martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BREXIT. Corbyn pericolante, è ‘guerra civile’ nel Labour
Pubblicato il 28-06-2016


Corbyn_JeremyChe perdesse il posto il premier britannico, David Cameron, leader dei Tory, per aver voluto il referendum sull’appartenza all’Ue, era nelle cose. Che lo possa perdere però anche il leader dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, non è altrettanto facile da comprendere.

Cameron è stato sconfitto prima di tutto da se stesso. Aveva voluto il referendum sulla Brexit per mettere in un angolo gli euroscettici dentro il suo partito, cavalcare l’ondata populista guidata dall’Ukip di Nigel Farage, e assicurarsi la poltrona al n.10 di Dowing Street e il voto di giovedì 23 lo ha messo, senza alcun dubbio, a ko.
Paradossalmente sembra oggi che anche il suo principale antagonista sia corresponsabile di scelte in grado di influire pesantemente sul futuro dei suoi concittadini e anche su quello di 430 milioni di europei; difatti Jeremy Corbyn è stato sfiduciato oggi dal suo partito con l’accusa di non aver fatto abbastanza per sostenere il No alla Brexit, insomma quasi di essersela intesa di nascosto col nemico facendo una campagna elettorale troppo tiepida.

La mozione di sfiducia è stata appoggiata da 172 parlamentari, mentre solo in 40 gli hanno rinnovato il loro sostegno. Insomma i quattro quinti del vertice del Labour party hanno censurato pubblicamente il loro leader e più di 20 ministri del gabinetto ombra hanno rassegnato le dimissioni. Anche i sondaggi nella bufera del dopo-voto penalizzano Corbyn il quale certamente non è mai stato un europeista sfegatato, ma ha mantenuto la posizione del ‘Remain’ senza dare adito a critiche così feroci fino al giorno del voto.

“Sono stato eletto democraticamente dal 60 per cento degli iscritti al Labour – ha ribattuto – e ora non li tradirò dimettendomi. Il voto di oggi non ha legittimità costituzionale”. La parola passa quindi al prossimo Congresso che dovrà essere convocato anticipatamente e che vedrà Corbyn battersi con i suoi antagonisti per la leadership del Labour, ma non è chiaro ancora se, dopo la sfiducia, Corbyn, eletto appena nove mesi fa, potrà ricandidarsi in maniera automatica o avrà bisogno del voto dei parlamentari per farlo. Comunque i suoi sostenitori danno per scontato che anche se si dovesse andare ad un nuovo voto sulla leadrship tra gli iscritti del partito, lui ripresenterebbe la sua candidatura.

Comunque a oggi ancora non c’è stata una formalizzazione precongressuale, con l’identificazione dello, o degli, sfidanti. Tra i nomi dei possibili antagonisti per la leadership ci sono quelli di Tom Watson, il vicesegretario, di Angela Eagle, che si è dimessa dall’incarico di ministro ombra per le Attività produttive, e della deputata Yvette Cooper.
Secondo Sky News, è possibile che avvenga un incontro tra Tom Watson e Angela Eagle per decidere chi dei due dovrà lanciare la sfida alla leadership. In teoria Corbyn potrebbe anche continuare a ignorare il voto di sfiducia, ma nonostante il sostegno della base, la sua posizione sta diventando sempre più difficile da difendere.

Corbyn nei giorni scorsi aveva effettuato un rimpasto nel ‘governo ombra’ “per dare una risposta al Paese in questo momento di crisi”, ma così facendo aveva aggiunto benzina al fuoco della polemica interna polemica che era stata nutrita anche dagli attacchi dell’ex premier, Tony Blair che lo aveva accusato di essere “dannoso” per i destini del Labour.
L’Independent ha definito quella attuale come la peggiore crisi del Labour da quanto, nel 1935, il leader pacifista George Lansbury fu estromesso dal partito.

Corbyn, 67 anni, è stato eletto a capo del Labour il 12 settembre del 2015 con il 60 per cento dei consensi dopo la débâcle dei laburisti alle elezioni di maggio e mai sostenuto dalla dirigenza del partito. Pacifista e socialdemocratico, è sempre stato considerato un outsider, ribelle e velleitario. Dal 1997, da quando è entrato a Westminster, ha votato 533 volte contro la linea del partito e se Blair è stato in prima fila con George Bush jr. nella guerra contro Saddam Hussein, lui ha presieduto l’associazione pacifista ‘Stop the war’. Blair ha cambiato il corso del Labour, facendolo diventare il New Labour, su posizioni dichiaratamente centriste, lui ha sempre rappresentato l’ala più di sinistra del partito. A suo favore può portare fino a oggi solo il risultato positivo delle elezioni locali del maggio del 2016.

La stampa britannica definisce quanto sta avvendo “la guerra civile interna al Labour” perché in effetti la sensazione è che gran parte degli attacchi all’attuale segretario, su posizioni di ‘sinistra’ rispetto alla linea tenuta fino a ieri e impersonata da Tony Blair, siano strumentali. Lo stesso Corbyn ha accusato i dirigenti del Labour di avergli mosso un attacco, approfittando del terremoto politico innescato da referendum del 23 giugno. E sullo sfondo c’è pure l’eventualità, tutt’altro che remota, di elezioni politiche anticipate, innescate dalle dimissioni di Cameron, e gli oppositori interni, lo ritengono troppo collocato a sinistra per vincerle.

cameron-corbyn-1024x768Un assaggio di quanto potrà e saprà fare, si avrà già lunedì nel duello parlamentare con Cameron per la sessione speciale di Westminster dedicata alla Brexit. Una sfida paradossale, essendo stati tutti e due a favore del ‘Remain’, ma tutti e due oggi egualmente sotto accusa per la vittoria del ‘Leave’.

Armando Marchio

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