giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Agricoltura. Una risoluzione
Pe contro le pratiche sleali
Pubblicato il 07-06-2016


caporalato-agricolturaI deputati hanno invitato la Commissione, in una risoluzione votata martedì, a presentare delle proposte contro le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare (*), in modo da garantire un reddito equo per gli agricoltori e una vasta scelta per i consumatori. L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire relazioni trasparenti tra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari. Un commercio equo può a sua volta contribuire a evitare la sovrapproduzione e i rifiuti alimentari.

“Le iniziative adottate finora non sono state efficaci. Questo è il motivo per il quale stiamo fornendo più suggerimenti. Deve essere fatto un lavoro più efficiente per migliorare le relazioni tra i fornitori e supermercati e ipermercati, soprattutto quando si tratta di ridurre al minimo il cosiddetto “fattore paura”. Invitiamo inoltre la Commissione europea a fare di più per quanto concerne i nuovi strumenti che dovrebbero aiutare a contrastare le pratiche commerciali sleali”, ha affermato il relatore del Parlamento Edward Czesak (ECR, PL), aggiungendo che “tutti i protagonisti della filiera alimentare dovrebbero godere degli stessi diritti”.

Nel testo della risoluzione, approvata martedì con 600 voti favorevoli, 48 contrari e 24 astensioni, si afferma che gli squilibri di reddito e di potere nella filiera alimentare devono essere affrontati con urgenza, al fine di migliorare il potere contrattuale degli agricoltori. Inoltre, la vendita al di sotto del costo di produzione e l’uso di prodotti agricoli di base, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, la frutta e gli ortaggi, quali “articoli civetta” da parte della grande distribuzione, rappresentano una minaccia alla sostenibilità di lungo termine della produzione dell’UE di tali prodotti.

Gli agricoltori e le PMI sono particolarmente vulnerabili rispetto alle pratiche commerciali sleali. Sono costretti a volte a vendere in perdita, a causa di negoziati sfavorevoli con gli altri soggetti della filiera alimentare, ad esempio in occasione di ribassi e sconti nei supermercati. Anche i consumatori finali sono svantaggiati, per la limitata scelta dei prodotti e lo scarso accesso ai beni nuovi e innovativi.

Superare il “fattore paura”

I deputati chiedono una legislazione quadro a livello UE per contrastare le pratiche sleali e garantire a agricoltori e consumatori possano beneficiare di prezzi corretti e condizioni di acquisto giuste. Difatti, sostengono, i programmi volontari basati sull’autoregolamentazione hanno finora conseguito “risultati limitati” a causa della mancanza di attuazione efficace e di strutture di governance imparziali, della sottorappresentanza degli agricoltori, di conflitti d’interessi tra le parti interessate, di meccanismi di risoluzione delle controversie che non tengono in considerazione il “fattore paura” dei fornitori e del fatto che questi non si applicano all’intera filiera alimentare.

Il Parlamento ritiene che l’iniziativa per la filiera alimentare (Supply Chain Initiative – SCI) e gli altri sistemi volontari a livello nazionale ed europeo dovrebbero essere promossi “in aggiunta a meccanismi di controllo solidi ed efficaci a livello degli Stati membri, assicurando l’anonimato dei reclami e la definizione di sanzioni dissuasive, unitamente ad un coordinamento a livello UE”. I deputati incoraggiano i produttori e gli operatori economici, comprese le organizzazioni degli agricoltori, a partecipare a tali iniziative.
dal notiziario del PE

(*)Le pratiche commerciali sleali consistono, ad esempio, nel ritardo i pagamenti, nella limitazione dell’accesso al mercato, nelle modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali (anche con effetto retroattivo), nella risoluzione improvvisa e ingiustificata del contratto, nel trasferimento sleale del rischio commerciale e nel trasferimento dei costi di trasporto e di stoccaggio ai fornitori.

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