martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LEAVE OR REMAIN
Pubblicato il 22-06-2016


Leave Remain referendum BrexitAlla vigilia del referendum sulla Brexit nel Regno Unito, l’unica certezza è un testa a testa nei sondaggi. Secondo gli ultimi pronostici i Leave sono avanti di un punto davanti ai Remain, 45% a 44%.
Da una parte il Premier, David Cameron, che critica i sostenitori della Brexit: “Alimentano l’intolleranza e le divisioni con la loro campagna in materia di immigrazione”. Definisce “assurdo” chiamare “Independence Day” il giorno del referendum e afferma: “Il Paese è pienamente sovrano e questa consultazione popolare ne è la riprova”. Il riferimento è verso Nigel Farage, leaeder dell’Ukip, proprio lui che ha lanciato il suo assalto finale affermando che i britannici stanno per vivere il loro “Independence Day”. È l’altra faccia del referendum, quella che punta sull’euroscetticismo, contro quell’Unione europea, definita da Farage come un “cartello del grande business” che tarpa le ali all’economia del Regno Unito. E ha rincarato la dose affermando che il processo di dissoluzione dell’Unione è inarrestabile: “Anche se noi scegliamo Remain saranno la Danimarca o l’Olanda che voteranno per uscire”.
In mezzo resta la Regina Elisabetta che non andrà al voto. Buckingham Palace ha ricordato come la sovrana per prassi non voti mai. Sulla carta ne ha il diritto, afferma la Bbc, ma non lo fa per sottolineare il suo ruolo “strettamente neutrale” di fronte ai sudditi, come ha ricordato una fonte di corte. “La Regina non vota per convenzione, non per un impedimento legale”, ha confermato un portavoce della Commissione Elettorale.
Ma a prescindere dall’esito, ci sarà sicuramente un’Europa del prima e una del dopo referendum. Nel frattempo è la stessa Unione a temere l’effetto domino: l’ondata di sfiducia nei confronti dell’Unione Europea è davanti agli occhi di tutti ed è testimoniata dalle elezioni politiche, amministrative e presidenziali degli ultimi anni che hanno registrato una tendenziale crescita dei partiti euroscettici.
L’Europa e i suoi Stati membri hanno dato prova di privilegiare gli interessi nazionali a scapito di quelli comunitari, ne è la prova la questione migranti e i muri “ideologici e fisici” costruiti dai Paesi dell’Unione.
Inoltre i compromessi su cui ha ceduto Bruxelles per Londra danno un segnale forte e chiaro a Paesi come l’Italia e la Grecia, da sempre restii a “fare i compiti assegnati”, ovvero che una contrattazione con l’Europa è possibile.
Tuttavia proprio per evitare una situazione simile, il Presidente Juncker ha rivolto il suo messaggio ai britannici, cercando anche di metter un freno anche in Europa: “I politici e gli elettori britannici devono sapere che non ci sarà alcuna rinegoziazione. Abbiamo concluso un accordo con il primo ministro: ha avuto il massimo che poteva ricevere e noi abbiamo dato il massimo che potevamo dare. Non ci sarà alcun tipo di rinegoziazione, né sull’accordo trovato in febbraio né per quanto riguarda la negoziazione di altri trattati. Chi è fuori è fuori”. Lo ha affermato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, incontrando brevemente la stampa a palazzo Berlaymont, a Bruxelles, dove ha ricevuto il cancelliere austriaco Christian Kern.
Diversamente il Presidente dei Socialisti e Democratici, Gianni Pittella, fa sapere che aualunque sia l’esito, dopo il referendum britannico toccherà al Parlamento europeo “lanciare una proposta ambiziosa di riforma dell’Unione europea che vada verso una maggiore integrazione”. Pittella ha spiegato che sarà l’Italia a mettersi alla testa dei Paesi che chiedono più Europa, anche perché le critiche del Governo all’Ue “sono sacrosante e ampiamente condivise”.
Infatti l’appello di Matteo Renzi pubblicato sul Guardian va proprio in questo senso: “Perché non canalizzare l’impeto di questo voto nella richiesta di un’Unione Europea più efficiente, che funzioni meglio e riconosca meglio le caratteristiche individuali dei mercati dei suoi paesi costituenti?”. “Il problema della Ue non è che fa troppo ma che fa troppo poco, i singoli paesi sono lasciati troppo spesso soli a gestire i loro problemi”, scrive ancora Renzi, “siamo di fronte a sfide di immense proporzioni. Finanziarie ed economiche, con il potere e il denaro che si spostano a Est; sociali, con la disuguaglianza che aumenta di nuovo e la povertà che morde settori sempre più vasti della popolazione. Sul fronte della sicurezza, le minacce terroristiche arrivano dalle nostre stesse città e quartieri più che da remoti angoli del mondo”. “Quindi non fatelo per noi, fatelo per voi stessi”, conclude Renzi, “esulteremo per la Gran Bretagna in Europa. Non solo perché starete con noi ma perché, come dicevano gli antichi romani, ‘sibi constet’, restate voi stessi. Restate”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento