venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cosa c’è dentro il voto
Pubblicato il 07-06-2016


Attendiamo l’esito del ballottaggi per esprimere un giudizio definitivo. Tuttavia alcuni dati sono già chiari. In primis le difficoltà elettorali del Pd renziano. E’ vero che il risultato amministrativo non si trasferisce meccanicamente in quello politico. Ma é altresì indubitabile che un segnale uniforme si legge dai risultati delle grandi città, laddove il voto è più condizionato dall’opinione politica. Paragonando comunali con comunali risulta che il Pd passi dal 26,3 % di Roma del 2011 all’attuale 17,2, con una flessione del 9,1. A Torino il Pd perde meno, passando dal 34,5 al 29,8, meno 4,7. A Napoli un po’ di più, dal 16,6 all’11,6, meno cinque. A Bologna dal 38,3 al 35,4 (con un meno quindici di elettorato), dunque un meno 2,9. Solo a Milano aumenta di poco la sua percentuale, dal 28,6 al 29. Il tracollo imprevisto di Trieste, del quale nessuno parla, vede il Pd praticamente dimezzato e l’avversario di centro-destra in vantaggio di oltre undici punti.

Da cosa dipenda questo nuovo orientamento elettorale lo sapremo meglio dopo i ballottaggi. I quali si annunciano incerti anche a Torino e a Bologna, dove la prevalenza del voto contro è molto presente, mentre a Milano il pareggio al primo turno tra Sala e Parisi appare poco rassicurante. Che i voti del Pd si concentrino in particolare nei centri storici delle grandi città e non nei quartieri popolari, che premiano a Roma la Raggi e a Milano Parisi, la dice lunga sul cambiamento sociale dell’elettorato Pd. E questo non può non rimandare all’azione di governo e anche all’idea dell’uomo solo al comando. Oggi è quanto meno utile a Renzi e al suo esecutivo una virata di indirizzo e di comportamento. Consapevoli come siamo che la vera alternativa a questo governo sia l’avvento del Cinque stelle, scriviamo queste note assai preoccupati. E fiduciosi che la lezione sia servita.

Volgiamo lo sguardo al successo dei Cinque stelle, che non va negato come taluno pensa di fare, dopo aver negato l’esistenza stessa di queste elezioni. A Roma il partito di Grillo aumenta del 22,5%, a Milano del 7%, a Torino del 24,4%, a Bologna del 7,2%, a Napoli dell’8%. Cosa manca per definirlo uno sfondamento? Nè basta esorcizzarlo come voto di semplice protesta. Non è più cosi. I grillini hanno dimostrato di saper schierare una squadra tutt’altro che disprezzabile anche se tutta da provare, che ha saputo tuttavia suscitare speranze nell’elettorato. La prova del fuoco sarà il primo anno di amministrazione romana. Resta invece l’incognita del centro-destra, che è tutt’altro che morto, non solo a Milano e che, se unito, diventa quanto meno un terzo polo tutt’altro che inoffensivo, soprattutto se, come i sondaggi documentano, al secondo turno, comunale o nazionale che sia, i suoi elettori si orienteranno sui Cinque stelle, magari in taluni casi anche ricambiati, mentre la sinistra radicale resta sostanzialmente fuori gioco e lo sarà ancor più alle elezioni politiche a meno che, come è successo a Cagliari (più improbabile è che possa accadere alle politiche) non ritrovi una compatibilità con la sinstra di governo.

Credo che Nencini, Alfano e Zanetti dovrebbero, dopo il 19, recarsi da Renzi e, da un lato, fargli capire che il governo ha bisogno di rettifiche programmatiche e di composizione e, dall’altro, che se non si vuol rischiare il rompete le righe a ottobre è indispensabile un dialogo col fronte del no e soprattutto coi perplessi sul tema dell’Italicum. Utile a Renzi, che forse non ha ancora consapevolezza che questa legge elettorale sia un prelibato piatto servito sul tavolo grillino. Sfidare il mondo sempre in politica è pericoloso e finisce per unire il mondo contro di te. Anche Craxi sfidò più volte i suoi avversari, ma sempre tessendo e mediando, con le forze politiche, economiche, sindacali. E mai sottovalutando le opinioni e le esigenze dei suoi alleati. Nell’azione politica esistono anche la difesa e la mediazione. Renzi ne sarà consapevole? Saprà passare dal Renzi uno, tutto movimento, dinamismo, sfida di stampo calcistico, “due a zero e palla al centro, esultanza sotto la curva sud, pool position guadagnata, una legge elettorale per vincere”, mentre il paese è purtroppo ancora fermo e preoccupato, al Renzi due, che affronta la crisi con la consapevolezza dei drammi sociali tutt’altro che risolti, con la modestia di chi si accinge, senza scomodare Churchill, anche col linguaggio, a tentare di risolvere problemi gravissimi, con riflessione e spirito di colleggialità?

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Commenti all'articolo
  1. Nell’articolo di Riccardo Nencini, dal titolo “Voto con relativa sorpresa”, c’e’ un passaggio che mi sembra fotografare piuttosto bene l’attuale situazione “Sono in campo due differenti idee dell’Italia. Bisogna scegliere”.

    Se le cose stanno effettivamente cosi’, e’ abbastanza normale e anche comprensibile che entrino in campo, financo a prevalere, i radicalismi, ossia le posizioni che tendono ad estremizzarsi, e anche i populismi, vuoi perche’ si tratta di scegliere un modello di societa’, scelta che puo’ dividere non poco, vuoi perche’ di norma si ritiene che di fronte alle eccezionalita’ ed “emergenze” si debba adottare una linea decisionista, la quale lascia per solito poco spazio a risposte di tipo “intermedio”.

    In tale scenario la linea moderata viene messa un po’ all’angolo, a meno che, da parte di chi intende rappresentare quest’area di pensiero, si sappia avanzare proposte di mediazione che siano comunque viste come percorribili e pure “risolutive”.

    In buona sostanza, tra gli estremi, ossia, per fare un qualche esempio tra i tanti, fra accoglienza e respingimenti, tassa patrimoniale e aliquota fiscale unica, libero mercato e protezionismo, per dire appunto di alcuni temi oggi molto caldi e sentiti, in mezzo a numerosi altri, chi ritiene possibile una via di mezzo deve a mio avviso indicarla con molta precisione, se vogliamo nei dettagli, evidenziandone altresi’ la fattibilita’, nel senso che non bastano piu’ le affermazioni di principio (e a me non sembra invece di vedere oggi indicazioni del genere, avanzate giustappunto dalle formazioni moderate).

    Ho inoltre l’impressione che questa “logica”, ovvero l’attrazione esercitata dalle posizioni piu’ decisioniste a livello nazionale, rispetto a quelle piu’ gradualiste, influisca anche sul voto amministrativo, andando cosi’ ad “oscurare” in qualche misura le problematiche locali, rispetto a quelle di rilievo generale che danno oggigiorno piu’ alta preoccupazione, salvo ovviamente le normali eccezioni e salvo forse le realta’ piu’ piccole dove esiste per solito una conoscenza molto piu’ diretta dei candidati, il che puo’ indurre maggiormente a non far mancare la propria fiducia.

    Paolo B. 07.06.2016

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