sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Terremoto politico nel Labour e nei Tory
Pubblicato il 27-06-2016


cameron-corbyn-1024x768La Brexit si sta rivelando una vera e propria breccia capace non solo di far sgretolare l’Unione europea, ma anche lo stesso Regno Unito. Le prime conseguenze non potevano che andare a toccare il Governo di David Cameron che aveva scommesso tutto sul referendum e ha quindi annunciato subito dopo il “leave” le sue dimissioni. Il Premier uscente si ritrova a che fare con un Partito, quello dei Tory, spaccato e sconfitto “per ridare voce ai britannici” che non gli ha mai perdonato i troppi patti con l’opposizione laburista. Mentre si affilano già i coltelli tra le fazioni favorevoli e contrarie alla leadership di Boris Johnson, da più parti si sostiene che l’alternativa a Johnson potrebbe essere Theresa May, Segretario agli Interni che ha fatto campagna per il Remain e famosa anche per le sue politiche restrittive in materia di immigrazione, come l’idea di chiudere le porte ai cittadini dell’UE in cerca di lavoro in Inghilterra.
Ma se sul fronte del Partito erede della Thatcher si intravedono le prime lacerazioni interne, non se la passa meglio il Partito laburista. Jeremy Corbyn, capo del principale partito di sinistra nel Regno Unito, è accusato dai suoi compagni di Partito di non aver fatto abbastanza negli ultimi mesi per convincere i britannici a votare contro l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Una crisi così profonda non si vedeva nel Labour dal 1953, tanto che per costringere alle dimissioni il riluttante segretario, sono arrivate le dimissioni di più di 20 ministri del governo ombra laburista, prima undici ministri ombra, poi altri 12 sottosegretari e infine la dichiarazione esplicita contro Corbyn: “Ti devi dimettere”. Le accuse puntano sullo stallo in cui è caduto il Labour e sull’incapacità di questa leadership di poter far fronte alle nuove sfide che la Gran Bretagna si appresta ad affrontare in queste ore: “La politica britannica – scrive il parlamentare laburista Stephen Kinnock – sarà dominata nei prossimi anni dai negoziati sulla Brexit e non credo che tu abbia le caratteristiche o l’esperienza per garantire che la voce del Labour al tavolo delle trattative sia forte come abbiamo bisogno che sia”.
Mentre tra i due partiti si consumano le rispettive guerre interne, sullo sfondo la Gran Bretagna è alle prese con la crisi annunciata dai sostenitori del “Remain”: il valore della sterlina è in caduta libera, tanto che la Bank of England è intervenuta ma non potrà fare molto. Nelle prossime ore ci sarà un un rialzo dei tassi di interesse, con conseguente aumento del costo dei mutui, mentre le agenzie di rating abbasseranno la valutazione dei titoli di stato britannici (oggi AAA), con il risultato che il Tesoro dovrà spendere di più per pagare interessi. Inoltre il cancelliere Osborne dovrà varare un Budget straordinario, per compensare gli effetti negativi. Ad essere a rischio però è anche l’integrità territoriale del regno di sua maestà: la Scozia ora vuole l’indipendenza per continuare a restare con Bruxelles, e sul fronte dell’Irlanda del Nord, si teme che ora il fronte repubblicano faccia di tutto per l’unione con Dublino.
“Il risultato del referendum va accettato. Abbiamo la responsabilità di tenere il paese unito”, ha detto il premier David Cameron nel suo discorso alla Camera dei Comuni, dopo che questa mattina aveva presieduto il primo consiglio dei ministri dopo la consultazione popolare che ha sancito la Brexit. “L’uscita dall’Unione europea – ha chiarito – sarà tutto tranne che una passeggiata per l’economia britannica”, non ci sarà quindi un nuovo referendum.

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