

    Se, come mi pare di aver letto, nelle grandi citta’ le liste del PSI, o a partecipazione PSI, hanno sostenuto candidature a Sindaco del PD, o espressione del medesimo, occorrebbe invece vedere il tipo di alleanze e abbinamenti laddove, in “periferia”, i candidati PSI hanno raggiunto numeri lusinghieri, giusto al fine di poter fare un’analisi politica del voto che sia quanto piu’ possibile compiuta e documentata.

    Infatti, se nelle grandi citta’ i risultati sono stati inferiori alle aspettative, l’interpretazione della cosa potrebbe essere duplice: da un lato, il potenziale elettorato socialista non ha gradito l’appoggio dato al PD (dal quale dunque andrebbero prese le distanze), oppure, all’opposto, detto elettorato ha preferito convergere direttamente sul PD, essendo questa la direzione piu’ congeniale alla “base” socialista (tanto da far ritenere che i candidati PSI debbano confluire nella lista PD, quando si arrivera’ alle elezioni politiche).

    Due scenari, quindi, completamente diversi e contrapposti, e probabilmente soltanto il voto della “periferia” puo’ aiutare a comprendere come e’ politicamente orientato l’elettorato che il PSI intende rappresentare.

    Paolo B. 08.06.2016

  3. Il dato fornito dal Direttore, ossia quel 99%, sembra essere un indicatore piuttosto eloquente, e pare dirci, da come almeno io lo leggo, che la quasi totalita’ del PSI e’ proiettata verso il PD, e area affine, quanto ad alleanze.

    Se cosi’ effettivamente fosse, se cioe’ questa mia interpretazione non e’ infondata, quando sentiamo parlare di “autonomia”, dobbiamo intenderla in maniera diversa da come la si concepiva ai tempi del PSI anni ottanta, quando il quadro delle alleanze era sicuramente piu’ articolato.

    Allora, sen ben ricordo, si veniva accusati di praticare la politica dei “due forni”, che all’occorrenza viene
    naturalmente impiegata da tutti, ma non era invece perdonata ai socialisti, ai quali non vanno mai “concessi sconti”,

    E’ vero che all’epoca i numeri elettorali dei socialisti erano differenti dagli attuali, ma erano stati conquistati con una autonomia vera, quella che permette ad una forza “minore” di delineare ed avanzare proposte proprie le quali possono semmai trovare largo credito e consenso, ovvero voti, nel corpo elettorale (un po’ come la storia dell’uovo e della gallina, per stare alla saggezza popolare).

    A questo punto non resta che vedere quale futuro riserva la sorte ai socialisti, intesi nel loro insieme, anche perche’ in politica le cose sono in continuo movimento, specie al giorno d’oggi, e sara’ piuttosto importante anche la prossima “tappa” , ossia la chiamata alle urne di autunno per il referendum.

    Paolo B. 09.06.2016

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