domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Alì, non solo un grande pugile
Pubblicato il 10-06-2016


A Louisville, sua città natale, tutto il mondo idealmente si è stretto attorno a Muhammad Alì per l’ultimo saluto. “Pungi come un’ape, vola come una farfalla”: in questa frase c’è tutta l’essenza di Muhammad Alì, un pugile che ha rivoluzionato la boxe, trasformandola da sport duro e spesso cruento, in un misto di danza e di velocità micidiale di esecuzione.

Due fotogrammi mi sono tornati subito alla memoria, sentendo la triste notizia della scomparsa di Alì. Mi rivedo bambino nella notte dell’8 marzo 1971, suona la sveglia telefonica della Sip (l’allora compagnia di Stato italiana) e nel cuore della notte con mio padre Giorgio, grande appassionato di pugilato ed estimatore di Alì, guardiamo in televisione al Madison Square Garden di New York il primo di una trilogia di incontri con Joe Frazier, divenuti leggenda; ragazzo, all’alba del 30 ottobre 1974, con mio padre ammiriamo Alì riconquistare la corona mondiale dei massimi, che gli era stata ingiustamente tolta nel 1967 per non avere voluto combattere in Vietnam, battendo George Foreman, uno dei pugili più potenti della storia della boxe (assieme a Sonny Liston, anch’esso “demolito” da Cassius Clay, il nome di Alì prima della conversione all’Islam), di 7 anni più giovane e all’apice della sua carriera, sul ring di Kinshasa in Zaire, in quello che è stato definito il “match più bello della storia del pugilato”. Ma, negli omaggi tributati a colui che è stato giustamente definito “Il più grande” pugile di tutti i tempi, tra cui il presidente americano Obama, è stato ricordato anche il “rivoluzionario” impegno di Alì per i diritti civili e la lotta alle discriminazioni razziali, ponendolo sullo stesso piano di Martin Luther King, Malcolm X e Nelson Mandela.
Già, Alì, a cui sono state conferite prestigiose onorificenze e dedicati libri e film, si erge nel dopoguerra sino ai giorni nostri come un titano della politica “alta”, facendo apparire ancor più nani gli odierni leader mondiali, subalterni alla finanza globale ed alle povertà diffuse che essa ha generato.

Maurizio Ballistreri

 

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Commenti all'articolo
  1. Dagli USA, dove il dio-denaro regola il respiro degli umani, sono rari i grandi messaggi. Di questi tempi c’è lui, Cassius-Alì.
    Ma anche Sanders che ha riportato alle orecchie degli americani la parola socialismo.

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