domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Anche a Wimbledon
la sfida Italia-Spagna
Pubblicato il 29-06-2016


LONDON, ENGLAND - JULY 04: Camila Giorgi of Italy returns a shot in her Ladies’ Singles Third Round match against Caroline Wozniacki of Denmark during day six of the Wimbledon Lawn Tennis Championships at the All England Lawn Tennis and Croquet Club on July 4, 2015 in London, England. (Photo by Ian Walton/Getty Images)

Camila Giorgi (Photo by Ian Walton/Getty Images)

Nonostante la pioggia non si sia fatta attendere, l’edizione 2016 del Grand Slam di Wimbledon non poteva iniziare meglio nella giornata d’apertura, con un match a dir poco favoloso. Mentre in contemporanea in Francia si giocavano gli ottavi di finale degli Europei di calcio 2016 tra Italia-Spagna, a Londra si affrontavano parallelamente la spagnola Garbine Muguruza (testa di serie n. 2) e l’italiana Camila Giorgi. Mentre la nazionale azzurra, però, si portava in vantaggio al 3’ con il primo goal di Chiellini nel primo tempo, la Muguruza saliva 3-1 nel terzo e decisivo set, strappando il servizio alla nostra atleta che avrebbe permesso alla neo vincitrice del Roland Garros di mettere la firma definitiva su un match duro ed equilibrato durato più di due ore e mezza. 6-2, 5-7, 6-4 il punteggio finale, che ben descrive la lotta pari tra le due tenniste soprattutto per quanto riguarda la tenacia, la forza di volontà, l’ostinazione, il coraggio, lo spirito di iniziativa, di lotta e di sacrificio, la determinazione e l’orgoglio di non mollare, non cedere, di contrastare sempre. Sì, perché Camila ha giocato e lottato alla pari con la spagnola, sfidandola proprio sulla personalità, sul carattere, sul carisma e sulla capacità di sapersi imporre in campo e prendere l’iniziativa.

La Giorgi ha avuto molte occasioni e ha impressionato in particolare con il suo dritto, che ha fatto partire a tutto braccio in diverse circostanze, sorprendendo l’avversaria e affascinando il pubblico. Non ha mai tremato, ha sempre sfidato a testa alta con fermezza una tennista quale la Muguruza in grado di trascinare un’intera squadra di Federation Cup come la Spagna (nella sfida contro l’Italia per lo spareggio per restare nel World Group). Risoluta e decisa, non ha avuto cedimenti, neppure per la presenza sugli spalti di Conchita Martinez, capitana appunto della Fed Cup spagnola. Non è riuscita a vendicare le connazionali che hanno incassato un netto e umiliante 4-0 in quel confronto per la ‘salvezza’. Così, mentre da una parte si gioiva per il goal di Chiellini, su una punizione calciata da Eder, e da lì a presto per il raddoppio di Pellè al 46’ del secondo tempo su assist di Darmian, in Inghilterra per gli italiani gli umori non erano gli stessi. Camila è uscita fuori dal campo un po’ amareggiata, delusa e arrabbiata per l’occasione sfumata, che ha rincorso molte volte e quasi raggiunto altrettante; sfiorando quella che sarebbe stata un’impresa altrettanto epocale quanto quella della nazionale di calcio. Meritava davvero, ma per lei c’è stata e resta sicuramente la soddisfazione di aver offerto un grande spettacolo di ottimo tennis e di aver fatto impensierire la spagnola. La Muguruza nel finale ha esultato, quasi rilassata per essersela cavata, avendo faticato non poco per trovare il bandolo della matassa di un match equilibrato, alla pari, in cui l’italiana l’ha messa in difficoltà non poche volte.

Giratasi verso il suo team, ha fatto un gesto come se volesse dire di aver vinto di testa, forse più di esperienza. Nel secondo set la Muguruza ha avuto un calo di concentrazione, brava la Giorgi ad approfittarne, aumentando l’aggressività, assalendola con un gioco più ‘di pressing’ per dirla con il linguaggio calcistico, attaccandola maggiormente. Ancor più brava e astuta la spagnola a partire subito al contrattacco nel terzo set, senza innervosirsi, scoraggiarsi e a recuperare l’attenzione sullo schema tattico; ritrovava, così, quello vincente del primo set, dove aveva disegnato il campo alla perfezione, in maniera ineccepibile e ingiocabile per Camila, che nulla poteva se non osservare l’esecuzione magistrale di fondamentali portati in maniera esemplare, da manuale, con una superiorità da parte della numero due al mondo. Dunque onore al merito di Camila di aver avuto la capacità di rimettersi in partita, ma la differenza la Muguruza l’ha fatta nella scelta dei tempi e delle pause, in cui ha avuto anche dei momenti di ‘tregua’ in cui giocava in fase più difensiva che aggressiva, ma sempre presente in campo e pronta a far sentire il suo ‘peso’, la sua personalità e ad imporsi. Quasi si volessero intimidire a vicenda, le due si sono risposte con una sfida di colpi vincenti a chi tirasse quello migliore, con una potenza, una profondità e una precisione inaudite.

La Giorgi è molto migliorata e avrà sicuramente altre occasioni per fare bene ed arrivare sino in fondo nei tornei, come accaduto a Katowice in Polonia dove ha perso 6/4 6/0 dalla Cibulkova. In particolare sull’erba si esprime bene e sembra essere la superficie che più le è congeniale e che ama. Intanto la Muguruza si è slavata in corner, se fossimo a una partita di calcio.

Bene, in compenso a Wimbledon, le altre italiane al primo turno: Sara Errani ha battuto, con un doppio 6-4, la rumena Patricia Maria Tig, all’esordio in uno Slam; Francesca Schiavone, ha eliminato la n. 66 al mondo, la lettone Anastasija Sevastova, con il punteggio di 7-6(7) 6-4. Anche Roberta Vinci ha sofferto, ma si è imposta su Alison Riske. La statunitense ha trascinato la tarantina al terzo set, ma alla fine è venuta fuori tutta la grinta della n. 7 del mondo e testa di serie n. 6, che ha portato a casa il match (dopo oltre due di gioco) per 6/2 5/7 6/3; giusto in tempo prima dell’interruzione per pioggia.

A proposito di Italia, da rimarcare anche la vittoria, sulla terra questa volta però, di Marco Cecchinato all’Aspria Tennis Cup, il challenger che si gioca a Milano. Il giovane tennista ben si era messo in evidenza quest’anno agli Internazionali Bnl d’Italia di tennis a Roma, al Foro Italico, durante le qualificazioni e durante il torneo stesso; al primo turno, infatti, affrontò sul Centrale Milos Raonic, portando il canadese al terzo set, in una partita strabilinate e molto lottata, dove solo un po’ di emozione gli ha impedito di ‘giocarsela’ ancora meglio. Con un netto doppio 6/2 ha vinto una finale abbastanza agevolmente contro il serbo Laslo Djere, uscito stanco da una maratona in semifinale (il 20enne serbo, aveva avuto ben 10 match point in semifinale prima di chiudere con lo spagnolo Daniel Gimeno-Traver). Cecchianto sale, così, al n.130 della classifica mondiale, aggiudicandosi un torneo challenger importante, che in passato vinse anche Filippo Volandri (nel 2013).

Barbara Conti

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