martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Boeri: “Intervenire in modo drastico sui voucher per reprimere le frodi”
Pubblicato il 01-06-2016


Boeri
INTERVENTO DECISO CONTRO LE FRODI DEI VOUCHER
“Bisogna intervenire in modo draconiano, drastico, nel reprimere forme fraudolente dell’utilizzo dei voucher”: lo ha recentemente detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo a Venezia alla presentazione di un dossier statistico di Inps e Veneto Lavoro su “Il lavoro accessorio 2008-2015. Profili delle aziende e lavoratori”. Boeri, a tale proposito, ha evidenziato l’impegno dell’ente previdenziale anche attraverso la segnalazione all’autorità giudiziaria dei casi di frode rilevati. Su un piano più generale, il presidente dell’Inps ha fatto una disanima degli obiettivi pensati dai legislatori in relazione ai voucher per il lavoro accessorio, tra i quali quelli di far emergere il ‘lavoro nero’, e indicato la validità di alcune misure previste dal governo per ridurre “un utilizzo distorto dello strumento”.

Al riguardo, nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher per il lavoro accessorio mentre il numero di voucher riscossi da lavoratori che hanno prestato attività di lavoro accessorio concluso nel 2015 è risultato pari a quasi 88 milioni. Il dato è stato reso noto dall’Inps in un apposito rapporto sul fenomeno nel quale si rimarca che nell’anno di riferimento sono stati 1.380.000 i lavoratori che hanno percepito almeno un buono. I committenti sono stati quasi 473.000. La media dei buoni percepiti nell’anno è di 63,8 per ogni soggetto interessato. I lavoratori che hanno incassato più di 1.000 euro netti nell’anno grazie ai voucher sono stati 207.000 quindi l’85% dei lavoratori che ha avuto almeno un buono è rimasto al di sotto di questa cifra. Quasi un milione di persone ha ricevuto meno di 500 euro (66 voucher) mentre 213.000 persone hanno percepito solo da uno a cinque voucher nell’intero anno. Se si guarda al totale delle posizioni lavorative aperte con un voucher (si può prestare attività occasionale per più di un committente), ovvero 1,7 milioni, emerge la prevalenza negli alberghi e ristoranti (579.887) e nel commercio (oltre 300.000).

Inps
A MARZO GIU’ DOMANDE DI DISOCCUPAZIONE
Calo significativo anche a marzo per le richieste di indennità di disoccupazione: nel mese – secondo i dati appena pubblicati dall’Inps – le richieste di Aspi, Naspi, mobilità e disoccupazione sono state nel complesso 98.557 con un calo del 27,3% rispetto allo stesso mese del 2015. Nei primi tre mesi del 2016 le domande complessive di disoccupazione sono state 353.293 con una flessione del 28,2% in confronto al primo trimestre 2015 (già in forte discesa sul 2014). A febbraio le domande di disoccupazione erano state 105.874 con un decremento tendenziale del 22,6%. L’Inps inoltre ha ricevuto ad aprile richieste per utilizzo di cassa integrazione per 57,1 milioni di ore con un aumento del 9,1% rispetto a marzo e una diminuzione del 6,2% su aprile 2015. E’ quanto riportato al riguardo nel Rapporto mensile pubblicato dall’Istituto. Nei primi quattro mesi dell’anno sono state richieste 226,5 milioni di ore con un calo del 2,4% rispetto all’analogo lasso di tempo del 2015. Le ore di cassa ordinaria richieste ad aprile sono state 14,9 milioni (-14,1% sul mese, -23% su aprile 2015) mentre quelle di cassa straordinaria sono state 38,97 milioni con un progresso del 27,5% su marzo e una crescita del 4,7% su aprile 2015. Per la cassa in deroga sono state chieste 3,1 milioni di fermo con un abbassamento del 26,9% su marzo e del 25,5% su aprile 2015.

Osservatorio Cig, dati di aprile – L’Osservatorio statistico sulla cassa integrazione guadagni e disoccupazione è stato aggiornato con i dati del mese di aprile 2016. I dati si riferiscono alle ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale ordinari, straordinari e in deroga a favore di operai e impiegati. Fermo restando che nel mese di aprile 2016 si registra una diminuzione delle ore autorizzate di Cigo in confronto al medesimo mese dell’anno precedente, è rilevabile una progressiva ripresa delle attività amministrative di concessione dopo gli atti di indirizzo adottati dall’Istituto, il cui quadro regolamentare si completerà con l’imminente pubblicazione del decreto ministeriale relativo ai nuovi criteri di concessione della Cigo.  In appendice al documento reso noto dall’Inps, è stato pubblicato l’aggiornamento del tasso di utilizzo del numero delle ore Cig autorizzate (“tiraggio”).

Assindatcol
DA BADANTI A BEBY SITTER, LE NUOVE PROCEDURE PER DIMETTERSI
“Lavoro domestico e dimissioni: cambio nelle procedure. Dal 12 marzo 2016 è infatti in vigore il nuovo meccanismo introdotto dal decreto legislativo 151 del 2015 che prevede procedure semplificate in caso di dimissioni e di interruzione consensuale del rapporto di lavoro di colf, badanti e baby sitter”. E’ quanto ha recentemente comunicato Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, componente Fidaldo, aderente Confedilizia. “Le nuove disposizioni – spiega l’organizzazione – che si applicano a tutte le figure inquadrate nel contratto nazionale del lavoro domestico, prevedono di fatto l’abrogazione della procedura di convalida in caso di cessazione dell’attività lavorativa (dimissioni e risoluzione consensuale)”. “Dal mese di marzo – fa notare l’associazione – non è più necessario, come prevedeva la Riforma Fornero, convalidare la fine dell’attività recandosi di fronte alla Direzione territoriale del lavoro, al centro per l’impiego territorialmente competente, o sottoscrivendo la dichiarazione in calce alla comunicazione della cessazione del rapporto: con le nuove disposizioni lo stop diventa effettivo con una semplice sottoscrizione tra le due parti, non essendo il lavoratore tenuto alla dichiarazione telematica delle dimissioni”. “Come per l’assunzione quindi – continua Assindatcolf – che nel lavoro domestico si realizza con la semplice sottoscrizione tra le parti di un contratto, anche in caso di dimissioni e di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro le procedure si semplificano, riducendosi alla firma di una dichiarazione che attesti la fine dell’attività”. “Per mettere il datore al riparo da eventuali successive rivendicazioni – si suggerisce – è bene adottare la forma scritta, anche se non espressamente prefigurata dal ccnl, in quanto consente di accertare la volontà e la data del recesso. E’ necessario, quindi, che la stessa contenga almeno la data, il nominativo e l’indirizzo del datore di lavoro, il periodo di preavviso e l’indicazione dell’ultimo giorno di lavoro”. “Al datore di lavoro –continua l’organizzazione – rimane comunque l’obbligo di comunicare entro 5 giorni la cessazione dell’attività all’Inps a prescindere dalla causa (licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale)”.

Estratto contributivo
SU INESATTEZZE CONTRIBUTIVE INPS RESPONSABILE

L’estratto conto contributivo rilasciato dall’Inps, anche se non nella veste formale di un certificato, può essere utilizzato da un lavoratore per calcolare la sua data di quiescenza e, in caso di eventuali errori nel documento, l’istituto di previdenza è chiamato a risponderne. Questa, in brevissima sintesi, la decisione assunta recentemente dalla Corte di cassazione con la sentenza 8604/2016. Un lavoratore nel 2001 ha chiesto e ottenuto un estratto conto contributivo, sulla base del quale, nel 2003, ha aderito alla messa in mobilità proposta dall’azienda, con la prospettiva di accedere alla quiescenza, la cui domanda è stata poi effettivamente presentata nel 2006. In quel momento si è scoperto che l’estratto conto conteneva imprecisioni sul numero di contributi e di conseguenza il lavoratore è rimasto senza pensione dall’aprile 2006 all’ottobre 2007. I giudici di Cassazione, riprendendo decisioni precedenti, ricordano che, anche se l’estratto conto non ha valore certificativo in quanto non emesso alla fine di un procedimento amministrativo specifico dietro esplicita richiesta dell’interessato, non costituisce “causa di esonero dalla responsabilità gravante sull’Inps”. Inoltre “gli estratti conto contributivi resi su report di stampa rilasciati dall’Inps sono la riproduzione di un documento elettronico e come tali” non devono essere sottoscritti da un funzionario. Pertanto, anche se l’estratto conto non è un certificato e non è firmato, scatta il principio di tutela del legittimo affidamento del cittadino nei confronti di tutti i rapporti di diritto pubblico. I giudici inoltre aggiungono che “la pubblica amministrazione è gravata… dell’obbligo di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi indisponibili, fornendo informazioni inesatte o anche dichiaratamente approssimative. Informazioni di tale natura devono ritenersi non conformi a correttezza… nonché incidenti su interessi al conseguimento e godimento di beni essenziali della vita, come quelli garantiti dall’articolo 38 della Costituzione”. Neanche il fatto che il lavoratore non abbia chiesto aggiornamenti dell’estratto conto prima di accettare il licenziamento solleva l’Inps dalla sua responsabilità oggettiva. Tuttavia, nel rimandare la sentenza alla Corte di appello, i giudici sottolineano che, sebbene sia da “escludersi in via generale che l’ordinamento imponga all’assicurato l’obbligo di verificare la correttezza dei dati forniti dall’Inps”, nel caso specifico può essere applicato l’articolo 1227 del codice civile, “che impone l’onere di doverosa cooperazione della parte creditrice per evitare l’aggravamento del danno indotto dal comportamento inadempiente del debitore”.

Carlo Pareto

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