sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cesare Battisti, la caratura socialista del personaggio trentino
Pubblicato il 11-06-2016


Cesare Battisti, socialista trentino, italiano, europeo: con questo titolo il Psi propone a Trento il convegno di sabato 11 giugno con l’intento di sottolineare la caratura socialista del personaggio trentino grazie agli interventi di Vincenzo Calì, Mario Raffaelli, Sara Ferrari, Fabrizio Rasera, Mauro Del Bue e Alessandro Pietracci.

Meditando la storiografia e le testimonianze emerse nel tempo, possiamo farci un quadro chiaro, contro il quale non reggono i tentativi di incrinare l’immagine di Battisti, sia ad opera di nazionalisti ‘austriacanti’ sia di chi – da opposto lato – lo accusa di abbagliante ‘militarismo’.
Pensieri netti li ha fissati, per combinazione fortunata, lo storico sudtirolese Claus Gatterer che presentando al mondo austro-tedesco un uomo lì conosciuto come ‘alto traditore’, ha fornito a tutti la chiave di lettura: «Gli ideali battistiani – scrive – attingono a due fonti: il Risorgimento italiano e il socialismo d’Austria-Ungheria. In Battisti questi ideali si erano pienamente fusi. Rappresentavano le direttrici per una vita e un’opera di rara coerenza». Gatterer ha indicato così un percorso di ‘riconciliazione’ ai suoi lettori verso l’opera di un personaggio considerato un nemico irriducibile, sollecitandoli anche con le sferzanti parole dello scrittore austriaco Karl Kraus: «Chi giudica farabutto il patriota dell’altrui patria, dev’essere un imbecille della propria». Una riconciliazione a cui aderì un altro grande sudtirolese come Silvius Magnago che in un’intervista al “Corriere della Sera” dichiarò testualmente che «Cesare Battisti fu un uomo che sacrificò la vita per i suoi ideali e dunque è degno della stima anche di coloro che come austriaci lo condannarono a morte».
Non può stupire dunque che in parallelo con le parole di Magnago, noi – che proviamo ad essere gli eredi politici di Battisti – si possa giungere a definirlo «un eroe socialista», come la rivista “Mondoperaio” titola un mio intervento del maggio 2016. Rimando a quell’articolo chi vorrà leggerlo per esteso. Qui rammenterò a beneficio di chi presenta il Battisti del 1914-16 come preso da un “abbaglio” guerresco inconciliabile col socialismo, che in verità – come ha spiegato esemplarmente lo storico Ernesto Sestan – egli «vuole fare la guerra non al sentimento nazionale ma ad ogni oppressione nazionale»: il patriottismo dei socialisti come Battisti, considera la nazione una ‘mediazione’ fra l’individuo e l’umanità ed esige «il rispetto per la propria nazionalità come per tutte le altre». La scelta di Battisti non fu dunque dettata da sentimenti nazionalistici: contrapponendosi in armi alla guerra scatenata dall’Austria un anno prima, vede la possibilità della caduta degli imperi centrali, che avrebbe permesso di costruire un nuovo assetto dell’Europa, dando vita ad un processo di profondo rinnovamento sociale ed economico. Per queste ragioni Cesare Battisti è stato definito «un irredentista non-nazionalista», un «socialista internazionalista» che, dopo che altri aveva iniziato la guerra nel 1914, si fece poi «banditore dell’ultima guerra risorgimentale dell’Italia».

È pur vero che nel turbine delle contrapposizioni di quegli anni, le parole e le azioni degli uni e degli altri sono state veementi, troppo veementi. E certamente lo furono anche quelle di Battisti in quel contesto infuocato. Ma il bilancio fatto con giudizio manifesta la coerenza di quel grande uomo e invano si tenterà addirittura di ritagliare testimonianze di personalità del mondo democratico e socialista contro Battisti. Noi le abbiamo lette e studiate tutte, e su tutte si levano quelle illuminanti del leader socialista Filippo Turati che alla Camera dei deputati il 5 dicembre 1916 commemorò Battisti come «socialista di principi e di azione», sottolineandone «la coerenza della vita» e lo «splendore del carattere» tale da renderlo «uno dei simboli più significativi di altissima umanità». L’anno seguente sarà Gaetano Salvemini, antico amico di studi fiorentini, a dichiarare che la sua morte era «per la parte sana e consapevole della democrazia italiana, una perdita funesta» impedendogli di svolgere nella nuova vita italiana «una funzione benefica di prim’ordine».

Non ci dimentichiamo certamente che in quella tormenta epocale si trovarono due socialisti esemplari come Giacomo Matteotti e Cesare Battisti, i quali tennero un comportamento discorde: pacifista intransigente l’uno, interventista democratico l’altro. Eppure, come riporta la ricerca dello storico Mirko Saltori, c’era una base comune per le due personalità: «il socialismo non era stato né per Battisti né per Matteotti un’etichetta o una superficiale infatuazione, bensì un impegno costante e rigoroso, e certo nella concezione della realtà e della politica dell’uno e dell’altro vi sarà stata una larga identità di vedute». Una identità che avrebbe potuto portarli successivamente anche a revisione i punti di vista divergenti, e comunque a svolgere un comune lavoro utilissimo per il popolo: non fu loro possibile, perché le vite di questi due eroi socialisti furono entrambe spente da mani barbare. Noi socialisti proprio in questi giorni stiamo onorando sia la memoria di Matteotti, assassinato il 10 giugno 1924 dai fascisti, sia quella di Battisti, nel centenario della morte per capestro austriaco. E nel loro nome ripetiamo che «il socialismo è una idea che non muore mai, come la libertà».

Nicola Zoller

(Dalla presentazione di N. Zoller del convegno “Cesare Battisti: socialista trentino, italiano, europeo” – Trento, 11 giugno 2016, ore 9.30 sala Rosa della Regione).

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