mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Cime abissali”, Russia e Caucaso, contro gli orrori e la burocrazia
Pubblicato il 30-06-2016


Aleksandr Zinov’ev“Cime abissali” è un’opera importante di Aleksandr Zinov’ev, che le edizioni Adelphi hanno deciso di ripubblicare dopo ben 37 anni. Si tratta di un testo di quasi mille pagine dello scrittore russo (scomparso dieci anni fa) che era stato per anni  perseguitato dal regime sovietico . L’autore  era docente  di logica matematica all’Università di Mosca ,ma dopo la  pubblicazione di questo libro,ironicamente intitolato “Cime abissali”,con palese riferimento alla propaganda comunista sul “socialismo trionfante”, è stato prima  espulso dall’insegnamento universitario e successivamente dall’Urss (1978) ,dove venne riammesso solo nel 1990.

Il racconto appare frammentato,disperso,apparentemente senza regole. In realtà ,il  lungo testo è tutt’altro che confuso e riflette la realtà della società sovietica ed è  ricco di calembours , di apparenti contraddizioni e giochi di parole,come indica chiaramente il titolo .

 “Il socismo –scrive l’autore-  ha una sua teoria erronea e una pratica sbagliata ; ma stabilire qui che cos’è teoria e che cos’è pratica risulta impossibile , sia teoricamente che praticamente”. Ci sembra significativo quel che ne ha scritto Giorgio Manganelli : “Sono stato irretito in un mondo d’ombre di disossate e consunte meduse umane,avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate , sapienti , intolleranze , sofferenze”. Un libro,certo , colto , sofferto , ma anche  divertente , al punto da essere definito  un capolavoro di  satira : una satira che  però trasuda lacrime e sangue .

Parliamo sempre di Russia , ma anche del Caucaso , con un esperto della materia : Aldo Ferrari (docente di letteratura armena all’Università Ca’ Fo scari di Venezia) , autore  del libro “Quando il Caucaso incontrò la Russia”( Guerini e Associati).

 L’incontro storico fra i russi e le popolazioni caucasiche fu tutt’altro che pacifico. I russi occuparono militarmente , nel corso dei secoli , i territori del Caucaso. Ma si verificarono anche fasi di integrazioni culturali , come conferma  il fascino esercitato dal Caucaso sulla cultura russa (da Puskin a Tolstoj) . Anche  gli intellettuali di queste regioni riuscirono ad accostarsi alla cultura  europea,attraverso l’intermediazione  russa . Ricordiamo il poeta georgiano Aleksandre C’avc’avadze (1786-1846) , lo scrittore armeno Xat’atur Abovean (1809-1848) , lo scrittore azerbagiano Fat’ali Axundov (11812-1878) , lo storico circasso Sora Nogmov  (1794-1844) , il poeta osseto Kosta Chetagurov (1859-1906 ) . Un libro sicuramente di grande interesse  , dunque , che fa capire la natura e la cultura di tanti popoli ancora oggi “integrati”, con molta sofferenza , dalla Russia e animati da un   risorgente spirito indipendentista.

Passiamo adesso a un romanzo di uno scrittore e drammaturgo tedesco , Ralf Rothmann , vincitore di premi prestigiosi,autore di “Morire in primavera” (Neri Pozza). In questo libro lo scrittore  racconta la storia di due giovani soldati del Terzo Reich costretti ad arruolarsi e a combattere una guerra che detestano . Di quella guerra vengono descritte atrocità , anche  da parte degli ufficiali nazisti nei confronti dei loro soldati  ( venivano tirate,ad esempio, bombe a mano contro i loro stessi militari per costringerli ad andare all’attacco ) . Non è solo un libro pacifista,contro la guerra,ma quello di Rothmann è un’opera sulla follia nazista , mai raccontata da un narratore  tedesco . Un libro che commuove , fa soffrire e suscita indignazione e rabbia contro la barbarie e l’orrore .

Occupiamoci adesso anche di testi  sull’attualità. Scegliamone due. Il primo è di un giornalista di “Panorama”,vittima della burocrazia, Stefano Caviglia .

 Nel libretto (lo definiamo così per le sue dimensioni molto ridotte) ,“Storia di un locale sfitto”, Rubbettino editore , l’autore racconta in ogni dettaglio le vicende allucinanti della burocrazia , con dirigenti e funzionari pubblici , alle prese  con una piccola proprietà immobiliare ricevuta in eredità.

Caviglia si infervora , si arrabbia , si infastidisce per un viaggio che , suo malgrado , compie nei meandri della burocrazia. Si vede che ,nella sua professione, l’autore non si è mai occupato di uffici pubblici , di inefficienza burocratica e di altri mali della P.a . E’ evidente,certo,che  quando il morbo (burocratico) ci colpisce direttamente l’indignazione si trasforma in rabbia , profonda, nestinguibile.

La seconda opera è di Claudio Delicato , un operatore umanitario per l’Onu che da diversi anni scrive sui giornali anche con dei pseudonimi. Nel  romanzo “La guerra di indipendenza di Roma Nord” (Mondadori) l’autore dà sfogo alle sue fantasie immaginando un conflitto tra i quartieri benestanti a nord della Capitale e quelli poveri e sottoproletari del sud . Il racconto si snoda attraverso la narrazione di vicende satiriche surreali di Roma. A volte però , come ben sappiamo , la realtà supera largamente l’immaginazione. E’ proprio quello che abbiamo percepito con piacere leggendo un libro divertente e denso di novità , anche nella scrittura . Siamo convinti , quindi , che l’operatore umanitario si trasformerà presto in “operatore letterario”, cioè in uno scrittore vero. E sappiamo bene che di talenti autentici ne abbiamo proprio bisogno. Auguri.

Aldo Forbice

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