martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Che fare?
Pubblicato il 20-06-2016


La sconfitta c’è. Chiara e forte. E gira attorno a un fattore decisivo: nelle fasi lunghe di emergenza socio-economica, di impoverimento dei ceti medi e di profondo cambiamento, gli elettori sposano l’antipolitica e scelgono di rinnovare i loro rappresentanti. Cancellare il passato responsabile del loro malessere, questo l’orientamento. Europeo e d’Oltremare, come si vede. Si aggiungano fattori nazionali e locali – Mafia capitale ad esempio – e il gioco è fatto. Come? Uno. Salvo Merola a Bologna, nessuno dei sindaci uscenti nei grandi centri è stato riconfermato. Il motto è: cambiare! Due. Una conferma: quando al ballottaggio vanno i grillini, la destra li vota senza battere ciglio. E così la sinistra radicale. A differenza della Francia dove socialisti e partiti di centro, al ballottaggio, non votano il candidato lepenista. Come si fa a non vedere che questa legge elettorale favorisce, al secondo turno, chi al primo raggiunge appena un quarto dell’elettorato? Tre. Il Pd a trazione maggioritaria non esiste. Urge una coalizione. Quattro. Il centro-destra non è affatto morto. Ha difficoltà a coalizzarsi, ma non è affatto detto che queste difficoltà permangano in futuro. Quinto. Cresce ancora l’astensione.
Tre giorni fa ho scritto al Presidente del Consiglio per suggerire una diversa strada da intraprendere. L’ho fatto prima del voto di domenica. E non sono una Cassandra.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Assolutamente d’accordo con te Riccardo. Insieme alle questioni che tu hai posto con assoluta puntualità, aggiungerei anche l’arroganza, la supponenza e l’autosufficienza di cui molti candidati PD si sono ammantati prima e durante la campagna elettorale di primo turno e di ballottaggio. Non un buon segno che ha allontanato parte dell’elettorato. Serve, come tu stesso hai richiesto, non dimissioni, ma attente riflessioni, sul modo di operare, sul modo di proporre percorsi condivisi con forze coalizzate, in grado di reggere il confronto con la realtà che si para quotidianamente di fronte e soprattutto con le aspettative ed i bisogni di quanti siamo chiamati a rappresentare. Ora rimboccarsi le maniche e lavorare; i temi tu con molta lealtà politica ed istituzionale li ha evidenziati, agli altri raccogliere la sfida, per il bene comune (e questo non è uno slogan, ma una vera esigenza).

  2. Secondo me le definizioni tipo ‘ antipolitica’, ‘populismo’, se mai hanno avuto senso, hanno decisamente fatto il loro tempo. Mi dispiace per Giachetti, e anche per Forbice, ma non è che i 5 stelle fanno ‘antipolitica’, fanno una politica diversa, che, evidentemente, coglie qualcosa nella popolazione e non credo che sia solo una popolazione stupida… Eviterei anche di dire che ‘ è tutta colpa di …..’ perchè il fatto è che i tempi cambiano, e bisognerebbe ridefinire cosa è la politica…. E Renzi rischia che il referendum non passi..certo, se abbandonasse l’antiquato motto. ‘ mi spezzo ma non mi piego’, ( vedi legge elettorale) ci guadagneremmo tutti.. almeno, quelli che credono che la democrazia è in divenire…

  3. Un cambio nell’azione di governo è necessaria, ma, probabilmente, non sufficiente, mentre il referendum incalza. Il PD andrebbe, non rifondato, perchè non è mai nato, ma ripensato. La cultura della sinistra cattolica unita a quella ex comunista viveva sull’antiberlusconismo e quella Renziana sulla rottamazione. Ora entrambe sono superate e i veri rottamatori sono diventati i grillini. Ci vorrebbe Craxi, ma è sepolto ad Hammameth.

  4. Non sei una Cassandra, ma continuando così non puoi nemmeno dire di essere un socialista sei un riformista liberale infatti tutti gli obiettivi “annunciati” dal governo vanno nella direzione di un liberismo economico tardo tatcherismo-reaganismo che ha portato solo danni all’Europa e all’Italia. Ora se volete firmare il TTIP potete anche iscrivervi al partito repubblicano di Donald Trump perché il partito Democratico ha ancora Bernie Sanders che gli salva la faccia e la Warren sarà vicepresidente. Sono in attesa delle tue dimissioni e di un vero congresso. Arrivederci ad ottobre.

    • A parte la contraddizione insita nel chiedere le dimissioni di un segretario eletto da un congresso che non si ritiene “vero”, mi sembra che disconoscere l’autenticità di quest’ultimo sia una mancanza di rispetto verso quanti lo hanno organizzato e quanti vi hanno partecipato.
      Cordialmente, Mario Mosca.

  5. Che fare? Mi piace l’approccio, anche se mi ricorda Lenin…
    Quanto al voto della destra per i grillini, il fenomeno cominciò con Pizzarotti a Parma ed è continuato a Livorno e altrove. Se prima era fatto per battere il PD, ora fa più sugo perché ha il sapore dolce di battere Renzi.

  6. Una nuova strada da intraprendere! GIUSTO Segretario.
    Saremmo ingiusti se affermassimo che questo Governo non ha fatto nulla.
    Le Riforme ci sono, criticabili ma ci sono e daranno i loro frutti se ci sarà stabilità politica e ripresa economica.
    Quello che non doveva fare questo Governo: Non doveva dare contributi a pioggia, gli ottanta Euro che diventa una cosa stucchevole sentendone parlare tutti i giorni dal Presidente del Consiglio.
    Quello che si doveva fare: Fare un intervento consistente per aumentare il reddito di chi sta veramente male e purtroppo sono tanti.
    Dare un segnale forte nel ridurre i privilegi delle Caste e dei parassiti dello Stato,mettere in moto un massiccio intervento di opere Pubbliche, quelle utili e non le cattedrali nel deserto come ò stato fatto nel passato.
    Quello che è stato fatto giustamente fra le altre cose, l’abolizione dell’IMU sulla prima casa e la stabilizzazione degli insegnanti.
    Dare il via ad una reale semplificazione delle norme e della burocrazia che soffocano ogni qualsiasi iniziativa personale e aziendale.
    Il Referendum sulla Riforma Costituzionale in queste condizioni non si vincerà.

    Buon Lavoro Segretario e un Caro Saluto.

  7. Caro Segretario, gli italiani attendono dal governo misure concrete che nei fatti riducano il costo della Politica e restituiscano a essa credibilità.
    Nel frattempo votano chi ha fatto di questa opera di moralizzazione della cosa pubblica la propria bandiera, il M5S. E lo fanno a maggior ragione a livello locale in quanto il locale è ciò che li tocca più da vicino.
    È una forma di protesta, checchè ne dica Renzi. E fa il paio con l’astensionismo. Serve qualcosa di immediato, un segnale forte. Altrimenti al referendum vincerà il no e il prossimo presidente del consiglio sarà Di Battista…
    Saluti, Mario.

  8. Il caso di Torino, in particolare, offre a mio avviso lo spunto per una qualche riflessione, e supposizione interpretativa, essendo che il Capoluogo piemontese risultava ben amministrato, stando almeno a quanto capitava di leggere o ascoltare.

    Sul piano delle ipotesi, il risultato ottenuto dai Cinque Stelle può essere in primo luogo ascrivibile alle doti della loro candidata, ossia alla sua capacità di “fare presa” sull’elettorato, e risultare convincente presso lo stesso, oppure dipendere da un programma “amministrativo” che ha saputo meglio interpretare le aspettative di quella comunità, e dunque attirare consensi (aspetti che possono essere semmai emersi con maggior evidenza nel corso delle due settimane precedenti il ballottaggio).

    La prima eventualità confermerebbe la tendenza alla “personalizzazione” della politica, fenomeno in atto non da oggi, il che starebbe a dirci che le fortune dei partiti o movimenti dipendono in larga misura, se non essenzialmente, dalle “qualità” e dal carisma della rispettiva Leadership, e potrebbe altresì suggerire che la classe dirigente delle forze politiche va individuata tenendo presenti le figure che riscuotono fiducia e stima a livello locale.

    La seconda eventualità starebbe a significare che il programma “pentastellato” è stato preferito ad altri, che pure potevano essere buoni, secondo la normale regola del confronto che può portare a conferme ovvero ad avvicendamenti nella guida dei governi municipali, e del resto la possibilità di alternanze fa parte della logica democratica.

    Ma potrebbe esservi anche una lettura più politica degli eventi, che va oltre l’ambito comunale – senza nulla togliere al merito del nuovo primo cittadino – nel senso di intendere quel risultato come il desiderio, nel corpo elettorale, di un “sistema” che sia diverso da quello fin qui impersonato dalle formazioni politiche più tradizionali, e chi la pensa in tal modo può aver intravisto nel movimento Cinque Stelle, e da chi lo rappresenta, l’alternativa che cercava.

    Resta ovviamente da vedere se dette attese saranno o meno soddisfatte, o vi saranno poi motivi di delusione, ma intanto il segnale che arriva non andrebbe a mio parere sottovalutato, non fosse altro che per la sua dimensione.

    Paolo B. 23.06.2016

Lascia un commento