venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LO SCUDO EUROPEO
Pubblicato il 21-06-2016


brexitBruxelles gioca in queste ore la sua battaglia più importante, tra meno di 48 ore i cittadini del Regno Unito sono infatti chiamati a pronunciarsi sulla permanenza o meno nell’Unione europea, dal cui esito dipende anche la sorte dell’Europa. Il presidente dell’Ue Donald Tusk è stato chiaro nell’affermare che la Brexit sarebbe “un segnale d’allarme” gravissimo che potrebbe “incoraggiare altri euroscettici in Europa”. E dopo un incontro con il premier portoghese Antonio Costa, Tusk ha aggiunto: “Quale che sia il risultato del referendum britannico dobbiamo riflettere profondamente sul futuro dell’Ue”.
Mentre Oltremanica la campagna referendaria ha polarizzato il Paese e si attende il risultato con il fiato sospeso, in Europa si stanno già scaldando i “motori”, le prime ad accendersi sono le Borse dopo il timore di un divorzio tra Bruxelles e Londra. Ora la valuta britannica, spinta da recenti sondaggi che mostrano un avanzamento del fronte filoeuropeo, vola a 1,4691 sul dollaro e a 0,7702 sull’euro. E con essa le Borse di Londra, Parigi, Madrid e Francoforte, che hanno chiuso con progressi attorno al 3%. Appena un po’ più indietro Milano.
Sempre sul piano finanziario la BCE si tiene pronta a qualsiasi evenienza. “La Bce è pronta a far fronte a tutte le urgenze” che potrebbero seguire al referendum britannico, afferma il presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi parlando al Parlamento Ue.
“La ripresa della zona euro ha guadagnato slancio all’inizio dell’anno, ci si attende che proceda a passo moderato ma costante, sostenuta da solida domanda interna e dall’efficace trasmissione della nostra politica all’economia reale” ha detto Draghi, precisando che le dinamiche dell’inflazione restano “piuttosto sommesse” e il livello resterà basso nei prossimi mesi. A incoraggiare la politica finanziaria dell’Eurotower ci pensa in queste ore anche la scettica Germania: La Corte costituzionale tedesca ha infatti approvato il programma anti-spread ideato dalla Bce e lanciato al culmine della crisi. I giudici della Corte di Karlsruhe hanno respinto le riserve sollevate contro il programma Outright Monetary Transaction (Omt), che di fatto non è mai stato utilizzato e che in caso di decisione avversa avrebbe potuto imbrigliare la Bundesbank rispetto all’acquisto di titoli di Stato. Sempre da Berlino arriva il monito ad agire, il tesoriere tedesco Wolfgang Schaeuble, riguardo al referendum britannico ha infatti auspicato un cambio di azione da parte dell’Ue: “Pur se la maggioranza dei britannici dovesse votare a favore della permanenza in Ue, non si potrà semplicemente andare avanti come fatto finora, altrimenti i cittadini ci diranno che non abbiamo capito nulla”. Per Schaeuble è necessario puntare a “un’Europa forte e capace di agire”.
Nel Regno Unito però il Premier David Cameron punta fino all’ultimo a placare gli euroscettici, da un lato sostenendo che non si dimetterà dall’incarico, dall’altro richiamandosi al bene dell’Inghilterra. Sul primo versante sostiene che in caso di vittoria di Brexit, Cameron dice: “Semplicemente andrò avanti con il mio lavoro. Ho ricevuto un chiaro mandato dai cittadini britannici per rivestire l’incarico di primo ministro in un governo conservatore, e fare svolgere un referendum”. Sull’altro fronte invece afferma che il voto nel referendum sulla Brexit “è una decisione cruciale” per la Gran Bretagna. E per il Paese è meglio restare nell’Ue, “se usciamo sarà irreversibile”. Così David Cameron in un appello tv alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street. Il premier ha detto che suo compito come capo del governo è “fare la scelta giusta per proteggere” la nazione. Ha poi ribadito che il Regno sarà “più prospero economicamente” e “più sicuro” nell’Ue.
Tuttavia restano dei dubbi al riguardo, è vero che l’uscita dall’Ue provocherebbe uno shock per la Finanza internazionale, ma è anche vero che Londra, al contrario di Atene, è già indipendente dal punto di vista economico e le conseguenze potrebbero essere negative, ma non catastrofiche. Tuttavia è proprio la Fed a mettere in guardia su un eventuale uscita della Gran Bretagna. Una Brexit avrebbe significative ripercussioni economiche. Lo afferma il presidente della Fed, Janet Yellen, sottolineando che la Fed monitora gli sviluppi del referendum sulla Brexit, che potrebbe aprire un “periodo di incertezza e di volatilità dei mercati”. La numero uno della Fed afferma infatti che “nell’attuale contesto di crescita debole, bassa inflazione e una politica monetaria molto accomodante in diverse economie avanzate, le percezioni degli investitori e l’appetito per il rischio possono cambiare rapidamente. Uno degli sviluppi che può farsi sentire sugli investitori e il referendum in Gran Bretagna. Un voto per un’uscita dall’Unione Europea avrebbe significative ripercussioni economiche”.

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Commenti all'articolo
  1. Io continuo a pensare che c’è qualcosa di malato nella UE se, per evitare che i cittadini di uno stato membro votino per la secessione, si ricorre prima al terrorismo finanziario (giorni e giorni di crolli in borsa) e poi all’assassinio politico. Fossi socialista ci rifletterei sopra. Fossi un dirigente socialista comincerei a pensare che è ora di affrontare un problema politico grosso come una casa (rectius come un continente)

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