sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

AIDOS: “Il Fondo contro Aids ha salvato 17 mln di vite”
Pubblicato il 15-06-2016


1455641061aidsÈ stato lanciato ieri, presso la Camera dei deputati, il documento dell’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS e di AIDOS – Associazione italiana donne per lo sviluppo, dal titolo esplicativo “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”. Al centro del Rapporto e della stessa conferenza c’è sicuramente l’HIV/AIDS e i dati aggiornati sulla diffusione della pandemia, con relative proiezioni, ma c’è anche il ruolo che i governi possono decidere di giocare nella lotta contro queste malattie, in particolare l’Italia.
In che modo?
Innanzitutto bisogna ricordare che il virus è un fenomeno globale, non solo perché si ammala tutto il pianeta ma soprattutto per le sue implicazioni sociali, economiche e politiche che vedono coinvolti diversi Paesi in modo differente: laddove la povertà e le discriminazioni sono più forti cresce lo stigma verso le persone affette dalla malattia ma anche la difficoltà di accesso alle cure. Inoltre, in un mondo sempre più in crisi, si fanno globali anche le proposte di risoluzione dei problemi e non è quindi un caso che la nuova Agenda di sviluppo sostenibile, con i suoi relativi Obiettivi, sia universale. Tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la lotta alle pandemie è un punto fondamentale e la sinergia di tutti i Paesi e governi diventa strategia per affrontare la questione al livello nazionale ma sopratutto per sconfiggere il virus al livello mondiale.

Tra gli attori principali nella lotta alle pandemie, dal 2002 ad oggi, troviamo il Fondo Globale, uno dei primi partenariati che è riuscito nell’importante compito di unire diverse realtà quali governi, istituzioni e società civile. Il Fondo nel corso del tempo ha ricevuto contributi da donatori di diverso tipo, la maggior parte dei quali (il 95% del totale) proviene dai governi di 50 Paesi. Tra i principali troviamo: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Giappone, Unione europea, Canada e Italia.

Dal 2002 al 2014 il Fondo ha contribuito a salvare più di 17 milioni di vite. Attualmente – in media – concorre a salvarne oltre 2 milioni l’anno: si stima quindi che entro la fine del 2016 saranno state messe in salvo oltre 22 milioni di persone. Inoltre è stata riscontrata la diminuzione di un terzo dei decessi per Hiv, Tbc e malaria: oltre 8 milioni le persone che hanno beneficiato del trattamento antiretrovirale (Art), oltre 13 milioni quelle che hanno ricevuto cure per la Tbc e 548 milioni le zanzariere, impregnate di insetticida, distribuite attraverso i programmi di lotta contro la malaria.
Se, fino al 2008, l’Italia è stata uno dei Paesi più attivi e uno dei maggiori contribuenti, assumendo anche un ruolo guida, dal 2009 non ha più mantenuto gli impegni presi creando un ammanco di 260 milioni di euro. Alla terza conferenza di rifinanziamento, dove i donatori hanno dichiarato i propri impegni per il periodo 2011 – 2013, l’Italia non ha annunciato alcun contributo, perdendo il seggio unico al consiglio di amministrazione, per condividerne uno con la Spagna. Alla seguente conferenza è stato annunciato il rientro tra i finanziatori con un impegno, per gli anni 2014 – 2016, pari a 1000 milioni di euro; le prime due quote sono state versate ma si spera che vi sia una continuità. Questi solo alcuni dei dati che emergono nel rapporto presentato oggi che vede illustra nella prima parte il funzionamento del Fondo, e nella seconda parte le buone pratiche con le esperienze sul campo di alcune Ong dell’Osservatorio.

La necessità che il nostro Paese continui a dare il suo importante contributo è la richiesta dell’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids che, rappresentando la società civile, monitora l’effettivo impegno del nostro governo. Le richieste contenute nel rapporto vengono esplicitate durante la conferenza da Stefania Burbo, focal point dell’Osservatorio Aids che chiede, che l’Italia torni a essere un Paese leader nel panorama dei donatori internazionali e che il prossimo impegno finanziario a favore del Fondo sia di 200 milioni di euro per il prossimo triennio e che il Fondo Globale potenzi le attività di monitoraggio dei progetti e rafforzi la partecipazione della società civile internazionale.

A settembre 2016 ci sarà la conferenza di rifinanziamento del Fondo e l’Italia è chiamata ad avere un ruolo leader fra i donatori internazionali. Proprio ieri è stata approvata in Commissione Esteri alla Camera una risoluzione in cui si invita il governo ad aumentare in maniera significativa il proprio contributo: “Ci aspettiamo che l’aumento sia superiore a quello degli altri Paesi dell’Unione europea”,ha affermato l’onorevole Lia Quartapelle (Pd), intervenendo alla presentazione del rapporto dell’Osservatorio Aids.

“Le tre pandemie sono causa e conseguenza della povertà – indica nel suo messaggio il vice ministro agli Affari Esteri, Mario Giro – ed è per questo molto importante arrivare all’obiettivo indicato dal Fondo Globale di salvare entro il 2016 altri 22 milioni di vite. L’Italia sostiene con convinzione, sia dal punto di vista politico che finanziario, l’operato del Fondo. Accanto all’approccio medico-scientifico è anche importante accrescere la resilienza delle popolazioni maggiormente colpite e promuovere la difesa dei diritti umani, garantendo l’uguaglianza di genere”.

Sul ruolo della cooperazione interviene Laura Frigenti, Direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, auspicando che “l’Italia rafforzi il suo ruolo nei meccanismi decisionali del Fondo Globale soprattutto nei Paesi prioritari per la cooperazione italiana”. Non solo, “è necessario – aggiunge Frigenti – che si applichi l’approccio gender mainstreaming anche nella fase iniziale di elaborazione dei progetti e dei programmi Paese”. Le fa eco, Marco Simonelli, Policy Advisor di Friends of Global Fund Europe, che ha sottolineato come “disuguaglianza di genere, discriminazione istituzionalizzata nei confronti dei gruppi di popolazione più vulnerabili e un contesto giuridico che punisce comportamenti considerati al di fuori della norma da diverse società, sono benzina sul fuoco nella diffusione delle epidemie, soprattutto l’Aids”.

I diritti umani e una prospettiva di genere diventano centrali, aggiunge in conclusione dei lavori Maria Grazia Panunzi, presidente di Aidos, sottolinenado come “spesso non siano accessibili alle donne. Tuttavia, sottolinea Panunzi, “le donne hanno la capacità di reagire, non vanno viste solo come vittime e devono dunque essere coinvolte nei processi politici e decisionali”.

Serena Fiorletta

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