domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Armi. Le lobby americane hanno la meglio
Pubblicato il 21-06-2016


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Il Congresso Usa ha bocciato una serie di progetti di legge presentati all’indomani della strage di Orlando e che avevano lo scopo di limitare l’accesso alle armi. Le vittime della strage sono state ricordate in una commemorazione alla Camera e per i socialisti è intervenuta il capogruppo Pia Locatelli che ha sottolineato proprio come questo genere di fatti non sia “la prima volta che accade negli Stati Uniti e temiamo non sia neanche l’ultima. Se poi alla possibilità di detenere un’arma ‘per difendersi’, si aggiungono le campagne d’odio, gli inviti alla violenza e il desiderio di emulare il terrorismo islamico organizzato, abbiamo quanto è accaduto a Orlando”. (leggi il testo dell’intervento)

Le vittime di quella strage assurda avvenuta in nome di un odio inconcepibile furono 49. 53 i feriti. A sparare un uomo, Omar Mateen armato da un fucile d’assalto AR-15 (versione civile del mitragliatore M-16 usato nel Vietnam). Continua come se nulla fosse successo il dialogo tra sordi al Congresso. Il tutto per la gioia della potente lobby delle armi, la National Riffle Association (Nra), che sostiene economicamente ed in modo assolutamente bipartisan le campagne di molti politici.

Erano necessari 60 voti, ma nessuna delle quattro proposte presentate al Senato degli Stati Uniti hanno ottenuto il quorum e sono state così cestinate. Le quattro proposte di legge, due presentate dai democratici e due dai repubblicani, hanno finito con l’essere affossate dal “fuoco incrociato” dei rispettivi schieramenti. Insomma ancora una volta le potentissime lobby delle armi che da sempre foraggiano le campagne elettorali a suon di dollari, hanno avuto la meglio. Il diritto di comprare armi, anche quelle più potenti, le cosiddette armi d’assalto, non è stato scalfito. Un diritto basato su un anacronistico secondo emendamento della Costituzione (approvato nel 1791) che garantisce il diritto alla difesa e autorizza quindi il possesso di armi.

Le due proposte democratiche prevedevano di impedire di acquistare armi agli americani inseriti nelle liste dei sospetti dell’Fbi o sull’elenco di quanti non sono autorizzati a salire su un aereo. Le proposte di legge prevedevano anche controlli più severi sui precedenti criminali e mentali per quanti acquistano armi alle tradizionali fiere delle armi (diffusissime negli Usa e dove non esistono verifiche) e su internet. I Repubblicani si sono opposti a queste misure in nome del  II emendamento della Costituzione. A loro volta i rappresentanti Repubblicani avevano proposto di instaurare un periodo di attesa di 72 ore tra l’acquisto dell’arma e la sua consegna effettiva, sempre per quanti sono sulle liste dei sospetti dell’Fbi, per consentire ai federali di ottenere da un giudice un ordine per impedire la vendita nel caso di rischi comprovati.

Malgrado i continui appelli del presidente Barack Obama nessuna delle 4 proposte ha raggiunto la soglia dei 60 voti necessari per consentire che le proposte di legge proseguano il loro iter. Intanto negli Usa continuano a circolare 357 milioni di armi, su 318 milioni di abitanti.

l Senato aveva votato – sempre senza raggiungere la maggioranza necessaria – misure simili dopo il massacro, che commosse il mondo, del 14 dicembre 2012 alla scuola elementare Sandy Hook di Netwown in Connecticut dove il ventenne Adam Lamza, armato sempre con un fucile d’assalto AR-15 massacrò 20 bambini e sei adulti, inclusa la madre. Cinque mesi prima un folle James Holmes sempre con un AR-15 massacrò 12 persone e ne ferì 58 nella notte tra il 19 ed il 20 luglio gli spettatori al cinema di Aurora in Colorado. Il Senato fece finta di fare qualcosa dopo la più recente strage di San Bernardino in California (2 dicembre 2015) quando sempre con un AR-15 una coppia massacrò 14 colleghi.

Redazione Avanti!

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