venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Sì o No,
gli effetti si faranno sentire
Pubblicato il 20-06-2016


Due personaggi. Da una parte lo psicopatico solitario difensore della supremazia di una razza bianca minacciata da ogni parte. Dall’altra la giovane idealista che si è identificata nell’internazionalismo e nelle sue cause.
Il primo ha progressivamente identificato come bersaglio del suo odio e delle sue fissazioni paranoiche la seconda. La segue, la minaccia e, alla prima occasione, la uccide.
Non è una storia europea. O, almeno, non ancora. E, al limite, non ha niente a che fare con lo scontro politico oggi in atto in Gran Bretagna (e questo è un bene). È, invece, una storia tutta americana.
Americano è il lupo solitario dominato dalle sue ossessioni. Americani sono le infinità di gruppi cultori dell’eredità razzista e dei simboli del nazismo. Americano è l’omicidio politico-ideologico: una vicenda che, partendo dai vertici (dai Kennedy a Martin Luther King ) scende per li rami nei luoghi dell’America profonda.
Siamo all’esportazione di materiale politico-culturale tossico (purtroppo non ancora oggetto di adeguati controlli). Si parte dalla “lunatic fringe” ma anche da importanti centri di potere dell’estrema destra Usa. E questo veleno si diffonde, anche attraverso il concorso significativo di uomini e mezzi, nei Paesi scandinavi (con il riemergere di antiche pulsioni identitarie a sfondo razzista; ricordiamoci dell’assasinio di Palme e della Lynd) come nelle terre di confine tra Europa e Russia (voglia di guerra fredda e di cordone sanitario anti Putin) e nello stesso Israele di Netanyahu, con il suo governo di destra-destra.
La società britannica sembra, per nostra fortuna, immune dal contagio. Cameron e Corbyn si sono presentati, insieme, per onorare la giovane laburista assassinata. E nessuno ha speculato su di un evento da cui tutti hanno preso le distanze così come sui più che probabili riflessi sull’esito del voto.
Certo, nessuno accuserà i dirigenti della campagna per il Leave di essere stati i mandanti morali dell’assassinio della Cox. Ma è anche vero che senza le passioni incontrollate scatenate nel corso della campagna stessa l’assassinio non si sarebbe verificato. E qui sta allora, comunque si concludano le cose, il totale fallimento del disegno politico della dirigenza del partito conservatore e, in particolare, di Cameron.
In teoria il suo piano era ben congegnato, ma solo in teoria.
Il Nostro era ed è un europeista di convenienza. Mentre i suoi avversari, all’interno del partito conservatore e nella società, erano e sono antieuropeisti per passione. Ora, Cameron pensava di ammansirli con una manovra in due tempi. Prima, usare l’opposizione interna come strumento di pressione per ottenere da Bruxelles maggiori concessioni; e, attenzione, tutte nel senso di mantenere il processo di integrazione entro limiti invalicabili. poi utilizzare le concessioni ottenute per vincere il referendum e per ricostituire, su questa base, l’unità del partito.
Per il premier un calcolo di dare e avere in un universo totalmente razionale. Per i suoi detrattori, antieuropeisti e filoeuropeisti insieme, un calcolo da mercante di suk intento a svendere principi e valori per piazzare merce più o meno avariata.
E allora, comunque vadano le cose (e anche nel caso di una, peraltro probabile, vittoria di Remain) il partito conservatore si troverà di fronte ad una crisi di identità dalle conseguenze esplosive e incontrollabili.
Si ripeterà, allora, un fenomeno che aveva già segnato, di generazione in generazione, la storia politica inglese.
Nella sostanza, siamo di fronte alla perdita del “mandato del cielo”, intendendo per tale, il venir meno del rapporto di fiducia tra il leader, il suo partito e il suo popolo.
Perdita del mandato del cielo. O, detto in altro modo, accusa di tradimento. In ogni caso, un evento squassante. Ne erano stati vittima i liberali di Gladstone e poi di Lloyd George, ai tempi della questione irlandese e dopo la prima guerra mondiale e con esiti fatali. E ancora, i laburisti, ai tempi della grande depressione e dopo la crisi finanziaria dello stato sociale negli anni settanta, e con effetti ancora debilitanti. Mentre di una crisi d’identità del partito conservatore si era persa la memoria: l’ultima risalendo a circa duecento anni fa, ai tempi di Peel e dello choc determinato nella base del partito dalla fine del protezionismo sui prodotti agricoli.
Oggi era in gioco qualcosa di più importante e profondo: il ruolo del partito conservatore come difensore dell’identità inglese. Del tutto improbabile che Cameron e la stessa unità del suo partito possano sopravvvivere alla prova.
E gli altri? E il partito laburista? E l’Europa?
Qui il pensiero corre irresistibilmente alla Cox, al suo viso gentile e alla Cause che difendeva con entusiasmo contagioso. L’internazionalismo. I popoli oppressi. L’accoglienza. Le solidarietà a tutto campo. Insomma, quella roba lì. E, pensate un pò, l’Europa come simbolo unificante di tutto ciò. E tutto ciò come argomento di una campagna a favore del Remain che aveva visto impegnato tutto il vecchio partito laburista del vecchio Corbyn; anche contro i sentimenti e i risentimenti profondi del suo popolo.
Per noi, osservatori disincantati, il suo giovanile entusiasmo può apparire un po’ naif. Diciamo, allora, che la nostra compagna è morta in nome di un’Europa che non c’è; quella del cuore e delle viscere, non del calcolo e della ragione
Magari, però, in futuro l’Europa potrebbe tornare ad essere quella del cuore e delle viscere. E, allora, forse, chissà, il sangue della gentile signora Cox non sarà stato versato invano.

Alberto Benzoni

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