venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BREXIT. Juncker a Cameron: niente giochetti
Pubblicato il 28-06-2016


Cameron JunckerAAA, cercasi strategia comune per un divorzio che potrebbe non essere neppure consensuale. Il dopo-Brexit si annuncia complicato per la politica nel Vecchio Continente. Al vertice di Berlino, oggi e domani, la partita per trovare una linea unitaria dei 27 in risposta al referendum britannico, non è semplice e anche il pre-vertice a tre di ieri, tra Merkel, Hollande e Renzi, non ha portato a una schiarita decisa e condivisa.

Dietro le parole di circostanza dei leader nelle conferenze stampa, si delinea sempre più chiaramente l’esistenza di due partiti. C’è quello dei ‘frenatori’, degli attendisti che vorrebbe rinviare quanto più possibile l’apertura della pratica ufficiale del divorzio di Londra, che schiera in prima linea la Cancelliera Angela Merkel, il presidente del Consiglio, Donald Tusk, alcuni governi dell’Europa del nord. Contro c’è il Parlamento europeo che reclama l’attivazione ‘immediata’ della procedura per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, i governi ‘mediterranei’, e chi ritiene che perdere tempo, dare l’impressione che si possa lasciare l’Ue senza pagare ‘dazio’, anzi ricontrattando misure favorevoli agli scambi commerciali senza condividere le regole sociali, non farebbe che dare nuova energia al partito degli euroscettici. Peggio, convincerebbe altre fette di opinione pubblica europea che contano solo le Banche, gli ‘affari’ e tutto il resto può anche restare in un angolo.

“L’Unione Europea – ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – è pronta ad avviare la procedura di divorzio anche oggi”, ma, sulla base dei Trattati è la Gran Bretagna che “deve avviare questo processo, questo è l’unico modo per farlo e questo significa che dobbiamo essere pazienti”. Insomma aspettare, lasciando che sia Londra a scegliere il come e il quando.

I tempi sembrano inevitabilmente allungarsi – la domanda deve vessere presentata dal premier inglese, ma Cameron è dimissionario e ha detto che lo farà il suo successore – e sul fondo si agitano questioni concretissime. L’interscambio della Germania con la Gran Bretagna, per esempio, è dell’8% e dunque la Brexit mette in ballo una fetta consistente del Pil tedesco. Poi c’è il rapporto con i Paesi del nord Europa, Polonia in testa, che consentono alla Merkel di amplificare il suo potere tra i 27 e sullo sfondo le elezioni politiche che si terranno l’anno prossimo.

Insomma, pare di capire da quanto avvenuto finora, a Berlino non c’è tutta questa fretta di avviare le pratiche del divorzio. Un comportamento speculare a quello britannico dove, a cominciare dal ‘falco’ euroscettico Nigel Farage, leader dell’Ukip, c’è davvero poca voglia di rinunciare ai vantaggi certi di oggi per quelli incerti, più che altro promessi, di domani.

Sul fronte opposto Italia e la Francia, spingono perché la situazione si chiarisca presto, esortando Londra a iniziare prima possibile la procedura ufficiale della Brexit, mossa che in base all’art.50 del Trattato di Lisbona, deve essere fatta dal Paese che vuole andarsene.

La Germania sembra invece voler procedere con più cautela e starebbe preparando un piano in tre punti per assicurare la coesione dei Paesi dell’Unione europea.

La vicenda ha poi anche aspetti curiosi come il semestre di presidenza di turno dell’Unione che toccherebbe nella seconda metà dell’anno prossimo al successore di David Cameron al n.10 di Dowing Street. E Cameron nel frattempo ha spiegato ai suoi concittadini che sì, stanno lasciando l’Europa, il progetto dell’Europa unita, ma che non bisogna voltargli le spalle perché ‘questi Paesi sono i nostri vicini, i nostri amici, i nostri alleati, i nostri partner e mi auguro possiamo trovare il modo di mantenere contatti il più possibile stretti in termini di commercio, cooperazione e sicurezza in quanto ciò che va bene per noi va bene anche per loro’.
Per ora l’unica decisione certa è la data di un altro vertice, straordinario, a settembre a Bratislava.

Ma se a Berlino si naviga a vista, al Parlamento europeo almeno il dibattito è stato più trasparente.
Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker – criticato dai principali commentatori tedeschi per come ha gestito il negoziato con Cameron e la partita del referendum – ha detto, d’accordo con la Merkel, stop ai colloqui informali con Londra prima della formalizzazione del risultato del voto popolare, ovvero della richiesta di uscita. “L’ora è grave” – ha dichiarato – ma “io sono allergico alle incertezze” e quindi “vorrei che la Gran Bretagna rispettasse la volontà del popolo britannico senza nascondersi dietro giochi a porte chiuse”. “Sono sorpreso di vedere che io, proprio io che in Gran Bretagna vengo dipinto come tecnocrate, eurocrate e robot, voglio trarre le conseguenze del voto. E loro no?”.

Il Parlamento, in seduta plenaria straordinaria, ha chiesto “un’implementazione rapida e coerente della procedura di revoca” dell’appartenenza della Gran Bretagna alla Ue in conseguenza della decisione del popolo britannico nel referendum. La risoluzione bipartisan è stata approvata a larghissima maggioranza con 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti.
Contro questa risoluzione ha votato il Movimento 5 stelle insieme agli europarlamentari di Nigel Farage, di Alexis Tsipras e della Lega di Matteo Salvini.

Juncker Farage“Bisogna rispettare il voto” del referendum e “bisogna trarre le conseguenze” e “vorrei che il Regno Unito chiarisse, non domani mattina, ma chiarisse la propria posizione”. Juncker ha sottolieato di non volere che “si affermasse l’idea di negoziati segreti a porte chiuse” con i rappresentanti di Londra tanto che, sottolinea, “ho vietato ai commissari di discutere con i rappresentanti del governo britannico”. “No notification – ha scandito – No negotiation”. “Non è ammissibile che ora il governo britannico cerchi di avere contatti informali” con la Commissione”. “Dobbiamo costruire un nuovo rapporto con la Gran Bretagna, ma siamo noi a dettare l’agenda, non chi vuole uscire”.

La seduta ha avuto anche un contorno divertente quando Farage si è trovato a tu per tu con Juncker davanti ai giornalisti. “Ho sempre pensato che non bisogna lasciare le nazioni ai nazionalisti, che sono antieuropei e antipatrioti”, ha detto Juncker e poi si è rivolto a Farage dicendosi stupito di trovarlo lì visto che aveva appena votato perché la Gran Bretagna lasciasse l’Unione. “Lei ha detto di essersi sbagliato sui dati di bilancio” ma avendolo ammesso solo dopo il referendum “ha mentito”. Ed ha chiuso affermando, “questa è l’ultima volta che ci parliamo in questa sede”.

L’arrivo di Farage all’Europarlamento è stato accompagnato da fischi e polemiche e lui ha ringraziato ironicamente per “la calorosa accoglienza”. Poi ha spiegato di non aver nessuna intenzione di lasciare subito il suo seggio: “Non intendo dimettermi – ha detto – fino a quando il lavoro sarà fatto”. “Abbiamo vinto la guerra ora dobbiamo vincere la pace”.

Anche la famiglia del Pse si è riunita in un prevertice e il suo presidente, Serghei Stanishev, ha auspicato una veloce sostituzione di Cameron di moto tale che il nuovo premier britannico possa avviare subito la partica di divorzio perché bisogna guardare avanti e non c’è tempo da perdere dopo il ‘terremoto politico’ che ha investito l’Europa.
“Se i nostri partner europei – ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, – accetteranno l’idea della scommessa e di un’Europa più capace di valori, intesi come valori sociali, un’Europa con l’anima e non solo che guarda al portafoglio, penso che lo shock della Brexit potrebbe essere paradossalmente persino un fatto positivo”. “Adesso la vera commessa è riuscire a recuperare quel sentimento di appartenenza che è emerso nei giorni dopo il referendum. C’è bisogno – ha aggiunto – di un’Europa che sia più capace di valori, non solo di quelli economici e finanziari. Dobbiamo parlare di Europa sociale, del volontariato, degli asili nido, delle scuole, dei musei, dell’innovazione. L’Europa è questa, non solo procedure, burocrazia, vincoli e parametri”.

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