sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Osborne annuncia:
“Il Paese sarà più povero”
Pubblicato il 29-06-2016


 

George Osborne

Il tweet di Osborne

Fa freddo nonostante sia luglio in Gran Bretagna, un freddo metaforico, quello del risveglio dalla propaganda dopo il voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. È lo stesso governo britannico a fare previsioni fosche sul futuro dei sudditi di Sua Maestà, che hanno portafogli e borsellini sempre più vuoti, nonostante i dati positivi fin qui registrati dalla loro economia. Votando per il ‘Leave’ credevano di fare un passo in avanti, ma tutto lascia intendere che come è avvenuto con la crisi del 2008, anche la nuova che si preannuncia, avvantaggerà solo chi è già tanto tanto ricco.
Lo ha ripetuto anche oggi nel dibattito a Westminster con il premier David Cameron, il leader laburista Jeremy Corbyn, ricordando che mentre il Pil cresce, crescono anche i poveri: + 200 mila in un anno. È l’amara realtà di un’economia liberista che mal sopportava le (poche) regole europee e che da domani si prepara a chiedere ai cittadini nuove ristrettezze, tagli ai bilanci e più tasse. E a dirlo è lo stesso Cancelliere allo Scacchiere, il ministro delle finanze George Osborne.

The country is going to be poorerafter #Brexit vote, – “Il Paese è destinato a essere più povero dopo il voto per la Brexit” ha twittato dopo un intervista alla BBC.

Nell’intervista raccolta da Radio4 il Ministro si è lasciato andare a una profezia a tinte fosche, condita da “inevitabili tagli alle spese e aumenti delle tasse per stabilizzare l’economia” il tutto sotto il segno di un crudo “realismo rispetto alle sfide economiche che ora attendono il nostro Paese” salvo poi cercare di stemperare l’allarme aggiungendo che però “non potremmo trovarci in condizioni migliori per affrontarle. E questo grazie al lavoro che negli ultimi anni ha permesso di ricostruire la nostra solidità economica”.

Siamo insomma al fallout di un voto che minaccia di far pentire amaramente quei 17 milioni 410 mila e 742 cittadini (51,9%) che hanno scelto di voltare le spalle all’Ue pensando così di risolvere i loro problemi mentre si cominciano a svelare le molte bugie della propaganda per il ‘Leave’.
Brexit bus propaganda per il LeaveLa vittoria è stata costruita su promesse che non possono essere mantenute. Una di queste era scritta a caratteri cubitali sui pullman usati nella campagna pro-Leave ed era quella che i 350 milioni di sterline versati ogni settimana a Bruxelles sarebbero andati al sistema sanitario nazionale, ridotto a brandelli dai tagli imposti in questi anni. Già la cifra vera era diversa, meno di 250 milioni e non 350, ma lo stesso leader del fronte antieuropeista, Nigel Farage, dichiarava candidamente la sera dopo il voto che non si poteva garantire che quei soldi sarebbero stati spesi per la sanità.

Una bufala anche quella sull’immigrazione, forse la bugia che più ha incontrato le paure spesso totalmente ingiustificate dell’elettorato, contribuendo decisamente alla Brexit. Il fronte antieuropeista prometteva che con la vittoria del Sì, si asrebbe avuto il controllo e la riduzione dell’immigrazione. “Rivogliamo i nostri confini, rivogliamo i nostri passaporti, rivogliamo il nostro Paese. Chiunque sia d’accordo con noi, voti il 23 giugno, sarà il giorno dell’indipendenza”, tuonava Farage. Ma oggi tutti cominciano a capire che se la Gran Bretagna vuole continuare a far parte del mercato comune – ed è quello che stanno chidendo – dovranno accettare le condizioni dei 27 che comprendono tra i punti essenziali, che alla libera circolazione delle merci corrisponda anche la libera circolazione dei lavoratori.
Oggi i seguaci di Farage spiegano che in realtà chiedevano un qualche tipo di controllo su chi entra nel Paese e sulle quote d’immigrazione, conrolli che possono riguardare solo i cittadini extraeuropei, non certo quelli dei Paesi Ue.
Forse credevano davvero nei sondaggi che davano la Brexit perdente, fatto sta che oggi si rendono conto del pasticcio e cercano di allungare i tempi, di avviare negoziati, di uscire senza uscire per davvero. Avevano promesso che se avessero vinto, il Regno Unito avrebbe lasciato l’Unione europea il prima possibile e invece allungano la minestra. “Il Premier ha dato tempo al Paese – ha detto il Cancelliere dello scacchiere – di decidere che tipo di relazione avere con l’Europa, rinviando la decisione di avviare la procedura dell’Articolo 50 all’autunno, quando sarà in carica un nuovo premier”. Intanto … chissà.

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